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domenica 17 agosto 2014

Free bop jazz is hard to die!

GAUCI/KNUFFKE/FILIANO -Chasing Tales-

Nell'avvicendamento di nuovi musicisti, ben formati e spesso espressivamente ineccepibili, il jazz newyorchese sta trovando nuova linfa: se si eccettuano i pochi casi di assoluta novità della proposta (si pensi allo spettralismo jazz di Steve Lehman), la maggior parte dei musicisti migliori statunitensi aggiorna il catalogo jazzistico con prove strumentali che non possono non avere un piede nel passato. 
Tra i migliori sassofonisti attuali dell'area newyorchese mi sembra che non possa passare più inosservato Stephen Gauci, tenore che deve molto, a livello di formazione, al Lovano pre-standards. Con già un buon numero di prove discografiche alle spalle, Gauci ha raramente sbagliato un colpo; il suo stile è un pool di condivisioni: note in acciaccamento, fraseggio spezzettato misto a velocissime evoluzioni free, evoca il free bop dei tempi migliori immerso nell'attualità di un jazz che nel frattempo a livello improvvisativo ha allargato i suoi confini.
In Chasing tale, un trio con Kirk Knuffke alla cornetta e Ken Filiano al contrabbasso risalente al dicembre del 2011, Gauci dà un'altra testimonianza del suo valore imbastendo un ulteriore set in cui l'indirizzo sentimentale della musica è diretto verso ambientazioni Blue Note oscure, evoca situazioni notturne, problematiche, che non sanno dove vanno a parare. D'altro canto l'amalgama è merito anche dei due comprimari: Knuffke, di cui vi ho già parlato in passato,  fa un lavoro perfetto alla cornetta che spesso diventa protagonista con assoli di altissimo livello, mentre Filiano contrabbassista sui generis, personalissimo, (che stilisticamente potete udire al meglio nella splendida prova solistica di "Subvenire"), fornisce un continuo supporto psicologico alle trame. Un ispirato disco di jazz contemporaneo, con momenti di assoluto valore.




JEMEEL MOONDOC -The zookeeper's house-

La rivalutazione di Jemeel Moondoc è transitata anche su queste pagine, quando la Relative Pitch R. gli ha permesso di registrare "Two" con Connie Crothers. Il nuovo lavoro "The zookeeper's house" vede le partecipazioni eccellenti di Matthew Shipp, Steve Swell e del compianto Roy Campbell jr, oltre che una sezione ritmica di veterani della sezione ritmica improvvisativa come Hilliard Greene al cb e Newman Taylor Baker alla batteria.
Moondoc è un sassofonista di impronta melodica anche se con molte sfumature nel free jazz e per un esempio in questo cd basta rifarsi a For the love of Cindy per dimostrarlo ampiamente. Per "The zookeeper's house" c'è un'esaltazione delle tematiche del be-bop che prende spunto dall'importanza dei partecipanti. Shipp interviene in due improvvisazioni: la title track, dove offre quei magnifici passaggi trasversali che compongono il suo retaggio classico, mentre in One for Monk and Trane, resta piuttosto ancorato ai meandri del be-bop. Sorretto da un tema suonato senza polifonia così come si faceva un tempo per scandire il tema principale, Little Blue Elvira vede la tromba stentorea di Campbell impreziosire la melodicità imposta dal sax di Moondoc, mentre Swell al trombone mi fa venire in mente le operazioni equivalenti sullo strumento nel free jazz alla fine degli anni sessanta. Non a caso costituisce il viatico per una riproposizione di un classico di Alice Coltrane, Ptah, The El Daoud
"The zookeeper's house" risveglia la passione per un certo sound Blue Note (non oscuro), lontano, però, dall'essere oggetto di un miracolo!


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