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sabato 12 luglio 2014

Per Norgard al traguardo dell'ottava sinfonia

La first release dell’8° Sinfonia di Per Norgard apre un tavolo di discussione che coinvolge un particolare aspetto della carriera del compositore danese. Coloro che conoscono la musica nordica sanno che Norgard occupa un posto di rilievo, fondamentale se non primario nell’ambito di quei compositori moderni che hanno cercato nuove forme di espressione dopo l’avvento della contemporaneità post-guerra. All’età di 82 anni, il compositore di Copenaghen rmane figura seminale in molti contesti: tutte le principali biografie riportano a ben vedere informazioni essenziali che stranamente ne limitano il contenuto innovativo, non dando la giusta proiezione nelle credenze del mondo della musica moderna. Norgard è stato anticipatore del movimento spettralista, tant’è che la sua Voyage into the golden screen del 1968 viene citata come primo esempio di composizione che usa in maniera chiara ed inequivocabile gli armonici degli strumenti e seconda e terza sinfonia hanno beneficiato di quelle strutture; inoltre Norgard ha teorizzato e portato a termine un sistema frattale di serie “infinita” applicato a melodia, armonia e ritmo nel 1975, esplorando rapporti matematici alla musica in epoche concomitanti a quelle in cui compositori come Xenakis erano soliti farlo in maniera sistematica (l’applicazione di rapporti matematici o di serie musicali dettate da progressioni aritmetiche o geometriche era invero pratica antica sentita, ma che trovò solo nella realtà contemporanea la volontà di essere sviluppata).
Norgard era un pupillo di Vagn Holmboe, uno dei più grandi compositori danesi, e ne aveva mutuato le prerogative riguardo all’essenzialità della musica: l’assioma fondamentale era che la ricerca del sublime passava dalla natura e dalle sue evoluzioni, in un processo metafisico che poteva essere rappresentato attraverso la musica: creare tessiture degli strumenti come ambientazioni  organiche del paesaggio naturale. L’impegno era quello di cercare di iniettare in una composizione musicale, umori della propria terra, segni di riconoscibilità dinamici che sviluppavano un immaginario musicale in cui gli stessi si ritrovavano in distillazione. Norgard approfondiva le relazioni musicali che Sibelius, Nielsen e altri nordici avevano proiettato nella loro musica soprattutto a livello sinfonico.
La prima sinfonia di Norgard è espressione di questa immacolata concezione: non è un’opera essenziale di Norgard, ma getta le basi per quello che verrà dopo. Si, perché già dalla seconda sinfonia assistiamo a notevoli cambiamenti come detto prima. La grandezza del compositore danese sta proprio nel fatto di aver preso le misure ai risultati della sua sperimentazione: sia che si tratti di serie potenziali o di esplicazioni di armonici, Norgard rimane lontano dall’essere un compositore imparentato con l’atonalità. Dopo un attento ascolto vi renderete conto che il danese avesse come obiettivo il raggiungimento di una formula condivisibile con l'audience, senza ricorrere a particolari artifici, cercando di utilizzare le scoperte per trovare, in una tonalità più evoluta, la migliore forma di rappresentazione dei suoi ideali artistici; un percorso votato all’afflato mistico dei suoni, dove le linee seriali si inseriscono in una leggera, blanda atonalità di servizio che comunque ha più spessore nella produzione concertistica o da camera che in quella sinfonica.
L’8° sinfonia composta nel 2011 vuole ritornare all’austerità della prima, un abbinamento probabilmente non casuale, poiché si sostanzia solo degli aspetti che hanno caratterizzato il suo stile: ossia dosi calibrate di oscurità e mistero nordico, creative movimentazioni orchestrali all’interno della composizione che creano bagliori organici, un senso evoluto della melodia.  Il tavolo di discussione di cui si accennava all’inizio verte sull’attualità della scrittura di Norgard: le generazioni di compositori odierne hanno sviluppato una sensibilità diversa, frutto di una preparazione che coinvolge una pluralità di elementi e stili e soprattutto figlia dei tempi, poiché immersa in quello stato di ansietà e frenesia che caratterizza le produzioni dei compositori danesi emergenti (per un ultimo esempio in casa Dacapo, basta ascoltare l’approccio sinfonico del giovane validissimo Soren Nils Eichberg classe 1973). Aggettivazione ben lontana dalle qualità artistiche di Norgard, che solo nelle sue due ultime sinfonie (la sesta e la settima) sembra aver aumentato il carico di aggressività.
Nel 1954 Per, ansioso di un giudizio sulla sua musica da parte di Sibelius, gli scrisse sottolineando il legame “naturale” che li univa: “….I felt this mystical connections with existence at the same time as I became aware of my nature as indefinably northern. The pure northern air, the powerful darkness and the crystal-clear, undimmed light; the Nordic feeling for nature is today one of the precious thing in my life…..”.


 Discografia consigliata:

-Symphony 2, Segerstam, Danish National Symphony Orchestra, Chandos
-Symphonies 3 & 7, Dausgaard, Danish National S.O. , Choir and Vocal Ensemble, Dacapo
-Symphony 4 & 5, Segerstam, Danish National S.O., Chandos
-Symphony 6, Dausgaard, Danish National R.S.O, Chandos
-Orchestral Works, Copenaghen Philarmonic Orchestra, Dacapo
-Violin concertos, Herrestal, Stavanger Symphony Orchestra, Bis
-Tales from the north: complete works for guitar solo, Stefan Ostersjo, Caprice
-I Ching,  Danish Radio Symphony Orchestra,  Mortensen, Bis

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