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sabato 8 novembre 2014

Ultime pubblicazioni della serie romantica della Hyperion


La storiografia musicale classica del Brasile tende sempre ad evidenziare il periodo moderno in cui fu possibile integrare la musica dell'Occidente e i fattori tradizionali, con il culmine raggiunto da Heitor Villa Lobos. Al contrario il periodo romantico, forse anche per motivi di scarsità di repertorio disponibile, non viene quasi mai menzionato: la Hyperion R., nel presentare un pezzo di romanticismo condotto in Brasile in quegli anni, dedica il 64esimo volume a due concerti prodotti in quel luogo. Si tratta di un piano concerto di Henrique Oswald (1852-1931) che risale al 1886 e del secondo piano concerto del portoghese Alfredo Napoleao (1852-1917), concerto senza data specifica ma che dovrebbe risalire alla stessa data di quello di Oswald, entrambi suonati da Artur Pizzaro con l'orchestra nazionale del Galles diretta da Martyn Brabbins. Se il concerto di Napoleao non si spinge oltre i normali canoni già ampiamente riconosciuti in Chopin e certa classicità francese (a differenza di quanto riportato nelle note da Nancy Lee Harper non si intravedono invece particolari riferimenti alla saudade), il concerto di Oswald ha un suo fascino: pesca in maniera evidente nelle scenografie degli impressionisti francesi, ma non è un clone, è strutturato benissimo, e a differenza di tanti concerti per piano, l'orchestra fa sentire il suo peso specifico per tutta la durata della composizione (i tre movimenti ordinari). Inutile ripetere che qui si ripresentano temi melodici ed armonici non inficiati dai tempi, che riscuotono quell'inevitabile attrazione che ha accompagnato la materia del piano concerto romantico. Senza dubbio una valida riscoperta.

Dal lato del concerto per violino, invece, viene compilato il 17esimo volume in onore di Max Bruch (1838-1920), che include il terzo concerto per violino e le Scottish fantasy (opera assimilabile al concerto violinistico). Probabilmente i primi due concerti saranno oggetto di una prossima stampa, dal momento che similarmente a quanto successo con alcuni autori della serie dei concerti per piano, la produzione complessiva viene suddivisa in due registrazioni. Come è risaputo, specie il primo concerto di Bruch è uno di quelli più famosi e battuti della storia, perciò probabilmente la scelta è ricaduta sull'alquanto ignoto terzo concerto (che fu finito nel 1891), che presenta un senso più ottimistico rispetto ai suoi predecessori: comunque, così come in tutta la composizione concertistica di Bruch, è necessario riempire bene il respiro melodico/nostalgico che permea le partiture del violino con la forza combattiva/sinfonica dell'orchestra. In tal senso la versione che unisce il violinista Jack Liebeck alla BBC Scottish Symphony Orchestra mi sembra molto valida. Questi concerti hanno il pregio di evidenziare alcune forme classiche imponenti che poi saranno a disposizione del mondo dei compositori del domani: in alcuni passaggi orchestrali di Bruch, ad esempio, si scorgono le meravigliose e dolorose aperture del Shostakovich neoclassico.
Quanto alle Scottish Fantasy, Bruch all'epoca era uno dei pochi ad interessarsi ai temi melodici scozzesi, sebbene non avesse mai visitato la Scozia, ma non si degnò di chiamarlo mai un concerto a motivo della sua forma libera. Sebbene questi connubi tra musica classica e melodie popolari fossero realmente in una sorta di collaudo embrionale (poiché l'istinto romantico aveva spesso una prevalenza), le Scottish Fantasy presentano molti momenti di chiara sottomissione etnica, che lo collocano tra le prove ibride similari della classica scozzese.

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