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venerdì 11 luglio 2014

Boulez, Music and Philosophy

Nell'ambito del panorama musicale contemporaneo odierno sembra evidente la mancanza di punti di svolta e soprattutto la genialità del pensiero. Coloro che hanno edificato l'edificio di Darmstadt e ne diedero piena configurazione accademica nel dopo guerra, originando una sorta di figure-icone da cui, ancora oggi, si sente il bisogno di ripescare, hanno rappresentato singolari mondi espressivi in cui ognuno si è distinto per una propria intellettualità trasferita nella musica. 
Pierre Boulez è uno dei compositori più controversi nell'ottica della valutazione contenutistica disgiunta da quella dell'impianto teorico: fervido esplicatore delle teorie dell'atonalità viennese e della serialità, il francese è stato colui che ha sviluppato, in forma coerente e organizzata, l'avallo della generalizzazione seriale di tutti i parametri conosciuti in musica. In quegli anni straordinari vissuti dopo la seconda guerra, si respirava un clima di novità che non era solo musicale, la volontà era quello di cogliere le premesse di più di cinquanta anni di trasformismo, un tentativo di debordare i campi, attribuendo alla musica aspetti e collegamenti che le conferissero una sostanza del tutto rinnovata; la personalità di Boulez è stata molte volte estrapolata con sufficienza e criticata (specie in relazione agli assiomi matematici), ma forse mai  è stata definita nel suo profondo. Il tentativo di Edward Campbell, lettore musicale del dipartimento dell'Università di Aberdeen, fatto con una pubblicazione libraria per la Cambridge (1) è probabilmente il più riuscito della letteratura dedicata al compositore francese. Con il consenso di alcune parti ricevuto dallo stesso Boulez, "Boulez, Music and Philosophy" si interroga implicitamente sulle qualità della composizione del francese e soprattutto sulle relazioni tra la sua musica e gli impianti filosofici.
Con un'analisi precisa e ben ordinata, Campbell dimostra innanzitutto che Boulez non è mai stato un filosofo, ma ha usato sapientemente la dialettica della filosofia per configurare alla perfezione i propri principi. Il testo si addentra, quindi, nell'analisi della sua musica, sottolineando le ampie spiegazioni che Boulez ha fornito nel tempo grazie ai suoi scritti, lectures o incontri, cercando similarità concrete con autori provenienti dal mondo filosofico antico e contemporaneo: in questo viaggio si scopre l'aderenza alle idee di una generazione di artisti francesi e non, della prima parte del novecento da individuare nei parigini Saby, Fano, Barraqué, nati dallo scambio di idee e l'incontro favorito con autori come Pierre Souvtchinsky, Boris de Schloezer, André Schaeffner e il belga André Souris; la lista dei collegamenti e dei mentori prosegue con la ricerca di punti di convergenza con la poesia di Renè Char e il surrealismo di Breton, la pittura astratta di Klee, di Mirò e Masson.
Con molta lucidità descrittiva, Campbell presenta in forma organica il pensiero di Boulez, dedicando ampio spazio comparativo agli argomenti cardine della "filosofia descrittiva" dello stesso: la negazione (frutto dell'astrattismo della serialità e delle tecniche dodecafoniche), la dialettica filosofica (la cui analisi porta a studiare le convergenze con le principali teorie di quell'ambito, dai geometri dello strutturalismo greco fino all'idealismo dei movimenti filosofici tedeschi, da Hegel fino ad Adorno), la logica deduttiva come sottocategoria di un modello scientifico, nonchè l'uso di opposizioni binarie e di differenziazioni nei parametri musicali sono tutti argomenti trattati con una competenza e semplicità di linguaggio difficili da trovare.
"Boulez, Music and philosophy", quindi, ritrae l'immagine di una personalità musicale con un'ottica di umiltà che non abbiamo mai trovato in nessun libro sul francese: ne descrive i caratteri innovativi, con pluralità di esempi, sottolinea la specificità del pensiero senza mai aderire totalmente a nessuna categoria filosofica (in tal senso molto speciali si presentano le comparazioni/divergenze con Deleuze e Levi Strauss), mostrando il carattere intellettuale di Boulez come espressione di una coerenza artistica molto più solida di quanto si possa pensare: il riferimento è all'attività di conduttore d'orchestra, il cui repertorio talvolta ha lasciato spazio alla critica meno attenta.
Sebbene in questo testo siano completamente accantonati discorsi sulle qualità e sui contenuti emotivi della sua musica, ciò che è ben evidenziato è il fatto che Boulez è un pensatore della musica a pieno titolo storico, molto più umano della credenza generale, di quelli che oggi latitano a presentarsi e di cui ce ne sarebbe bisogno assoluto.

Note:
(1) il testo di Campbell (2011) si inserisce in una delle più belle collane in lingua inglese della Cambridge University Press: intrattenuta da Arnold Whittal, "Music in the Twentieth Century" già annovera diverse pubblicazioni estremamente utili ed interessanti, tra cui la più nota è sicuramente quella di Michael Nyman "Experimental music: Cage and beyond".

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