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sabato 27 dicembre 2014

Galina Ustvolskaya


Piuttosto defilata rispetto alla crema dei compositori russi post anni cinquanta, Galina Ustvolskaya fissò uno standard ben preciso scevro da molti insegnamenti illustri ricevuti. Pupilla di Shostakovich, Galina possedeva il fervore spirituale delle composizioni del suo maestro, ma la sua escatologica insistenza sulla scrittura camerale si fece subito notare per la sua originalità: nei duetti tra piano e violino o nelle sonate al piano si stava costruendo un carattere trasversale, pienamente centrato sul concetto di solitudine descrittiva trasferito in musica: le prime sonate al piano (le prime quattro specialmente composte dal '47 al '57) mostravano quella composizione a "scalata", dove i giardini dell'ignoto di Morton Feldman si sposavano con una struttura pianistica in salita, un misterioso patchwork che non ha mai risoluzione, con il piano che segue metaforicamente un percorso fatto di apparenti scale dirette verso una meta. Con la quinta e sesta sonata ebbe la felice intuizione di cadenzare i suoi passi con un uso frequente di clusters e molti la conoscono invero (e l'hanno apprezzata nell'ambito del vasto panorama contemporaneo) proprio per questa sua qualità sopravvenuta; d'altronde la compositrice russa ne trasferì le proprietà anche nella sinfonia (il piano reggeva i clusters della seconda e della quarta, trombone e tuba svolgeranno lo stesso compito nella quinta). Con tale sistema le ambientazioni già oscure ed atonali, severamente votate al vuoto mistico della preghiera, fanno quasi da anticamera ad un plotone di esecuzione: l'idea ambigua di utilizzare una voce religiosa recitante inserendola nella composizione, proietta compiutamente il pensiero verso un rituale o cerimoniale pubblico in cui ci si incammina verso un'entità in cerca di un metro di giudizio. Nella Ustvolskaya era più forte il desiderio di esprimere il "prima" di uno stato d'animo che un possibile "dopo", di cui ignorava le caratteristiche. 
Il cambiamento ottenuto con clusters e aggravamento dei ritmi inespressivi che caratterizzò la seconda fase della sua carriera può essere anche considerato un punto limite in cui separare i gusti degli ascoltatori: invero alcuni preferiscono la prima Galina, quella della sonata per violino e piano o del trio per clarinetto, violino e piano, composizioni che sono tra i pezzi di repertorio che stanno lentamente acquistando quota negli ultimi dieci/quindici anni dopo che il direttore d'orchestra Reinbert de Leeuw aprì alla russa le porte della risonanza internazionale: in queste composizioni si può scorgere quel debito formativo geografico che ha permeato l'avanguardia russa del secondo novecento: non solo Shostakovich (di cui ancora oggi si discute se per certi aspetti non sia stata Galina ad influenzare il grande russo), ma anche Gubaidulina, Schnittke o un Kancheli, cioè compositori che hanno cercato una rivelazione in Dio attraverso la penitenza terrena.


Discografia consigliata:

I tre volumi della hat Art:
-Galina Ustvolskaya 1, De Leeuw/Beths/Deboer (con il trio per violino, clarinetto e piano/il duetto violino e piano/la sonata n.5)
-Galina Ustvolskaya 2, Rohan de Saram, Le Clair, Renggli (con 12 Preludes, Grand duet, Composition 1)
-Galina Ustvolskaya 3, Schroeder (con le sei piano sonata)
+
-Symphonies 2,3,4&5, Malov,Liss, St.Petersburg Soloists. Megadisc

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