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sabato 25 ottobre 2014

Mark Andre e gli sviluppi sul piano

In questi anni che la ricerca sugli armonici sembra susciti un profondo processo di riflessione nella composizione, sembra che tra i più bravi ed avanzati compositori il discorso si sposti su un tradizionale approccio da rubare ai suoni. In definitiva il computer è importante e segnala situazioni, ma un suono preparato può riservare sorprese di pari dignità di un algoritmo, magari trasmettendo quasi naturalmente sensazioni emotive. 
Tale prospettiva è applicabile alla carriera del compositore Mark Andre (1964), francese di nascita, ma che vive in Germania da tempo: i suoi maestri, Gerard Grisey e Helmut Lachenmann, hanno sicuramente creato le premesse per il suo pensiero musicale, ma Andre è sempre andato alla ricerca di uno proprio stile, certo in un campo difficile ed elitario, ma lo ha costruito in modo molto moderno e personale. Quello che caratterizza il mondo di Andre è la consapevolezza che ogni strumento ha una voce nascosta a cui è possibile accedere attraverso determinate procedure e tecniche, un'evoluzione da condividere con la sua fisicità. Il suo primo disco di piano solo pubblicato per la Wergo è un compendio di quello che sta facendo Andre, ossia operare sulle dinamiche degli strumenti* in modo da evidenziare non solo uno spazio armonico, ma anche un percorso basato su una particolare e specifica preparazione del suono, che possa costruire persino una trama immaginativa. Questo impegna il pianista ad una certosina perizia che non può non prescindere da una perfetta aderenza alla partitura, perchè solo spingendo sui tasti o sulle corde interne in una specifica modalità si possono ottenere gli effetti voluti: da qui si apre il mondo dell'armonico e dell'inarmonico e la possibilità di costruirne una sua configurazione a tema. 
La composizione di Andre non è, quindi, né succube della ricerca spasmodica di consonanze fatta da Grisey, nè tanto meno corroborata dagli influssi mineralizzati di Lachenmann; ha, invece, una sua "melodicità", una fioritura di aperture di varia intensità armonica, dettate dalla volontà di attribuire ad una combinazione di suoni un preciso significato che va oltre il fatto meramente sonoro. Naturalmente, Andre non ha abbandonato d'altronde la possibilità di realizzare affreschi sonori tramite algoritmi (e di questi esempi su Piano Music se ne possono ugualmente trovare), ma tale evenienza viene considerata funzionale allo scopo ultimo, che è quello di creare panorami sonori unici, alternativi alle modalità d'approccio tradizionale del pensiero musicale: utilizzare il pianoforte in maniera estensiva pensando, mentre si compone, alla struttura del piano stesso, ha come scopo la dimostrazione che è possibile "colorare" le strutture, articolarle senza una gerarchia della sintassi (mettendo quindi assieme pezzi di armonia decostruiti, clusters e il suono di una corda interna al piano tirata in un certo modo). Qualcuno obietterà che non sono principi nuovi, ma nessuno potrà obiettare di come essi siano approfondimenti di principi, trattati in stadi di super avanzamento.
Nelle note interne curate da Martina Seeber, l'autrice riporta all'attenzione la considerazione di Andre che vede in Beethoven il primo embrionale "colorista" del pianoforte, aperto inconfutabilmente all'uso del timbro e di registri diversi (l'incipit iniziale della quinta non è forse una dimostrazione?), una circostanza segnalata in particolare attraverso lo Scherzo della Hammerklavier sonata op. 106, dove note ed accordi restituiscono molta della composizione costruita intorno a quell'apparente contrasto tra registri e armonici. Per questo genere di sensazioni si parla di stati di "incertezza", ma l'ascolto rivela qualcosa di molto più ampio, forse un mondo sommerso di proiezioni incrociate a cui il francese ha avuto il dono di accedere.


Nota:
*pur essendo il piano il suo strumento inseparabile, altri validi ascolti non particolarmente focalizzati sul pianoforte possono essere i brani registrati su una raccolta Kairos del 2008 (Durch/...zu.../..in/...als..II) e una siderale composizione dedicata al teatro musicale e all'apocalisse, "...22,13...." che si può trovare su Neos del 2012, dove Andre può giovarsi dell'apporto tecnologico degli studi di Friburgo.

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