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sabato 24 maggio 2014

Bug Jargal


Nel 1826 Victor Hugo, padre putativo del Romanticismo francese, rimaneggiò definitivamente il suo primo romanzo, "Bug Jargal", scritto nel 1816 per soddisfare una scommessa nata nei circoli letterali del "Conservateur littéraire"; ad appena sedici anni, Hugo divenne il narratore degli eventi della Rivoluzione dei coloni di Haiti contro la dominazione francese, per molti traendo da essi lo spirito politico liberale. Sebbene questo aspetto sia ancora oggi controverso nella critica letteraria e c'è chi ancora attribuisce a quel saggio un valore politicamente in favore dell'ottica conservatrice dell'epoca, "Bug Jargal" è da considerare per molti come un teorema sul linguaggio e sulle sue relazioni nell'esercizio del potere: sarcasmo, retorica, degradazione sono aspetti ben evidenziati nel suo racconto, ma che potrebbero essere anche immagini pungenti da riscoprire anche in un disposto collegato con le altri arti.
Nel 1995 il trio di jazzisti italiani (Luciano Caruso al soprano, Giorgio Pacorig alle tastiere e Nello Da Pont alla batteria) sfruttarono la novella di Hugo, verificandone le sue possibilità sonore in concerti di solito tenuti a quattro con l'aiuto di Walter Dal Cin che si occupava dell'aspetto visivo attraverso la proiezione video; quelle prestazioni musicali, di cui circolavano solo bootlegs non ufficiali, sono state oggi assemblate definitivamente in un cd dalla Aut Records, scegliendo un'esibizione effettuata a Belluno, sebbene la stessa sia stata immortalata in una edizione a tiratura limitata, probabilmente dato il carattere speciale della proposta. Una ristampa degna di avere una registrazione ufficiale, perchè il trio con molta intelligenza sposta l'universo immaginario di Hugo in una propria realtà sonora che ne è intimamente collegata: non è solo l'empatia tra i tre musicisti che viene sviluppata, quello che più colpisce è l'onestà intellettuale dei suoni cercati come nel parallelo con il romanzo di Hugo, in cui egli si prefiggeva l'obiettivo di rappresentare la morale dell'"Homme honete"; sono proprio gli interventi singoli dei musicisti, le loro soluzioni perfettamente consone ad una trasposizione musicale di propria gestazione, che determinano il valore di un'esperienza che era caduta nell'oblio. 
Sotto l'influsso di originali reminiscenze del Miles Davis elettrico, l'impostazione della radice jazzistica si apre all'esoterico e al coagulo con la realtà di una situazione antica che privilegia il rispetto delle narrazioni con moderni rivestimenti di improvvisazione jazz: Caruso educa il suo sassofono alla convivenza con l'ambiente storico, è descrittivo e democratico quanto basta per accogliere l'esclusività e la ricercatezza dei suoni profusi da Pacorig (sentire gli splendidi rigurgiti di Fender in "There's many a slip twix the cup and lip" o il frequente ed onomatopeico filtraggio della voce in modalità borbottio), con Da Pont teso alla mediazione di un apporto ritmico relativo che stia tra le sincopi jazz e l'alfabeto Morse del linguaggio di Hugo.
"Bug Jargal" non solo rimanda ad una storicità pressante e ambigua come quella del passato e di Hugo in particolare, ma resta musicalmente un'esempio brillante di creatività (una conformazione che certo non difettava ai tre musicisti) basata sull'interposizione dello spirito umanizzante delle arti.

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