Translate

sabato 31 maggio 2014

La multimedialità e l'opera a sfondo mistico di Kyong Mee Choi


La maggiore riflessione proveniente dalle conclusioni degli studi di Cage fu quella di proporre un vero e proprio nuovo modello di approccio al settore musicale: non si trattò solo di una rottura che riguardava lo stile o l'estetica, era qualcosa che aveva a che fare anche con un cambiamento delle modalità di fruizione e un riassetto delle istanze distributive della musica, storicamente impostate sull'asse spartito-editore-rappresentazione dell'opera.
Cage voleva ardentemente dimostrare che la realtà dell'ascolto effettuato tra le mura di casa (dicasi ascolto privato) subiva delle limitazioni evidenti: l'esperienza dell'improvvisazione libera, il prezioso ritorno dei suoni circoscritto in ambienti diversi da quello domestico, nonchè le stratificazioni operose del silenzio erano tutti fattori che imponevano un ripensamento su come la musica andasse ascoltata e dell'utilità relativa del supporto discografico utilizzato. Se supporti come il vinile diventarono indispensabili per la musica popolare e il jazz, l'avvento dei cds ridiede al contrario dignità d'ascolto soprattutto alla musica colta, che per vari motivi abbisognava di una maggiore perfezione del suono. Ma quelle idee così gettate nel tempo di Cage e successivamente l'avvento dei mezzi informatici tolsero incredibilmente campo anche in quest'ultimo ambito: in che modo si poteva ad esempio immortalare la perfomance dell'organo della chiesa di Halberstadt (opera infinita determinata dal compositore) oppure che possibilità hanno i compositori di fronte alla progressiva morte del collezionismo da supporto con l'ulteriore prospettiva di crescita di magazzini sonori on line o memorie di massa che ne mettono in crisi la distribuzione. La scelta, in loro soccorso, di apparire su vettori come Soundcloud o Youtube, soddisfa miseramente l'aspetto artistico ma può essere una panacea sotto l'aspetto visivo per via del caricamento delle loro perfomances (quando esistenti) che ne attribuiscono più interesse.
Quando il novecento scoprì di poter contare sull'approfondimento immacolato di settori artistici come la danza, la cinematografia e in generale tutte le arti visive, si aprì gradualmente per la musica la voglia di sperimentare soluzioni complete o miste tra le arti: la volontà fu di creare forme comprensive musicali che al loro interno sperimentassero i connubi (recitazione, spazi fisici adeguati, proiezione di immagini, ricomposizioni fotografiche, etc.), Si trattava forse di una particolare affermazione (direi una modificazione) dell'idea di opera totale di Wagner, che teneva conto soprattutto degli aspetti visivi da incrociare con quelli musicali visti alla luce delle novità contemporanee. 
Con lo sviluppo della multimedialità quel concetto specifico di opera ha praticamento raggiunto livelli futuribili: non è solo un discorso di tecnologie e creatività da applicare, spesso si tratta di sperimentazione che vuole raggiungere degli scopi ben precisi; se pensiamo alla musica improvvisata o a quella elettroacustica, le idee di Cage sono ancora oggetto di verifica sul campo attraverso concerti effettuati con modalità del tutto non convenzionali e con installazioni particolarmente creative; alcuni compositori hanno addirittura elaborato delle opere? che permettono al soggetto passivo del concerto di diventare parte attiva attraverso l'interattività oppure che gli permettono di vivere l'evento in "movimento". Non penso passerà molto tempo per cui sarà possibile visualizzare da casa, comodamente dal proprio computer, un concerto che si svolge a molte miglia di distanza dalla sua abitazione e contemporaneamente essere partecipe di esso tramite un suo imprevedibile coinvolgimento. 
Quello che oggi viene definita opera multimediale è un qualcosa che per molti ha un carattere ambizioso: significa mettere assieme competenze diverse in vista di un fine comune. La multimedialità ha compiuto comunque passi divergenti se la si analizza in relazione alle modalità del suo sviluppo tra mondo anglosassone ed europeo: mentre nel primo gli scopi sembrano vanificare qualsiasi egocentrismo del compositore, che si sta dirigendo verso una scrittura semplicisticamente rivolta al respiro sociale degli utenti (si pensi alle consolles di laptops collegate in rete utilizzate anche a fini didattici, alla multimedialità in favore dei disabili, alla comunicazione a due livelli della Brain Opera di Tod Machover o a quella elettroacustica di breve raggio di Andrew Lewis indirizzata alla dislessia), in Europa i compositori cercano di trovare delle soluzioni più accademiche, meno fantascientifiche e più rivolte ad un'elaborazione complessa delle variabili in essere; si mettono assieme musica, danza, recitativi, proiezioni e foto, cercando di trovare punti di relazione tra esse (vedi per esempio  le campionature di films o di colonne sonore che si inseriscono nelle partiture di Michael Van der Aa).
Kyong Mee Choi (1971), compositrice coreana di stanza a Chicago, è una sorta di via di mezzo di queste tendenze: conosciuta soprattutto nell'ambito elettroacustico, Kyong Mee Choi ha dato vita ad un'opera composita in cui trovano posto danza, poesia, videoart e musica (l'ensemble Dal Niente, un coro e degli effetti elettroacustici). "The eternal Tao" (pubblicato in dvd dalla Ravello Rec.) ha lo scopo di offrire un empasse riflessivo sulle implicazioni del Taoismo, visto attraverso le massime di Lao Tzu, immergendo l'ascoltatore in un mare di misticità ottenuta grazie all'interposizione di materiali musicali di vario genere:  si parte dalle sospensioni corali dei Nocturnes di Debussy per impostare un dialogo che ripesca echi del canto operistico, delle prodezze atonali alla Pierrot Lunaire di Schoenberg, che passa attraverso le implicazioni teatrali di Kagel e Nono. La compositrice bandisce qualsiasi tipo di energia diretta, per erigere un naturale muro di suono che ha la soavità e le propensioni occidentali, sebbene non venga affatto disdegnata la parte orientale della musica; anzi ciò che ne risulta è quasi un paradosso, perchè sembra di ascoltare un prodotto orientale scritto e visto con l'ottica di un occidentale: la vicinanza è letteraria e musicale con espedienti che stuzzicano pensieri prossimi alla spiritualità new-age ma ottenuta con mezzi elettroacustici, che è la sua specialità. Pittrice e coreografa, la sua musica è lo specchio della sua concezione artistica: immagini lente, deformate o meglio non focalizzate come i suoi dipinti che si occupano di proiettare le imperfezioni della vita, così come le danze esplicative dei ballerini di "The eternal Tao" e le caratterizzazioni enigmatiche dei video a supporto della rappresentazione che documentano il potere da esplorare in itinere dell'immagine visiva.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.