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martedì 15 luglio 2014

Sun Ra: Live in Ulm 1992






For the centenary of Sun Ra's birth, Leo Feigin releases one of the last concerts of the American pianist, a performance with the Arkestra, held in 1992 in Ulm, Germany. The concert is contained in a double CD where we can experience the sap that has animated the jazz intent of Sun Ra, with a group that shows the prominence of some members (Marshall Allen plays on equal terms with percussion, with the trumpet of Michael Ray, with Tyrone Hill's trombone and Bruce Edwards' electric guitar) and they have the task of leading the ensemble with powerful and strident solos, immersed in that dazed music that is perceived in the background. Many warhorses are reproduced with some extended versions and of course they have the usual layer of spontaneity that makes them different from the studio versions. The Arkestra was in a normalization phase, a fulfilling institution, that always was ready to offer an explosive musical quality, although the ideas were exploited. It's something that does not infringe our additional sensitivity about the artist, a man able to provide an explanation about the strangeness of sonic world.

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La carriera di Sun Ra viene solitamente divisa in tre porzioni storiche individuate in base alla residenza del musicista: la prima residenza di Chicago individua il periodo che va dagli esordi fino all'album We travel the space ways del 1960: la totalità della musica dell'americano era condivisa con la sua orchestra (che con il tempo subirà varie metamorfosi di nome (1)), con delle presenze fisse nella sezione fiati, i sassofonisti John Gilmore, Pat Patrick e Marshall Allen, e un completamento variabile nel tempo che interesserà soprattutto le percussioni. L'orchestra di Sun Ra fu una vera novità in quegli anni in cui il revival orchestrale nel jazz stava avendo punte di interesse insospettabili: ma era un configurazione particolare quella di Sun Ra, dove accanto alle influenze limpide di Ellington e Monk si univa una personale elucubrazione di stile che lo vedeva spesso portare l'orchestra verso tonalità scure, molto più scure di quelle di Gil Evans; il suo piano giocava un ruolo fondamentale nel segnale di riconoscibilità stilistico, in quanto, con lo stesso, Ra cercava di far emergere le frequenze amorfe (che spesso si trovavano nelle risonanze delle parti estreme della tastiera). Per i jazzisti più puri è questo il Sun Ra da ricordare, con un difetto però evidente di quell'epoca, cioè il fatto di ripetersi musicalmente. Da questo punto di vista basterebbe discograficamente solo We travel the space ways per farsi un'ottima idea di quello che il pianista suonava in quegli anni con la sua orchestra.
Lo spostamento a New York individua il secondo periodo che va The futuristic sound of Sun Ra del 1961 fino ad uno dei suoi capolavori, Atlantis del 1969: qui si trova il Sun Ra amato dagli avanguardisti, quello che flirta con il cosmo adducendo di essere venuto da lì, che trovando conforto in alcuni sperimentalismi, crea un proprio stile nell'ambito del panorama jazzistico; il pianista partecipa all'avvento del free jazz, laddove il suo pianismo si caratterizza per l'erraticità casuale. Ma anche l'orchestra cambia registro mettendosi pienamente a servizio dell'organico, smussando le personalità artistiche dei musicisti, e dirigendosi verso una serie di sperimentazioni sonore che in quegli anni provenivano da altri campi musicali: in particolare il sound di Sun Ra si caratterizza per la creazione di trasversali piattaforme strumentali low-fi, ottenute lavorando al contrario degli studi di registrazione, che cercano di elevare la qualità del suono, e che riportano una serie di suoni reconditi, al limite dell'inconscio sonico (Cosmic tones for mental therapy viene considerato un antesignano della psichedelia californiana fatto almeno tre anni prima che questa venisse a galla). Sun Ra forgia una sorta di space sound o space jazz (quest'ultimo termine tutto da verificare) fa felici i consumatori dell'improvvisazione libera e sguinzaglia i sonagli delle foreste pluviali; un'opera d'arte che sviluppa un'idea inusuale del cosmo (vero punto nodale del suo pensiero) e che lo vede diventare anche uno sperimentatore di suoni di strumenti, quelli che lui chiama solari (il riferimento è ad Atlantis e ad un organetto in modalità "solare"), dimostrando che il cosmo non è poi solo oscurità. Di questo secondo, centrale intervallo di tempo discografico, tutto quello fatto da Sun Ra è indispensabile.
Space is the place nel 1972 individua il terzo periodo di residenza dell'artista, quello di Philadelfia, che termina fino praticamente alla sua morte: è il periodo più vario dell'artista, che gradatamente perde gli influssi di avanguardia per crogiolarsi nel suo personale swing/bebop costellato di ulteriori elementi, soprattutto spesso fa bella mostra una virata verso un funk per nulla derivativo e la musica nera. 
Per quanto concerne l'attività dal vivo la documentazione sonora al riguardo assomiglia all'alta marea: qualitativamente la si potrebbe comunque sistemare in maniera sintetica con tre steps, facendo riferimento in primis ad un live eccellente del 1968 per la Black Lion, il Outer Spaceways incorporated, perfetto quadro distintivo che media tutte le tendenze, poi ai live "egiziani" intendendo quello che Sun Ra ha inciso nei primi anni settanta in preda alle fobie per l'Egitto (si tratta di Nidhamu e Live in Egypt 1) e poi tutti i live che Leo Feigin ha prodotto abbracciando un arco di tempo notevole che va dal 1973, anno dello splendido e per il momento introvabile What planet is this? fino alle ultime avvisaglie dell'artista americano, che in un ordine cronologico finirebbero con Friendly Galaxy, un'esibizione del 1991. Tra questi particolarmente efficaci, oltre al già citato What planet is this? (concerti del 1973) sono il Solo piano recital, Teatro la Fenice (concerto del 1977), The Sun Ra Arkestra meets Salah Ragab in Egypt (concerti del 1983), A Night in East Berlin (concerto del 1986).
Ora in occasione del centenario della nascita del pianista, Leo allunga ancora la data delle perfomances, pubblicando un live del 1992 ad Ulm in Germania. E' un doppio cd in cui scorre molta della linfa che ha animato gli intenti jazzistici di Sun Ra, con una formazione che passa la palla del protagonismo ad alcuni membri suonatori (Marshall Allen gioca ad armi pari con percussioni, la tromba di Michael Ray, il trombone di Tyrone Hill e la chitarra elettrica di Bruce Edwards) a cui viene dato il compito di trascinare l'ensemble con assoli poderosi ed immersi in quel tessuto stralunato che agisce da sfondo. Molti cavalli di battaglia vengono riproposti in versioni allungate e chiaramente hanno la solita patina di spontaneità che le rende diverse dalle versioni di studio. L'Arkestra, da tempo, era ormai oggetto di una fase di normalizzazione, un'istituzione appagante, sempre pronta ad offrire una qualità strumentale esplosiva, sebbene le idee fossero sfruttate. Qualcosa che non infrange la nostra ulteriore sensibilità sull'artista, su un uomo che ha avuto un grande merito nella musica, quello di aver colonizzato l'ascolto alle stranezze della sonicità.


Nota:
(1) la sua Arkestra divenne anche The Solar Myth Arkestra, Myth Science Arkestra, His Cosmo Discipline Arkestra, Blue Universe Arkestra, Jet Set Omniverse Arkestra e così via.


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