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domenica 12 ottobre 2014

L'arte scultorea dei suoni


Il concetto di originalità nelle arti (e di riflesso quindi anche nella musica) oggi deve fare i conti con la storia. Non sono pochi coloro che si interrogano sulla sua validità per il futuro, specie oggi che l'entrata in pianta stabile nelle nostre vite del computer, sta producendo una standardizzazione dei suoni: per quantità e qualità di suoni creati riesce difficile cogliere differenze non ascrivibili a personaggi del passato. Se poi ci addentriamo ancor di più nel suo significato, dovremmo risaltare la considerazione che niente è originale, perché nelle arti nulla si crea, ma tutto si intuisce e si modifica. L'idea geniale od originale non è altro che un'intuizione mai pensata prima. 
Tuttavia è l'esperienza che viene in soccorso di questo pantano a prima vista non districabile: qualsiasi idea, qualsiasi oggetto sonoro frutto anche di un'intensa attività di sperimentazione, deve tramutarsi in una forma oggettiva e delimitata, che deve avere il requisito della riconoscibilità; non importa se essa è istantanea (cioè si riconosce dopo poche note) o è differibile (è necessaria una ricostituzione mentale completa delle trame sonore rilasciate). 
Sulla scorta di questo principio potrebbe essere dunque molto più complesso risalire ad un vero profilo di originalità. L'avvento della musica concreta e della musica contemporanea ha esacerbato la risultanza di questo profilo: molti dei più famosi compositori che si sono avventurati nell'immacolato campo delle corrispondenze tra timbriche dei suoni naturali, nella loro ricomposizione in forma elettronica per riprodurre e modificare la sorgente o nella predisposizione di essi in una forma spaziale, hanno gettato i semi per una futuristica reinterpretazione della musica, vicino a quella che viene chiamata arte scultorea dei suoni, nonostante questo concetto non sia affatto applicabile al mondo dei suoni per via delle sue caratteristiche fisiche. La grande scommessa di Schaefer, di Cage o Stockhausen era proprio quella di creare una sorta di rilievo delle situazioni sonore, attraverso specifiche e rigorose tecniche di manipolazione degli strumenti a disposizione. Il fatto di aver "amplificato" determinati rumori determinati da oggetti, strumenti musicali o di suoni rinvenibili dalla vita quotidiana, aveva il compito di liberare la nostra razionalità da oscuri preconcetti. Ma soprattutto uno ne venne ripensato profondamente, ossia quello di considerare la musica come variante mobile nello spazio, non legata solo ad una mera scansione di suoni nel tempo.
Schaeffer introdusse ufficialmente il principio del materiale sonoro da scomporre: il suono poteva essere ricreato partendo dai materiali, come uno scultore che li assemblea per arrivare al prodotto finito; gli avanguardisti della prima elettronica americana si concentrarono sulle proprietà fisiche degli agenti atmosferici e degli oggetti privi di un suono ufficializzato; Cage dedicò specificatamente un capitolo della sua composizione alle sculture musicali, apparati sonori presi filosoficamente in prestito da una considerazione del pittore/scultore Duchamp, che immaginava un sistema di suoni eterno e recondito; Duchamp aveva creato i Rotoreliefs, ossia produceva disegni riprodotti su dischi ottici rotanti che lo stesso Cage inserì nel suo lavoro; così come Stockhausen si preoccupò, nella parte della sua carriera di compositore con l'elettronica, di mettere in evidenza la meravigliosa esperienza ritratta in quel nuovo mondo di suoni tratto dalla manipolazione e dall'amplificazione: in Kontakte l'intenzione è di ricreare addirittura una spazialità di rumori in movimento, facendoli sembrare parte di un'esperienza dinamica; in Mikrophonie dona una nuova e terrificante voce ad un grande spettro percussivo, un fattore di ricerca e di esaltazione dei suoni difficilmente gestibili senza l'apporto della tecnologia; ancora, nel suo ultimo pezzo per elettronica, il Cosmic Pulse, fissa un'inarrivabile modello di ricerca e gestione di sculture sonore, in un momento in cui l'elettronica, dopo aver subìto l'ingrata ritirata dell'interesse del pubblico, faceva passi da gigante in campi affini con la materia dei campionamenti (si pensi alla techno o in generale alla dance music che spingevano però per un uso più semplificato). 
Della materia scultorea in musica è da tempo che si cercano punti di integrazione e soprattutto punti di sviluppo; la ricerca effettuata nelle apposite sedi accademiche è da tempo affiancata da quella dei musicisti indipendenti che influenzano l'attività di studio. Molti artisti interessanti sono apparsi sulla scena internazionale (se fate una semplice ricerca su questo sito, di molti di loro troverete parecchie informazioni (Steve Roden, Tim Hecker, Pan Sonic, etc.), ma tra le molte etichette discografiche vicine al concetto scultoreo, va segnalata la Editions Mego fondata nel 2006 da Peter Rehberg, che ha sviluppato in maniera piuttosto evidente un gusto artistico vicino a quello del grande compositore tedesco. Oltre ad aver accolto molti dei lavori di alcuni tra i protagonisti della scena elettronica recente, la Editions Mego ha ormai assunto il ruolo di etichetta segnalatrice di tendenza, sebbene negli ultimi anni non sembra che ve ne siano alcune che abbiano accelerato il passo. Ma quello che preme sottolineare è la ricercatezza di alcuni lavori (tra i più recenti vi consiglio caldamente di ascoltare quelli di Kassel Jaeger (anche assieme al nostro Ielasi), del gruppo Angel (Vaisanen-Dresselhaus-Guonadottir-Capece) e di Brett Naucke. Oggi lo sforzo compositivo di questi musicisti nati dal basso della piramide accademica, può essere considerato di eguale livello a quello compiuto nelle scuole apposite, dai centri di ricerca francesi alle sedi sperimentali tedesche. 


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