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sabato 14 giugno 2014

Cenni sullo spettralismo


Quando a Gerard Grisey gli veniva chiesto chi fosse il padre putativo della musica spettrale il francese rispondeva che era Edgard Vàrese "il nonno di tutti noi": l'uso innovativo delle percussioni non era solo una pratica sovversiva al modo tradizionale di suonare delle orchestre, fu anche espressione del principio che dai timbri si potesse ricavare armonia, un'armonia basata su elementi formali diversi da quella classica, ma con risultati sostanzialmente identici; il colore dei suoni poteva essere ricavato anche da uno spettro armonico o anche inarmonico (molte percussioni avevano questo requisito). 
La paternità dello spettro inteso come rielaborazione al computer di suoni analizzati nei loro dettagli, passa non solo dagli esperimenti di Vàrese e naturalmente dall'apporto dei primi compositori computer-dipendenti (John Chowning ad esempio) ma anche dalle depressioni risonanti di Giacinto Scelsi,  che come molti sanno passò a lungo dei periodi infausti in ospedale suonando una sola nota di piano in maniera sostenuta, alla ricerca delle implicazioni realizzabili dalla sua nascita fino al suo svanire naturale; così come lo studio degli overtoni fu anche una prerogativa di Stockhausen allorchè affrontò quella costruzione di Scelsi con le armi della composizione dedicata in Stimmung.
James Tenney invece ne sistemava gli idiomi nei primi anni settanta negli Stati Uniti, in forme notazionali grafiche direttamente collegate a serie armoniche estrapolate dagli strumenti: negli studi recenti l'americano è considerato un anticipatore del flusso spettrale che discendeva dalla teorie di Partch e Cage. E non c'è dubbio che spettralisti casuali come Polansky o Luther Adams abbiano un debito di approccio verso Tenney. 
Gli spettralisti europei non erano interessati (a differenza dei compositori microtonali come Harry Partch, Lou Harrison, La Monte Young) ad addentrarsi nei quarti di tono o nei parziali in virtù del rispetto per un nuovo sistema di costruzione tecnica delle scale e dei suoi elementi, l'interesse per la rielaborazione (che indirettamente doveva coinvolgere per forza di cose la microtonalità) scaturiva essenzialmente dalla voglia di migliorare i timbri e dargli un contenuto estetico. L'opera di Grisey, Murail o Vivier garantì la natura di approccio scientifico dei suoni, sebbene poi i compositori siano stati attenti a stare alla larga dall'essere definiti come "investigatori scientifici" e tale circostanza è stata decisiva nel tempo affinchè gli stessi deviassero le loro ricerche verso una più pleonastica ricerca di "nuovi" e subdoli suoni; hanno usato soprattutto quarti o seste di tono, cercando di impostare la composizione su timbri ed intervalli puri.
Una menzione particolare va fatta per lo spettralismo rumeno: Horatiu Radulescu creò una definizione di suono plasmatico che fu quanto di più vicino ci potesse essere alle corrispondenze astrali: senza caricarsi troppo dell'elettronica, creò una enorme scordatura spettrale creata da 9 quartetti d'archi (otto virtuali ed uno effettivo) con una potenza armonica di una viola da gamba suonata con 128 corde, l'equivalente di un viaggio entro plurimi sistemi solari, qualcosa che riconciliava in maniera definitiva le sensazioni ultraterrene di Sun Ra e la ricerca scientifica sui suoni. 
La seconda generazioni di spettralisti (quella di Harvey o Saariaho per intenderci) si addentrò ancor di più nelle possibilità offerte dalle combinazioni delle tecniche seriali con gli spettri, così come Dufourt, oltre ad aver coniato il termine attitudinale in questione, ritrasse da una intensa conoscenza degli strumenti informatici, quella necessaria operazione che giustificava in tempi moderni l'attività dei francesi coloristi del suono come Debussy, Messiaen e lo stesso Vàrese, tesa a sistemare con basi scientifiche l'approccio al "colore" di quegli autori (vedi il suo testo sulla musica spettrale come pratica per costituire forme di energia in movimento).
Oggi lo spettralismo è ancora una fonte di ispirazione di molti compositori, poichè è inevitabilmente collegata al supporto informatico (spettacolarità e disperazione dei tempi odierni!) e si manifesta in modi sempre accattivanti e nuovi, direttamente riferibili alla creatività dei compositori impegnati su questo versante; ma quel che è più importante è che di fianco ad uno degli scopi principali dell'attività del compositore (quello di scoprire nuovi suoni) ha prevalso l'idioma imprescindibile di sostenere la causa della relazione tra suoni/timbri ricercati e potere surrettizio della musica, ossia quel binomio sul quale si è sempre formata l'anima più nobile e progressiva dei musicanti di ogni tempo.

Discografia consigliata:

Prodromi spettrali:
-Edgar Vàrese, The complete works, Decca 
-Giacinto Scelsi, 5 string quartets/String Trio/Khoom, Montaigne Naive
-Karlheinz Stockhausen, Stimmung, Hyperion
-James Tenney, Forms 1-4: In memoriam Edgar Varese, John Cage, Stefan Wolpe, Morton Feldman, Hat Hut

Spettralisti:
-Gerard Grisey, Les Espaces Acoustiques, Kairos + Quatre chants pour franchir le seuil, Kairos
-Tristan Murail, Gondwana/Desintegration/Time and again, Disques Montaigne + Winter fragments, Aeon
-Claude Vivier, Prologue pour un Marco Polo/Lonely Child/Zipangu/Bouchara, Philips +Orion/Siddharta/Cinq chansons pour percussion, Kairos
-Horatiu Radulescu, String quartet n. 4/Edition Rz
-Hugues Dufourt, Antiphysis, Erato + Erewhon, Accord
-Jonathan Harvey, Tombeau de Messiaen/Mortuos Plango, vivos voco/Four Images after Yeats/Ritual melodies, Sargasso
-Magnus Lindberg, Feria/Corrente II/Arena, Ondine + Clarinet Concerto, Ondine
-Kaija Saariaho, Private gardens, Ondine + Du Cristal ...à la fumée, Ondine
-Marc Andrè Dalbavie, Color/Concerto for violin and orchestra/Ciaccona, Naive M.
-George Benjamin, Antara, Ninbus
-Georg Friedrich Haas, Nacht-Schatten et al, Kairos
-James Dillon, Ignis noster/helle Nacht, Montaigne
-Julian Anderson, Book of hours, NMC

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