Translate

venerdì 18 luglio 2014

Matthew Burtner


Matthew Burtner è un compositore dell'Alaska specializzato nel campo della tecnologia del suono: con un pedigree corposo di commissioni e competenze, Burtner sta cercando di portare il proprio contributo nell'ambito di alcuni settori futuristici della musica. E' appena uscito una nuova raccolta di composizioni per la Innova Record, Noise plays Burtner, in cui tramite le note esplicative interne Burtner disegna e spiega i suoi progetti che lo vedono impegnato in una particolare configurazione di chamber music dove l'interesse è dato alla poliritmia, all'ecologia acustica e all'embodiment. 
Andiamo per ordine di argomento. La poliritmia di cui si parla è innanzitutto uno sviluppo delle primordiali teorie di Cowell che inventò il rhytmicon, uno strumento musicale meccanico che tramite una tastierina era in grado di controllare e riprodurre le variazioni ritmiche di strumenti esterni solo cambiando l'apporto armonico. Cowell, purtroppo, non riuscì ad approfondire quell'idea, sia perchè distratto dall'etnica, sia perchè l'avvento dell'elettronica aveva già cominciato a dare delle risposte al suo lavoro, ma quell'idea era geniale perchè bypassava il regolare lavoro del compositore che doveva sviluppare separatamente armonia e ritmi. Burtner con Polyrhytmicana, tende proprio a replicare quella complessità armonico-ritmica istituendo una corrispondenza moderna tra un ensemble (i Noise, in cui lo stesso suona il sassofono) e un computer che genera i segnali di variazione ed interazione. Al riguardo faccio notare che Burtner aveva avuto modo già di farsi apprezzare con gli ottimi rimescolamenti della base ritmica di St. Thomas di Sonny Rollins o attraverso gli impianti ottenuti con "Glass Phase".
Burtner è inventore del metasax, una sorta di sax tenore sovraordinato, a cui viene applicata la tecnologia interattiva del computer: oltre ai suoni, bastano anche dei movimenti fisici o degli spostamenti in loco per produrre sonorità di risposta diverse e pluritmiche di altra e varia strumentazione collegata (vedi qui per un esempio).
L'ecologia acustica è una disciplina che prende origine dalle teorie sviluppate in Canada nel dopo guerra a favore del rispetto ambientale dei paesaggi sonori: Schafer, Truax, Westerkamp, etc., hanno già avuto modo di far conoscere come sarebbe opportuno fermarsi un pò a riflettere sui micro/macro climi musicali rinvenibili da un ambiente sonoro e sebbene oggi se ne parli più di prima, queste idee sono ancora molto confinate nella difficile pratica comune. Burtner in questo cd presenta Snowprints, una composizione elettroacustica in cui si cercano empatie tra i suoni dell'ensemble e una base registrata tratta dai rumori del nevischio: qualcuno già parla di nuovo impressionismo musicale! 
L'embodiment è quel settore che cerca di personalizzare le relazioni tra strumenti acustici ed elettronici al fine di trovare una propria espressione:  (dis)sensus si muove lungo le direttive della composizione assistita da laptops con parti scritte e parti improvvisate, e lo fa senza dubbio molto bene, ma le applicazioni sono tante: si va da uno sviluppo autonomo del phasing (sentire Endprint per nove sassofoni tenori) al teatro telematico di Kuik (un teatro pensato per far convergere voci, testi, strumenti, ballerini, videoart e computers) fino ad arrivare ai parziali armonici; ultimamente Burtner ha composto Spectral ships of a distant form, un dialogo tra il suo sax e due violoncelli "collegati" dai segnali del computer, che ha il pregio di riuscire ad integrare impianti armonici diversi.

Altri consigli discografici:
-Portals of Distorsion, Innova 1999
-Metasaxophone colossus, Innova, 2004

Nessun commento:

Posta un commento