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sabato 8 novembre 2014

Il nuovo costruttivismo della musica contemporanea russa


Stimolato da un interessante post fornito dal compositore Raffaele Grimaldi sul blog nu/thing, stavolta faccio qualche considerazione sulla nuova generazione di compositori che sta venendo fuori in Russia. La nuova musica della scuola russa si sta rivelando in proporzioni specifiche, sebbene il modello creativo più vicino sembra quello del costruttivismo russo degli anni venti, anni in cui le arti in Russia presero una direzione utilitaristica, fondata sulla valenza sociale dei comportamenti. In quegli anni di rivoluzioni (silenziose e non) che il mondo stava affrontando, in Russia si segnalò, a livello artistico, un movimento che privilegiava il trapasso completo dalla società borghese a quella proletaria: in funzione del crescente interesse verso lo sviluppo industriale (che indicava benessere per tutti, anche per i ceti inferiori) la società russa creò un proprio modello distintivo, che prometteva grandi cose e si basava sull'oggettività dell'arte stessa: con un elevato grado di casualità, il costruttivismo tendeva a sistemarsi sull'onda della creazione effettiva, quella possibile e migliore dato lo stato della tecnica, senza interrogarsi troppo sull'interpretazione dei dati. Ne venne fuori un'arte quasi casuale, usando parole che riguardano il campo musicale e nel miglior senso possibile oserei dire anche "improvvisata", che alla fine raggiungeva risultati particolari, ben ascrivibili ad un ripensamento dei rapporti, sfruttando l'area delle creazioni che imperversava nel mondo. A livello musicale, una correlazione con il movimento costruttivista, fu evidenziata dai quei compositori della cosiddetta avanguardia musicale russa (e per una sintetica trattazione potete consultare un mio vecchio articolo, qui), che più interpretavano lo spirito politico della musica.
Il nuovo costruttivismo sembra partire da identiche basi, trasposte nella società attuale. Non è un fattore casuale la circostanza che, dopo la sbornia dell'occidentalizzazione della Russia seguita alla caduta del muro di Berlino, sia cominciato da tempo a serpeggiare un malumore sul tipo di società impostato. Le nuove generazioni di compositori (nate tra i settanta e gli ottanta) hanno intercettato questo segnale negativo, plasmandolo sulle "conquiste" della tecnologia (il surrogato dello sviluppo industriale degli anni venti): mentre il costruttivismo degli anni venti guardava con riverenza allo sviluppo della società, quello odierno lo inquadra come una "catastrofe". In particolare, l'idea è quella che la tecnologia sta, non solo modificando le abitudini dell'uomo, ma addirittura si sta pericolosamente sostituendo ad egli. Dal punto di vista musicale, questa considerazione viene tradotta in musica con una nuova forma di "oggettività", ossia tesa a scegliere i materiali compositivi secondo l'uso più appropriato e prescindendo dal rigore delle forme musicali conosciute. Ne viene fuori una particolare direzionalità della contemporaneità, dove lo slancio espressivo si concentra su suoni, rumori od atteggiamenti senza speranza di miglioramento ed ampiamente mineralizzati. Grimaldi, sagacemente, individua in Dmitri Kourliandski, il principale artefice di queste soluzioni musicali, incentrando la sua attenzione sulla composizione "The riot of Spring", che si basa sulla traslazione del sentiment della composizione dai musicisti agli spettatori, invero richiamando anche qualcosa che sostanzia l'happening. Kourliandski è la punta di diamante di una scuola che rinnova un certo spirito politico: elevando a dignità piena il settore dell'improvvisazione jazzistica ed integrandolo nella composizione contemporanea, si sono create le premesse per una speciale visuale delle teorie di Lachenmann o Sciarrino; probabilmente si vuole approfondire la parte "oscura" delle modalità sonore del tedesco o dell'italiano, e la mancanza di "speranza" è pericolosamente il fattore principale del nuovo costruttivismo russo. Per farsi una buona idea sull'argomento, può essere utile fare ricorso agli ascolti gratuiti (soundcloud) offerti dall'etichetta discografica FancyMusic, in cui potete trovare un'ottima selezione di compositori con le caratteristiche succitate: la pluri-premiata Anna Korsun inventa il "Dream of whale", un sogno creato con ottoni e strumenti a corda sui registri bassi, che è un segnale nettissimo di rappresentazione del disfacimento, così come il drone naturale e prolungato dell'orchestra di "The Finale" di Sergey Khismatov, proietta un'apocalittica fine dell'umanità in cui gli uomini si sono bevuti il cervello. 

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