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domenica 24 agosto 2014

Potage du jour: Go South!






"Go south!" draws the potential of Franziska Baumann's voice, without distinctions, following a path entirely fortuitous: piano and sax (Christoph Baumann and Jurg Solothurnmann) provide an excellent and fantasious coverage of free jazz, useful for Franziska's interactions  (she is able to replicate in all ways); Franziska captures the attention with simulations or onomatopoeic sounds, or she growls and howls with a chilling emphasis. We listen to the whisper of spirits, the operatic drama, the replica of the passage of a train, the mystery and intrigue of a wicked witch in a part that is lived in first person.

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E' utile rimarcare il fatto che il jazz nella sua componente più colta ed avanzata abbia influenzato anche la composizione contemporanea, rendendola più accattivante: un esempio lampante di questa affermazione sta in questa registrazione del trio svizzero, i Potage du jour, formato dalla cantante Franziska Baumann, il pianista Christoph Baumann e il sassofonista Jurg Solothurnmann, che incidono una seconda volta per Leo dopo 9 anni. Sebbene i tre sviluppino un progetto di gruppo, non si può fare a meno di vedere Franziska come l'elemento dominante di esso: Christoph Baumann è un professore del jazz che ha già avuto modo di evidenziarsi con molta dignità professionale in uno stile ruminante che rimanda alle escursioni pianistiche di Cecil Taylor, mentre Solothurnmann ha una carriera di musicista, giornalista e fiancheggiatore del jazz svizzero; non per caso è un fondatore della Unit R., che vanta diversi ottimi numeri in casa propria. Propositore nel passato di un jazz universale (nel caso specifico idiomatizzato con radici folkloristiche svizzere nel gruppo Alpine Jazz Herd), ultimamente ha suscitato interesse per le sue strette collaborazioni con Evan Parker nel gruppo September Winds, nato per dare vita ad un'improvvisazione rubata agli ambienti di un vecchio serbatoio di acqua in disuso. 
Franziska Baumann, però, attira l'attenzione dell'ascolto: in lei non si avverte solo il passo di una cantante matura, che oramai passa con facilità sulle scoperte vocali dell'avanguardia, c'è la volontà di creare un proprio linguaggio anche attraverso il ricorso all'elettronica: nello STEIM di Amsterdam, grazie all'abilità di alcuni tecnici informatici, la Baumann ha creato un sensore a braccio interattivo con un computer, che le permette di manipolare gli effetti della sua voce in tempo reale tramite il movimento dell'articolazione del braccio (vedi qui un'esibizione del Potage du Jour con questa particolarità).
"Go south!", quindi, attinge indistintamente alle potenzialità della voce, seguendo un percorso totalmente casuale che si materializza nella perfomance: la componente libera del jazz costruisce un rivestimento in stile artistico per le evoluzioni canore della Baumann, che è in grado di replicare nella sua fantasia qualsiasi cosa: da momenti tesi a catturare scansioni onomatopeiche o simulazioni ad altri che ringhiano o agghiacciano per la loro enfasi. Ci passano il bisbiglio degli spiriti, la drammaticità operatica, la replica del passaggio di un treno, il mistero e l'intrigo di una strega cattiva vissuto in prima persona.
Il connubio composizione-improvvisazione viene in qualche modo acclarato anche nelle due composizioni di Pierre-Henri Wicomb offerte all'interpretazione dei tre musicisti, in cui le belle strutture frammentate sono composte proprio in funzione delle caratteristiche del trio, esaltando le qualità teatrali implicitamente contenute nell'impianto stilistico della loro espressione.

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