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sabato 16 agosto 2014

Ming Tsao e la patologia della sintassi

Nelle teorie compositive negli ultimi anni si fa sempre più strada quella che, attraverso equazioni matematiche, mira a determinare nuovi intervalli musicali che possano soddisfare un'esigenza avvertibile della teoria musicale nella parte in cui essa tende a creare un unico metro di valutazione per l'ascolto della musica a prescindere dal tipo di impianto precostituito (tonale, atonale, o altro). La GIS (Generalized Interval systems) è un percorso che, partendo da determinate assonanze tra diverse note, individua secondariamente degli intervalli su cui trasporre quelle relazioni: in sostanza l'importanza della notazione tout court viene sostituita dalla movimentazione; invece di concentrarsi sulle note e sui timbri ci si concentra sul modo con cui essi vengono creati. Conseguentemente il percorso relazionale potrebbe aprirsi ad uno spazio cartesiano in cui elaborare tali movimentazioni (si potrebbe parlare anche di gesti musicali) e lo studio approfondito di essi faciliterebbe non solo una valutazione tecnica del brano, ma soprattutto permetterebbe di ampliare le modalità di intervento sulla scrittura riconoscendone forme particolari e caratterizzazioni. La critica a questo sistema è che difficilmente l'ascoltatore di musica percepisce un brano nel suo sviluppo intervallico, mentre gli è più facile seguire le sue trasformazioni. E' qui che si gioca il vero problema della teoria, perchè spesso le trasformazioni fisiche su note o intervalli ottenute con l'ausilio di procedimenti matematici, non sortiscono effetti originali nell'ascolto, ossia non si "avvertono". 
Il compositore cinese Ming Tsao (1966), professore a Goteborg e molto attivo in Europa, è uno di quelli che ha ripreso la GIS, applicandola ad intervalli musicali astratti*, riprendendo il lavoro di Lewin, primo teorico ad affrontare il problema. Esce per la Mode la sua prima raccolta monografica, emblematicamente chiamata Pathology of sintax, in cui l'astrattezza di fondo della composizione rivela in realtà la volontà di trasformare i capisaldi ideologici della musica classica, partendo dalle conoscenze affermate di compositori come Bach, Mozart o Beethoven. Nello specifico risalta l'impossibilità di poter effettuare un pur minimo collegamento alle opere richiamate dal compositore (il Musical Offering di Bach, il movimento adagio nel quartetto per oboe KV370 di Mozart, gli ultimi quartetti per archi di Beethoven o la sua ultima piano sonata): il livello di "trasformazione" è tale da invadere il campo con la forza pura delle invenzioni non convenzionali e la presenza di immagini sussidiarie è totalmente slegate dai "sentimenti" del mondo musicale pre-romantico. Sono ricomposizioni che partono da frammentazioni di suono che ripropongono quel ricordo aurale (poche o multiple battute) che rimane nel tempo dopo ascolti prolungati. Tuttavia, se si eccettua l'ottima Pathology of sintax e (Un)cover rispettivamente affidate all'Arditti quartet e all'Ensemble Ascolta, non sempre queste divagazioni aurali riescono a creare una composizione digeribile al negativo. 

*Nota:
Tsao ha scritto il testo "Abstract Musical Intervals: Group Theory for composition and analysis, Musurgia Universalis Press, Berkeley CA.

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