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lunedì 4 agosto 2014

La Makrofauna di Vilde & Inga

Molte cose sono cambiate in casa Eicher negli ultimi anni: è un cambiamento silenzioso ma costante nell'organizzazione del gruppo discografico. L'evidenza mostra come accanto al jazz cosmopolita giunto a fase di maturazione (quello con influenze ambient, world e nordico tanto per intenderci), si sia sviluppata un'enfasi alla contrattazione di molti musicisti e compositori di musica classica e contemporanea, e mentre il jazz dà segnali di stanca, mortificato da episodi di normalizzazione musicale dei soliti autori (molti dei quali in età matura e probabilmente appagati professionalmente), è proprio la serie ECM new series che sta partorendo le migliori soddisfazioni, sebbene spesso non si capisca il criterio con cui vengano scelti gli artisti. Un cambio di guardia ancora incompleto se rapportato alla sistematicità di altre etichette discografiche di musica classica o contemporanea, ma tutto sommato già pronto per una sua evoluzione con le stimmate stilistiche della casa tedesca, ossia quelle di una contemporanea con cellule umorali del centro-nord europeo. Quello che resta forse ancora al palo è l'incentivazione della libera improvvisazione, un percorso per il quale forse lo stesso Eicher ha capito che ci sarebbe bisogno di un'educazione specifica e preventiva. 
A premere su questo tasto non c'è solo il futuro della musica e, allo stato attuale, un intrepido ma numeroso pacchetto di ascoltatori, ma anche l'interesse di alcuni musicisti del suo giro, soprattutto nordici. Le due musicisti norvegesi Vilde Sandve Alnaes (al violino) e Inga Margrete Aas (contrabbasso), fresche della preparazione classica ricevuta alla Norwegian Accademy Music di Oslo, sono state incoraggiate da Sidsel Endresen ad intraprendere una strada nettamente diversa dallo standard Ecm, ma che può essere fonte di grande soddisfazione. La tecnica contemporanea ha da tempo enucleato varie modalità con cui "trattare" gli strumenti musicali per ottenere suoni differenti dall'ordinario; la volontà di costruire un prodotto assolutamente fuori dagli schemi sta nella scelta di quelle tecniche, nel saperle plasmare alle proprie vedute artistiche e in definitiva a quello che si vuole raggiungere con la musica. Le due norvegesi hanno un gran pregio, ossia avere proprio la netta comprensione di questo ventaglio di scelte e delle possibili interazioni che esse possono creare. 
"Makrofauna" è una manifesta rappresentazione della natura, che tende ad una supposizione o ad una simulazione tramite stranianti oasi di suono, ottenute in vario modo (ad es. lavorando sulle corde bloccate del violino o con gli armonici sfibrati degli archetti tra le tante), che possiedono un fascino, direi un'armonia nascosta, che in alcuni momenti si fa fatica persino ad attribuire ad animali o piante poichè mischia le carte con una indomita descrizione che è ancora umana. Rappresentare la natura significa anche rappresentare il loro status, che non conosce tranquillità se non in limitati momenti ed è sempre immerso nel pericolo, una circostanza invero a cui dovrebbero riflettere anche gli uomini.
Pur essendo agli albori della loro carriera, Vilde e Inga hanno già un'idea sostanziale da sviluppare e le loro attuali esibizioni si sposano con l'arte dell'acustica e del video-messaggio (si veda qui per un esempio).
Un lavoro essenziale. A mia memoria l'improvvisazione nordica non si era mai spinta così in profondità, almeno a livello discografico.

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