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venerdì 22 agosto 2014

Robert Erickson e gli string quartets

Tra i vari pionieri della musica americana del novecento non può mancare il compositore Robert Erickson. Quando Schoenberg e Stravinsky si trasferirono negli Stati Uniti, Erickson aveva già raccolto la sfida dodecafonica in terra californiana; le sue prime composizioni riconosciute in tal senso datano intorno al 1950 e mostrano già una propria configurazione della serie, ma Erickson fu anche uno dei primi a comporre su nastro nell'era di Cage e Stockhausen.
Il problema della popolarità in chiave minore rispetto ad altri compositori statunitensi (non solo Cage, ma anche Babbitt, Crumb, Rochberg ed altri) sta probabilmente nel fatto di aver scelto di puntare molte delle sue energie sull'insegnamento: nelle sue classi si sono formati la Oliveros, Morton Subotnick, Terry Riley, gente che ha ancora oggi ha un vivido ricordo di un professore che spingeva i suoi allievi verso lidi di creatività attuabili attraverso una propria ricerca. Naturalmente, con le conoscenze acquisite, Erickson si permise di passare da un campo all'altro della sperimentazione musicale senza nessuna difficoltà, ma il suo più grande merito è stato quello di creare una riconoscibile e personale esposizione di quello che può chiamarsi composizione costruita su una tessitura dei timbri (in ciò fornendo un ulteriore e moderno contributo pionieristico in un settore che negli anni sessanta era oggetto della ricerca di molti compositori, basti pensare al Threnody di Penderecki o alle tessiture atmosferiche di Ligeti); tutto questo naturalmente una volta accantonato il progetto seriale in molte delle sue forme. Divenne così un acuto sensitivo dei timbri degli strumenti e della dilatazione dei ritmi musicali che gli permise di aprire, nell'immaginario dell'ascolto, finestre tridimensionali dei temi, costruite sulla simbiosi con gli strumenti e facendo ricorso alle nuove tecniche di esecuzione (uso della microtonalità, delle tecniche estese e dell'improvvisazione); un risultato solo a lui ascrivibile, una spaventosa sapienza nel saper comporre strutture, che sintetizzava cento anni di matrici impressionistiche, l'accademizzazione del jazz e lo studio "biologico" delle interazioni con la musica orientale.
Discograficamente molti sforzi sono stati fatti solo dopo la sua morte, ma per fortuna le registrazioni disponibili forniscono un'idea esatta della sua personalità: la New World Records è stata la più fertile con diverse registrazioni prese in un arco temporale piuttosto diversificato, ma completo, con alcuni suoi capolavori (es. le elettroacustiche Pacific Sirens costruite nel 1969 su un nastro manipolato riproducente la profondità dell'onda marina, o il Kryl basato sull'hoquetus tra voce e suoni della tromba), così come la Naxos ha costruito un suo "American Classic" basato sulla sua Recent Impressions.
Continuando sull'onda della rivalutazione, sempre la New World R. pubblica ora in maniera esaustiva tutti i suoi quartetti per archi, eseguiti benissimo dall'ensemble Del Sol Quartet: queste quattro composizioni dedicate, mostrano temporalmente il passaggio di Erickson dall'atonalità schoenbergiana alla sua psicosi ambientale, e quindi dividono il gradimento dei gusti dell'ascoltatore. "Solstice", suo terzo quartetto composto nel 1985, dichiara apertamente tutto il suo interesse per il drone e i raga indiani fuse in una seducente struttura armonica occidentale.

Discografia consigliata:
-Music of Robert Erickson: Kryl, Ricercar, Postcards, Dunbars Delight, etc., Cri
-Pacific Sirens, New World R.
-Auroras, New Wordl R.
-Recent Impressions, Songs, High Flyer, Summer Music, Naxos

-in più vi segnalo questo indispensabile libro da lui scritto "Sound Structure in Music", nato nel 1975 come terzo volume di una serie monografica dell'Università di Berkeley dedicata a tecniche e strumenti.


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