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sabato 22 novembre 2014

Peter Kowald solo


Non è certo un'eresia affermare che nella libera improvvisazione, uno dei modi migliori per apprezzare un musicista sono le sue prove in solitudine. In questa dimensione è possibile verificare le innovazioni che provengono dalla conoscenza quasi viscerale dello strumento suonato, nonché è il banco di prova per stabilire stile, caratterizzazioni e coraggio interpretativo. 
Nell'àmbito del contrabbasso Peter Kowald, scomparso nel 2002, pur avendo nella sua lunga carriera registrato solo 4 albums in solo, ha insegnato più lui con quelle prove che tanti contrabbassisti prepotentemente emersi come innovativi allo strumento: Kowald, dopo essersi segnalato nel calderone eccelso del Globe Unity Orchestra e nelle formazioni di Brotzmann e Wadada Leo Smith, divorò letteralmente lo strumento, andandone a cercare tutte le possibilità in qualsiasi parte: dalle tecniche utilizzate con l'arco ai patterns di risonanza, dagli armonici ai multifonici, dalle scordature real time fino a ricomprendere una specie di "bisbiglio" nell'orecchio del contrabbasso ottenuto attraverso il canto throat che accompagnava le sue esibizioni. Se nella musica contemporanea Berio ha creato il mondo dei suoni non convenzionali, l'equivalente nella libera improvvisazione è stato Kowald, che per analogia nel 1995 registrò in studio un lungo album di 72 minuti, Was da ist, costellato da tanti pezzi ognuno dei quali si incentrava su un aspetto della tecnica e del suo ricavato sonoro. 
La pubblicazione della recente raccolta "Discography" per la Jazzwerkstatt, presenta nei suoi 4 cds un ottimo schema riepilogativo dello stile del tedesco, poiché sono multipli i connotati di interesse per la raccolta: da una parte accoglie le ristampe di due albums introvabili di Kowald, ossia "Human Aspect" del 1990 su Om con Floridis, Chancey e Moholo e Aphorisms del 1997 per la Pei con Floridis e Gunther Baby Sommer; i due albums "greci" sono poi accompagnati da un paio di selezioni da Grandmothers Teaching del 1988 (l'esperienza profusa con i sudafricani Dyani, McGregor e Beckett) e da un'esibizione inedita live ad Atene al Theatre Kava nel 1989. Il pezzo scelto invece per rappresentarlo in veste solistica è una registrazione fatta nel 1981 al Jazzwerkstatt Peitz nel settembre del 1981, quindi sicuramente precedente al suo primo solo ufficiale per la FMP, "Open Secrets" del 1988. L'ultimo solo assemblato in studio di Kowald fu invece Bass solo, pubblicato dall'italiana Qbico nel 2009 con registrazioni effettuate all'Università del Michigan nel 2000.
L'esperienza Kowald ha un idioma tutto speciale: la particolarità sta nello sviluppo delle trame, che godono nella loro totalità di un benefico effetto ipnotico: ancora oggi queste "sinfonie" moderne del contrabbasso affascinano non solo perché si offrono all'ascolto con molta semplicità (a discapito di un'aggressione e maltrattamento funzionale), ma anche perché prospettano una diversità sostanziale, una ricerca che è tesa alla creazione di apparati del suono multi-etnici, frutto di gesti, comportamenti, passioni per la globalità delle situazioni musicali; un risultato sfruttabile per tutti i contrabbassisti, che supera le tematiche trascendentali o materiche che animarono i contrabbassisti pionieri negli anni sessanta e settanta (vedi le produzioni di William Parker da una parte e quelle di Barry Guy dall'altra).

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