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sabato 7 giugno 2014

Il pop inglese degli anni ottanta nelle parole dei suoi musicisti

Molti anni fa (1988) scrivevo articoli per una fanzine locale specializzata nel rock e nella pop music: tra i tanti, scrissi un articolo riepilogativo sulla situazione del pop inglese cercando di farlo raccontare dai suoi stessi protagonisti attraverso le loro opinioni ricavate da interviste prese dalla stampa ufficiale.
Lungi da me il pensiero di ripresentare pezzi anacronistici, in realtà mi sono accorto (rispolverando vecchie letture) che esso era (ed è) ancora un riepilogo congruo della scena pop inglese di quegli anni, che accoglieva per così dire dei "master", ossia modelli stilistici sui quali si sarebbero formate le ulteriori evoluzioni dei gruppi dell'era indie-pop a venire, ossia della musica che avremmo ascoltato nei decenni successivi. 
Storicamente, quanto allo stile, gli anni settanta determinarono uno stop nella musica pop dedita al melodismo: dopo i Beatles, i Beach Boys, Van Dyke Parks e Burt Bacharach, il pop era stato trascinato in territori impervi grazie a Taking tiger mountain by strategy di Eno e a Ziggy Stardust di Bowie, ma non c'era dubbio che la melodia si era inevitabilmente smorzata a favore della concretezza punk; il tempo diede luogo a nuove misture che nel frattempo cominciavano a sfruttare i miglioramenti nell'elettronica, nella produzione e negli strumenti musicali. Il pop degli anni ottanta in Inghilterra trovò i suoi rimescolamenti e forse alla fine del decennio si chiuse la sua forma migliore.

L'articolo si chiamava "TARGATO '80 - La GBR si spiega"
Questo è il contenuto:

"La produzione musicale di questo periodo è quasi completamente orientata verso il divertimento, mentre secondo me dovrebbe essere integrata alla vera vita di chi l'ascolta....(David Sylvian).
A rigore dell'affermazione peraltro mai più che valida, visto le duraniane o spaundiane tendenze, si può già creare un primo spartiacque su quello che il compendioso articolo vi illustrerà. Sono 10 anni e passa che l'Inghilterra musicale ha affrontato l'impatto del punk e oggi la scena vede miriadi di nuovi pensatori che la invadono trasudando le loro velleità per sfondare. Talora (è il nostro caso) senza accettare compromessi. I gruppi inglesi son diversi dai più tradizionalisti americani e per la maggior porzione di essi si basano ancora su una trasmissione personalistica del punk, dove in alcuni frangenti fa capolino il jazz e il sapido folk organolettico delle terre d'Irlanda.
L'elettronica è stato il primo filone su cui si è inserita l'avanguardia inglese: una materia difficile, di incerte derivazioni, di facili tradimenti; ad ogni modo pochi l'hanno saputa manipolare: se si esclude l'importanza di certe produzioni pop art di Brian Eno, che peraltro vengono da lontano, è impossibile non menzionare la genialità del pop sofisticato e relativamente accessibile di David Sylvian....."non prendo in considerazione gli aspetti commerciali del pop...lavoro nell'ambito, si, ma definirmi un artista pop significa buttarmi in una bolgia di gente che non ha alcun talento.... Già, realismo e sperimentazione, in uno splendido melange di atmosfere subdole con riferimenti all'Oriente e al punk. Ribadisce Mick Karn: ".....vogliamo tutti la stessa cosa: essere accettati come artisti senza doverci piegare alle regole del mercato e dell'immagine a tutti i costi", Ma se si vuole parlare di new age music un precursore già c'era stato: John Foxx, paventato musicista prodotto da Eno con gli Ultravox e nei primi due lavori da solista, che lo pongono come la sfera ideale per congelare quello che il punk aveva accesso, un saggio costruttore di suoni ed humor, rispettoso delle basi elementari del rock. Marc Almond, invece, aveva già avuto tanto dal punk, anche se si mostrerà contraddittorio per le scelte da divo e l'abbandono del ruolo di outsider "...il synth non va usato in modo esclusivo, ma all'interno di arrangiamenti solidi vicini ad una miscelatura quasi punk..". Chi invece è riuscito a risorgere dall'ammasso di annichilimento di una certa categoria dell'elettronica è il verbo Eurythmics; loro si rifanno per una volta al soul e agli standard Motown e li setacciano al loro servizio "...la maggior parte della musica d'oggi è vacua, è un commento sonoro di una pubblicità televisiva. Questo non lo sopportiamo, amiamo il rock'n'roll...". Il duo inglese può considerarsi beato rispetto alle visuali premeditate degli artisti della 4AD, in assoluto la casa discografica più attiva d'Albione. Il loro sound, fatto di oscure passioni ed incomprensibili ed eterei vagheggi, si è fermentato nelle prerogative di gruppi come i Cocteau Twins, This Mortal Coil, Dead Can Dance, Dif Juz, Colourboux, bands in strano conflitto tra di loro, ma aperti comunque alle collaborazioni di studio. Diceva S. Raymonde: ".....non bisogna immaginarseli tutti in studio assieme, perchè ognuno va ad incidere il suo lavoro separatamente, non c'è feeling, ma si è fatta comunque una buona esperienza...". Fiduciosi della continuità del punk, intanto emergono accanto ad affermate certezze, nuovi talenti misurati, un piccolo numero di pigmei solitari che se ne infischiano dell'estetica e badano al sodo, a creare una diversa emozione attraverso fili di tensione metallica. Era il caso dei The Cure, egoisti fagocitatori di un'era "....nè sicurezza, nè responsabilità, nè casa, nè macchina, devo solo pensare a mè stesso....", ma è anche quello dei trasgressivi Jesus & Mary Chain "...la nostra musica è di quelle che ti fanno venir voglia di spaccare la faccia alle teste di cazzo..", oppure dei nevrotici That Petrol Emotion "...tutto ciò che facciamo è basato su buone armonie da ascoltare anche sdraiato nel bagno, ma in aggiunta abbiamo elementi di tensione e "sperimentazione" che significano non passare solo per Radio 1...." , oppure quella degli aggressivi Sister of Mercy "...quello che rende interessante le musiche è la percezione del feeling che provo alla chitarra e non perdo tempo a scrivere...". 
In ogni caso il suono distintivo della madre patria, riconoscibile fino ad un miglio di distanza, è quello dell'arpeggio di Johnny Marr; gli Smiths più che una cult-band sono stati un'istituzione, hanno recuperato un modulo estremizzandolo in energia positiva, l'hanno costruito ed intellettualizzato. Il carisma di Morissey si è basato sulla proclamazione della chitarra come materia essenziale, rifiutando ogni possibile arricchimento fatuo ed innocuo. Sul loro avviso solo una band ha potuto intraprendere il sorpasso: la favola ed il sogno sono state le ulteriori prerogative degli U2, dove la chitarra a riverbero di The Edge ha fatto scuola, dove la potenza espressiva di Bono ha penetrato tutte le barriere di una certa stanticità del suono inglese. Anche qui è energia positiva, con gruppi che si impongono all'attenzione dell'audience per il desiderio, la forza e la comprensione della realtà sociale, dell'impegno politico, spiegamento di nuovi ideali da osservare e far osservare "...l'idealismo R&R nasce dalla natura di certe canzoni, che sono simili ai sogni o dal fatto che per alcuni di noi il sogno è divenuto realtà.."; sulle onde della tradizione celtica una grande spinta caratterizza le mosse dei Big Country, con il loro senso programmatico delle cose "...molte delle canzoni nascono dal contatto con la gente. A me piace vedere le cose con senso storico, riportandole ai nostri giorni...", oppure fornisce lo specchio dell'innocenza dei primi Simple Minds, che basandosi su un suono sperimentale e sfocato, ribadiscono (almeno finchè il funk non prendesse il sopravvento) l'essenzialità dello spirito umanitario "...credo che gli artisti siano come delle porte che le altre persone possono aprire ed attraversare...", agli eterni incompresi Echo & The Bunnymen, grossi fruitori di un psichedelismo apparente "...noi abbiamo fatto ricorso all'immaginazione. Chiunque può trovarsi nei testi, non parlano solo di noi..." o la splendida dimostrazione alla gaiezza di Lloyd Cole "....se vuoi esprimere qualcosa d'importante non devi dimenticare che una canzone dev'essere condita con un pizzico di humor. Altrimenti è come il pane secco, è fastidioso a mangiarsi...". 
Si parlava degli Smiths pocanzi, in effetti Marr ha avuto un maestro nel personaggio di Robin Hitchcock, un capostipite di una generazione recuperata di figli dei fiori; è sul suo carattere e su quello dei suoi comprimari che si tratta ampiamente per riconoscere le recrudescenze barrettiane in tutto e per tutto simili anche nei tratti comportamentali "...sto facendo le cose giuste nel momento sbagliato.." e Julian Cope, ancora più tenace e perseverante nella disgrazia mentale, che reincarna un suono psichedelico tipicamente britannico con accenti al folk più edonistico; i Barracudas di Jeremy Gluck con il sound aggressivo a base di Byrds, Paul Roland con il suo trasformismo musicale e ancora tanti altri all'insegna di un rigeneramento totale.
L'Inghilterra, comunque, non è solo lido di serietà e selezione, è anche sorta di trampolino di lancio per esordienti d'oro che riescono ad emergere sul mercato internazionale pur non avendo connotati particolari, proponendo un semplice pop melodico o venato di altre influenze che peraltro convincono anche i più scettici; è la grossa truffa del R&R, una diversa impostazione di quella scozzese. Gli XTC "...sul rock'n'roll mi permetto di sollevare qualche dubbio. Il R&R non esiste più da un pezzo. Sembra quasi trasformato in mille bestie, e ognuna di queste si lamenta nel verso tipico della sua specie..."; dello stesso parere non sembrano i melodiosi Psychedelic Furs "..musicalmente quello che eccita e interessa la gente è sempre comunque una rielaborazione del buon vecchio R&R..."; la questione del look crea nuovi artisti come i naif Dream Academy, aperti alla melodia e al classicismo, i malinconici Prefab Sprout, aperti al recupero di una certa scrittura contemporanea pop latente nel sistema. A parte, altri maniaci politici, conducono le loro campagne elettorali e si divertono a scherzare con il gospel e il soul; è la vera innovazione degli ultimi anni portata avanti da talent scouts rispondenti ai nomi di Housemartins, Easterhouse, Redskins, etc. "...i sindacati hanno significato molto per la classe lavoratrice. Bisogna guardarsi alle spalle e "riscoprire" parte del passato".... E se di passato si dibatte, il ricordo di Dylan per la classificazione (peraltro rifiutata) di Billy Bragg è il fantasma del presente. Un nuovo modo di parlare in musica dal punto di vista politico e sociale: Billy incarna alla perfezione il ruolo del one-man guitar, sposando il rock con la tradizione folk anglossassone "...io espongo il mio personale pensiero, poi la gente che mi ascolta si prende la responsabilità delle proprie rivoluzioni..."; è chiaro che se di provocazioni si tratta, il sound inglese certamente più si adatta a questo genere di schermaglie: le conferme non mancano, il folk incomincia subito a miscelarsi con il punk, vera radice culturale dei movimenti, dando vita all'improprio "folkabilly", esempio i Pogues "....il punk non mi ha coinvolto più di tanto e vedo la nostra espressione più accostabile ad un folk urbanizzato, più fruibile rockisticamente parlando..", i radiosi Man that couldn't hang con la loro abile rilettura fatta anche di ingredienti country, oppure i simpatici Mekons, mossi per l'amore verso le loro zone e per l'impeto dei Clash. Naturalmente, in questo succinto quadro panoramico era il jazz che ne era rimasto ignorato. Negli '80 la sua rivalutazione musicale e canora passa attraverso un manipolo di personalità artistiche che muovendosi nelle direzioni incrociate, regalano attimi di sobrietà emotiva. Il padrino della cool generation, il progetto in questione, fu senza dubbio Joe Jackson, l'inglese che acquista esperienza in America e le porta nel suo paese "....stanno succedendo molte cose, puoi sentire del buon jazz..parecchia musica latina, non c'è soltanto il rock.."; l'affermazione pocanzi suggerita riflette alla perfezione lo spirito degli uomini del dopo Coltrane o del dopo Gordon; a tal proposito i Working Week "...fu molto confortante trovare un pubblico jazz, secondo canoni nuovi, ma al tempo stesso vecchi, poichè il jazz è nato come dance music...." Pur vivendo di un pubblico difficilmente jazz, la cool generation non è solo ed esclusivamente be-bop, ma anche pop, punk, accenni al folk; gli Everything but the girl, con la splendida voce di Tracey Thorn confermano la possibilità di convivenza del jazz con altre culture, prerogativa di una moltitudine di giovani musicisti che rifanno il verso ai grandi nomi della black music: la fantomatica Carmel, la voce più potente e viscerale mai ascoltata in Gran Bretagna, la misurata Sade con il suo vocalismo di stampo latino, i The The, etc. sono esempi. Diceva Paul Weller nel progetto Style Councils "....vorrei ottenere del rispetto per quello che facciamo...e vorrei che le cose che facciamo durino per almeno 10 anni...". Ma già si prefigurano all'orizzonte nuovi allarmanti segnali che ne mettono in discussione il principio.

DISCOGRAFIA SELEZIONATA:

Bauhaus, The sky's gone out, Beggars Banquet 1982
Barracudas, Meantime, Closer 1983
Big Country, Steeltown, Mercury 1984
Billy Bragg, Talking about poetry with the taxman, Go Disc 1986
Carmel, The drum is everything, London 1984
Cocteau Twins, Head over heels, 4AD 1983
Lloyd Cole & Commotions, Easy pieces, Polydor 1985
Julian Cope, Fried, Mercury 1986 / St. Julian, Island 1987
Cure, Seventh seconds, Polydor 1981
Dexy's Midnight Runners, Searching for young rebels, Emi 1980
Dream Academy, Dream Academy, Warner 1985
Echo & Bunnymen, Crocodile, Korova 1980/Heaven up here, Korova 1981
Eurythmics, Be yourself tonight, RCA 1985
Everything but the girl, Eden, Blanco y Negro 1984
John Foxx, Metamatic, Virgin 1980/The garden, Virgin 1981
Robin Hitchcock & Egyptians, Black snake diamond rule, Midnight 1983/I often dream trains, Midnight 84
Housemartins, London 0 Hull 4, Go Disc, 1986
Mick Karn, Dreams of reasons produce monsters, Virgin 1987
Killing Joke, Killing Joke, Malicious 1980
Joe Jackson, Night and day, A&M 1982/Body and soul, A&M 1984
Japan, Gentleman take polaroids, Virgin 1980
Jesus & Mary Chain, Psycocandy, Blanco y Negro, 1985/Darklands, Blanco y Negro, 1987
Man that couldn't hang, Night thousand candles, Mca 1985
Pogues, Rum, sodomy & Lash, Stiff 1985
Prefab Sprout, Steve McQueen, Kitchenware 1985
Psychedelic Furs, Talk talk talk, CBS 1981/Forever now, CBS 1982
Simple Minds, New gold dreams, Virgin 1984
Smiths, Smiths, Rough Trade 1984
Soft Cell, The art of falling apart, Some Bizzarre 1983
Style Councils, Cafè Bleu, Polydor 1984
David Sylvian, Brillant trees, Virgin 1984/Gone to earth, Virgin 1986
Tears for fears, Songs from big chair, Mercury, 1985
That Petrol Emotion, Manic Pop Thrill, Demon 1986/Babble, Polygram 1987
This Mortal Coil, It'll end in tears, 4AD 1984/Filigree and shadows, 4AD 1986
U2, The unforgettable fire, Island 1984/Joshua Tree, Island 1987
Waterboys, This is the sea, Epic 1985
Working Week, Working nights, Virgin 1985
XTC, Black Sea, Virgin 1980/English Settlement, Virgin 82/Skylarking, Virgin 1986


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