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giovedì 26 giugno 2014

Compositori e composizioni delle nuove generazioni italiane (seconda parte)


Cesare Saldicco (Roma 1976), compositore acustico ed elettroacustico e fervido didatta, si impone per l'originalità delle sue costruzioni sonore: potere sublimatorio ai massimi, vivide esplicazioni delle realtà materiali ed immateriali, Saldicco gioca su un sordido movimento dei suoni con echi ed ondulazioni. Nel campo più propriamente acustico, la dimensione orchestrale è capace di suscitare un mondo animato di situazioni e oggetti che si offre nello sviluppo dei temi.
-Conchiglie alla notte, per orchestra
-Life, per ensemble
-Naissances latentes per violoncello amplificato, suoni preregistrati e live electronics
-Spire I, per clarinetto basso
-Sperichal beings, per pianoforte a 4 mani ed elettronica

Daniela Terranova (Udine 1977), compositrice e musicologa, è una straordinaria risorsa italiana: con una fertilità creativa che potrebbe essere scambiata per quella di una compositrice del nord Europa, la Terranova lancia affascinanti e lugubri strali, che si accompagnano ad una tessitura misteriosa, che di tanto in tanto punteggia con chiarezza i suoi concetti nascosti; sotto l'insegnamento di quello che la prima fase del contemporaneo ha insegnato, Daniela è una perfetta rinegoziatrice di quell'espressione musicale che si forma negli angoli bui della vita, che guarda con ammirazione e timore al cosmo e che per far questo non ha bisogno di complessità.

Marco Momi (Perugia 1978), sta portando avanti un rivoluzionario vocabolario d'ascolto: mentre siamo stati abituati a siglare le nostre emozioni con proiezioni mentali di tipo deduttivo, Momi cerca di creare un cortocircuito facendoci percepire i temi attraverso logiche per sottrazione; nessuna ricostruzione, solo scoperte del sentire. Il ciclo di Iconica rappresenta alla perfezione questi principi pedagogici. Ma Momi è anche uno splendido intellettuale della musica odierna, qualità che viene sostenuta non solo dalla composizione ma anche attraverso scritti sul blog nuthing di cui è co-fondatore.
-Almost pure, Stradivarius


Pasquale Corrado (Melfi 1979), è un condensatore moderno della scrittura d'avanguardia. Ritmicamente ricercata, la creatività di Corrado è qualcosa che vuole riprodurre la tensione della vita odierna iniettando le pulsazioni che essa offre nel vocabolario formale della musica scritta. "Grain" o anche "Sovrainciso" presentato alla Biennale di Venezia nel 2011, sono chiare evidenze di scrittura in cui ritrovare le orme indelebili e subdole di un bip di chiusura di un pc o di un touch o cose ancora più complicate come la riorganizzazione granulare dei suoni o del silenzio bianco: musica che è molto vicina agli esiti della "concrete music", che è in grado di trasferire immagini quanto più perfette dei temi, ma che allo stesso tempo contiene evoluzioni personali che rendano realmente interessante il carico comunicazionale. Cose che certamente non potrebbero accadere con la tonalità.
Grain, per 15 strumenti
Sovrainciso, per 13 musicisti
Spray, for recorded ensemble and live electronics


Federico Gardella (Milano 1979), i flashbacks del compositore hanno molte similitudini con lo stato di riflessione e il pragmatismo orientale: stati di intensa ponderazione e pause cumulative non hanno comunque il compito di rendere la scrittura di Gardella gradevole ad un pubblico di ascendenza mistica (Gardella è uno dei compositori preferiti di Hosokawa) ma piuttosto quella di creare, attraverso l'intensità della riflessione tradotta in musica, uno spazio in cui "vivere" le situazioni prospettate dalla partitura; e l'originalità sta proprio nell'utilizzo raffinato di soluzioni strumentali a cui Gardella ricorre.
-Livre d'arabesques, Stradivarius


Francesca Verunelli (Pietrasanta 1979), con una lunga teoria si indirizza alla musica come forma temporale; scrittura, strumenti e parti electronics devono convergere di fronte al tempo e stringersi la mano. Riuscire ad inquadrare il tempo e a renderlo consistente è la sua grande scommessa, che al momento si concretizza in una empasse idiomatica che sa di tensione e di superfici misteriose da rivelare.
-Play, for ensemble and electronics
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Simone Santi Gubini (Marino 1980), operante a Graz, è una delle migliori espressioni di quello che in musica si denota con "rilievo";  il linguaggio compositivo è sempre più immerso in quella ricerca futuristica della materialità grezza dei suoni. Simone ha dimostrato che la potenza dei clusters e il loro uso psicologico in funzione descrittiva e temporale è una nuova chiave di lettura della musica contemporanea. C'è sempre un filo conduttore in ciò che unisce la potenza pianistica di "Ausgiessung", la magnifica introduzione di Schmelzpunkt (tra clusters eclettici e una combinazione "fisica" di clarinetto basso e flauto), e la combinazione non frequente di flauto, fagotto, violoncello e contrabbasso di "Quatour Encore": attraverso la musica la materia si fa viva.
Un vanto: quello di poterlo ospitare sulle pagine di Percorsi Musicali.
-Ausgiessung, for solo piano
-Schmelzpunkt, for flute, bass clarinet and piano
-Quatuor encore, for flute, bassoon, cello and contrabass

Giovanni Bertelli (Verona 1980), è uno dei pochi compositori in cui avvertire il respiro ironico della contemporanea: una scrittura che si muove di soppiatto, edulcorata e sprezzante al tempo stesso, pienamente rappresentata da composizioni come "Libro d'estate" o "Autoritratto in tre passaggi"; senza minimamente appartenere a coloro che del comico e dell'ironia ne hanno fatto uno stile (vedi per esempio un Gander), Bertelli invece condensa l'ilarità di cattivo gusto e la serietà in qualcosa che riconoscereste subito in poche battute. Al riguardo lo stesso Bertelli su un suo blog ha compilato una sorta di "manifesto" (vedi qui) del compositore odierno, che offre una panoramica sulle sue qualità musicali e non, rimettendole entrambe in discussione, anche se la sua musica parla ancora meglio delle parole.
-Libro d'estate, for viola and ensemble
-Libro d'aprile, for string quartet and electronics
-Libro d'inverno, per solo flauto


Eric Maestri (Nancy 1980) è una particolare configurazione dell'immobilità temporale di Feldman; strumenti suonati con un tocco mistico, lunghe note sostenute alternate a silenzi composti che sembrano pause del catarsi, con lo scopo di ingabbiare il tempo. Una dimensione psicologica del tempo deputata a cogliere luci ed ombre attraverso un percorso di sonicità prolungata; nel profondo quella splendida contrapposizione di patterns musicali e silenzi rivela un disperato tentativo di rappresentare con dignità la decadenza. A coloro che pensano che quella di Maestri sia una musica di "rinuncia", il compositore ha ben risposto che la dialettica dei suoi pezzi è la conseguenza di un lavoro di ricerca intrinseca, di scavo sui suoni, ..."di un lavoro in continuo sull'indefinito che si definisce, il disordine che per magia e semplice forza si fa ordine, provvisorio e indefinito...". Nell'ottica delle soniche sperimentazioni del compositore Francisco Huguet, Maestri ha composto per ensemble che gira attorno ad uno "strumento" elettronico costruito per lui da Léo Maurel, il cythar speaker, un'apparecchiatura modulare in grado di proiettare il suono in maniera sferica riconoscendone la provenienza dai musicisti (vedi qui).
-Pieghe, for string quartet
-Endearead, for 2 pianos and 2 percussionists
-Endearead II, for  soprano, mezzo and cymbalom 
-Ess..., for flute and trombone
-Ritratto vivente, for violin and electronics


Giuliano Bracci (Roma 1980), residente a Den Haag, è a caccia di odori da mettere in musica. Le sue capacità descrittive sono messe da parte per dar posto ad una scrittura sobria, che in alcuni momenti ricorda nello spirito le oasi religiose del mondo nordico, in cui tutti i suoni sono scelti per cristalizzare il ricordo di un'esperienza. La scrittura è delicatamente contemporanea, poetica e tende a cogliere tutti gli aspetti che possono donare benessere in un quadro di oggettivazione apparentemente evanescente ma con il requisito del sogno. 
-Da uno spazio bianco, per orchestra
-Mattino, for ensemble


Carlo Ciceri (La Spezia 1980), residente a Lugano, particolarmente addentrato nella musica per archi, dopo un interesse di ricerca nella musica barocca riadattata con la multimedialità (creando anche un collettivo specifico per opere di teatro multimediale con strumenti barocchi amplificati), nelle ultime composizioni sta evidenziando tutto il suo carico espressivo a favore di un originale composto alchemico fatto di scariche di asperità e di acidità latente, ottenute con una virtuosa scrittura sulle corde e con una sapiente impostazione dell'elettronica e delle amplificazioni.
-La discesa, for 2 voices and 11 musicians
-Aspra, for amplified ensemble
-Cruda, for electric string trio and electronics


Maurilio Cacciatore (Taranto 1981), residente a Karlsruhe, è compositore sensibile che svela i suoi lati migliori in quel modulo di storicizzazione di alcune sue composizioni che impongono una dimensione del ricordo, quello che lo stesso chiama "spazio apparente"; bastano suoni ben congegnati (di qualsiasi tipo) per delineare uno scenario con invito surrettizio.
-Due anfibi, for 12 amplified voices
-Tre lacrime, for amplified soprano sax
-Concerto for midi keyboard, ensemble e live electronics
-Radio racconti appena accennati, for orchestra and electronics


Alessandro Perini (Cantù, 1983), fautore dell'"aumentazione" del piano musicale grazie alle nuove conoscenze tecnologiche: gestione degli ambienti video, interattività, rapporti della musica elettroacustica con i sistemi video; ma sempre partendo da una base di importanza ontologica dello strumento. Perrini afferma giustamente che i rischi di un video, specie se con effetti, tendono a riprodurre un risultato veloce, immediato, che spesso non è frutto della consapevolezza del fruitore. Ecco perché è necessario con competenza equilibrare i rapporti, una mediazione che Perini sa esibire con molta efficacia, gettando ponti con altri generi musicali.
-La escritura del dios,  for electric/Midi guitar, live electronics and interactive video
-Pubblico D, electroacustic music
-Lumina, for five instruments
-Hocus focus, for trio, video and electronics


Clara Iannotta (Roma 1983), flautista in origine la Iannotta aveva invece come compositrice un eguale proficuo talento: lei si definisce coreografa del suono e ha già ricevuto riconoscimenti e commissioni importanti che adesso l'hanno portata a Berlino. Le composizioni della Iannotta vivono di una simbiosi musicale tutta personale: organici che sembrano senza forza, che danno sensazioni di un mondo silenziosamente iperbolare, dove ogni nota ha un compito ben preciso, sussulta per l'insieme; con vanità quasi istrionica l'impianto ritmico, apparentemente senza rotta, ci consegna ad un dialogo surreale delle voci inascoltate degli strumenti.
-A failed entartainment, for string quartet
-D'àpres, for ensemble of 7 musicians
-Al di là del bianco, for bass clarinet and string trio


Daniele Ghisi (Trescore Balneario 1984), compositore e matematico, si impone nelle sfaccettature della vocalità ripescando le rughe della teatralità colta: testi letterari, recitazione, bisbigli e canto operistico per poi approdare alla danza libera, alle coreografie e ai video e alle installazioni per creare un metalinguaggio. E' una scrittura densa, che viene fuori con grande facilità, che sta maturando e diventando sempre più valida così come confermato dall'esperimento di Nostre, ossia le messe di Machaut a contatto con le presunte estemporaneità dell'elettronica.
Nelle ultime composizioni particolarmente curata sta diventando quella parte del compositore che è rivolta verso l'elettroacustica e l'impiantistica video/scenografica: alla Biennale di Venezia del 2013 Ghisi assieme a Maestri ha presentato "Visioni", un immaginario spettacolo di cinquanta minuti dove impulsi di suoni acusmatici provenienti da 23 altoparlanti avvolgono le perfomances dei musicisti.
-Nostre, for 8 voices and electronics
-Visioni, for ensemble and 23 loudspeakers

Vittorio Montalti (Roma 1984), è per molti una nuova frontiera creativa di quello che potrebbe essere l'opera: assieme a compositori come Grimaldi, Montalti è il candidato ideale per un rinnovamento di quello che da tempo si trascina in modo stanco nelle sale musicali; Montalti si è messo in luce con L'arte e la maniera di affrontare il proprio datore di lavoro per chiedergli un aumento, un'opera basata su un testo di Perec in cui, prendendo in prestito le parole del compositore, l'idea si sviluppa come diagramma di flusso, ossia il protagonista intavola una sorta di ragionamenti/eventi a catena, dove il tutto si accompagna a proiezioni, teatralità e musica che puntella e non si prende ulteriori responsabilità.
-L'arte e la maniera, (estratto), opera per 3 voci, ensemble and electronics


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