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domenica 9 novembre 2014

Qualche considerazione sulla tenuta della world music


Una delle domande più scottanti che compositori e musicisti impegnati si fanno è quella riguardo la tenuta delle tradizioni popolari: quanto ancora dureranno i tentativi di rinverdirle, quanto interesse possono ancora dare all'ascoltatore di musica? Esistono altre possibilità?
Non sono domande puerili o inutili perché coinvolgono un ampio spettro di considerazioni che vanno aldilà della musica; investono certamente il rapporto tra le citazioni e le innovazioni, ma riguardano anche la politica ed il suo modo di condurla.  Ci sono sicuramente in atto pressioni nel considerare la musica un nuovo punto di "sterminio" culturale indiretto e molti paventano l'idea di un totale annullamento del folklore e delle tradizioni in un mondo retto dalla scusa della diversità culturale e dalla globalizzazione dei comportamenti. Creare uno standard però in maniera immediata non è cosa così tanto facile e soprattutto è un evento che va analizzato caso per caso: ad esempio l'avvento della musica contemporanea ha costituito in generale un fattore negativo per la world music; la stragrande maggioranza dei compositori, impegnata com'era sulla moltiplicazione dei timbri, era freddissima sulla capacità semantica della musica delle etnie. In men che non si dica, l'ottica futuristica ha dimenticato completamente che alla fine la musica è anche l'espressione dell'uomo e dei popoli. Tuttavia forti eccezioni a questo principio (tipicamente occidentale) sono venute da musicisti o compositori espatriati dalle pastoie "politico-culturali" di paesi sottomessi a regimi di qualsiasi tipo: l'esempio di molti compositori/musicisti della Cina o di alcuni paesi dell'ex Unione Sovietica dimostrava che era possibile integrare anche nella odiata musica contemporanea elementi di etnicità con un significato specifico.
Poi andrebbero analizzate le fonti recenti del processo di integrazione: il massimo splendore della world music è stato anche conseguenza dell'avvento del post-moderno e della musica elettronica. Se con il primo è stato possibile per tutti creare connubi basati sull'incontro diretto e fisico di culture e tradizioni diverse (non sempre con operazioni di arricchimento culturale), con la seconda si è istituito una sorta di processo di laboratorio dell'etnicità. Oggi è possibile ricostruire un qualsiasi nuovo sound ponendolo come frutto della rielaborazione di elementi ricostruiti dall'informatica musicale: in sostanza è possibile mettere assieme canti popolari tibetani e un tramonto norvegese. Il padre di questa nuova interposizione ideologica della world music sostenuta dall'elettronica leggera, il trombettista Jon Hassell, ha dimostrato di poter costruire nuove dimensioni soltanto con l'immaginazione e i suoni disponibili, ma il substrato della sua musica non può non fare a meno di prescindere dalle modificazioni culturali indotte dai flussi migratori dei vari paesi. Molti musicisti addentrati in questo tipo di caratterizzazioni sono convinti che tutte le culture o tradizioni sono convergenti in un'unica che raccoglie elementi "storici" comuni: in pratica si possono scoprire punti di contatto universali. In un periodo di consolidamento musicale come quello che stiamo vivendo oggi, pensare ad un unico "timbro" è cosa difficile e direi persino irrisolvibile, tuttavia il problema è come porsi di fronte all'argomento; le tradizioni sono luoghi comuni che devono essere tramandate?, un "flusso" non modificabile da preservare per i posteri?, oppure possono essere aggiornate tenendo conto di fattori "illusori" che non hanno un riscontro nella pratica quotidiana dei popoli? Questo è un interrogativo di non poco conto, visto che sulla conservazione delle tradizioni e del folklore oggi si esprimono una serie di organizzazioni e manifestazioni culturali, ma è una domanda che sinceramente sottolinea come dalle scorie di un problema che verte sulla purezza e l'oggettività delle espressioni, si potrebbe dar vita a nuove ipotesi di rilancio musicale slegate dall'ordinarietà e dal retaggio di tipo "turistico" che spesso viene attribuito alla valenza popolare.

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