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mercoledì 15 ottobre 2014

Haltli e il fascino di Vigeland


"...il senso dello spazio è alla base della musica. Non intendo lo spazio reale, ma lo spazio mentale. Prima ancora che dettare le regole dell'organizzazione compositiva, lo spazio organizza la percezione musicale....." 
da Sciarrino, Le figure della musica. Da Beethoven a oggi, Ricordi

"....dedicandomi alla composizione ho voluto portare il fenomeno della percezione sensoriale fino ai limiti estremi e contraddittori. Di questi uno è la percezione dell’impercepibile in sé, nel punto dove suono e silenzio si confondono. Ho creduto che con la musica potessimo giungere a una rivelazione del naturale fuori da residui sentimentali, di essere cioè introdotti a una vera ecologia dell'ascolto...."
da Sciarrino, Carte da suono, Alle nuvole di pietra, Cidim/Novecento

Le due frasi di Sciarrino portano invero molto lontano: l'adattabilità a situazioni musicali non convenzionali è la chiave di volta per nuove interpretazioni della musica del futuro in cui stravolgere tutti gli attuali canoni di valutazione e d'ascolto. Quanto allo spazio muisicale sembra che il fisarmonicista Frode Haltli, colpito dalle opere del pittore/scultore Emanuel Vigeland, ne abbia fatto tesoro; la tomba Emmanuelle dell'artista ad Oslo ha acquisito oggi una forte rivalutazione per la sua lugubre bellezza, e senza dubbio ottiene un fascino particolare nella conservazione dispositiva della pianta, poichè essa non permette a chi la visita di poter impostare un dialogo normale a causa dell'elevato livello acustico del posto. Vigeland si fece seppellire in mezzo ai suoi ricordi più cari e pochissimi hanno avuto la volontà di registrare in quel luogo, proprio per via dell'acustica che con un "ritardo" naturale, inibisce la conversazione e fa tendere al silenzio. 
In "Vagabonde Blue", tre composizioni contemporanee, rispettivamente di Sciarrino, Clementi e Nordheim, sono le candidate per trattare dei due concetti richiamati (spazio e silenzio) e tendono ad essere sviluppati in un ascolto mai fatto prima: nel rispetto semantico del carattere musicale dei tre compositori, Haltli disegna nuove strumentalizzazioni della fisarmonica, già da tempo alla ricerca definitiva di un patrimonio moderno consistente da condividere, ma quel riverbero unico della tomba Emmanuelle è espressione di un accertamento naturale sulla risonanza i cui sviluppi potrebbero essere oggetto di una novella discussione da trasmettere anche ai compositori che hanno scritto i pezzi (nel nostro caso, purtroppo, solo Sciarrino è vivente). 
Vagabonde blue (1998) di Salvatore Sciarrino, fornisce una visione amplificata (naturalmente spettrale!) di una composizione le cui intenzioni sono proprio quelle di indagare negli spazi che si formano tra suoni e silenzi: fatta per lo più utilizzando la corporalità dello strumento e accordi ripetuti e lanciati per occupare le immagini surreali di Sciarrino, la Vagabonde Blue di Haltli sembra aver messo la lente di ingrandimento alle parti meno percepibili all'orecchio, in ciò creando una distanza dalla versione migliore del pezzo mai ascoltata, che fino adesso era quella di Teodoro Anzellotti.
Così come parzialmente diversa è la versione di Flashing (1985) di Nordheim, nata con proposizioni diverse da quelle di Sciarrino, poichè incentrata sulle trame; Haltli, nelle note interne, parla di ricerca della drammaturgia del brano, da scovare nelle fasi di brusco risveglio strumentale, inserite di fianco a quelle ipnotiche previste dalla partitura: ne escono immagini mentali deformate, determinate da grappoli di suoni o note prolungate nella risonanza, che esaltano la nordicità dell'impianto, ossia mistero espresso in forme contemporanee ed eterea nostalgia. 
Completa la sequenza una composizione non molto conosciuta di Aldo Clementi, Ein kleines...(1998), che a mia memoria non era mai stata registrata, sebbene ultimamente fosse molto rappresentata in concertistica. "Ein kleines..." è una immutabile, periodica, ninna nanna ricavata armonicamente dallo strumento che si mimetizza nelle sembianze di un'organo da chiesa, in cui la volontà (come in tutta la seconda parte della carriera dell'italiano) è di mettere in evidenza il contrappunto. Forse qualcuno può obiettare su una possibile debolezza retorica della composizione, non sufficientemente fornita di adeguato e geniale spessore dell'idea compositiva, ma è indubbio che quei diciotto minuti vi cullano candidamente e rendono benessere.

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