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sabato 10 maggio 2014

Brian Ferneyhough: Complete Works for String quartet & Trios

Quello per cui il compositore inglese Brian Ferneyhough è famoso, è qualcosa che è vicina alla calligrafia orientale: come da tempo discusso, la particolarità dell'inglese sta nella complessità della notazione musicale, che è anche il veicolo per ottenere il massimo dall'espressività; c'è un significato nascosto nella partitura, direi criptico ed accessibile dopo una sorta di lavoro simile al risolvimento di un rebus, ma che nel caso specifico non ha niente a che vedere con la matematica o la conoscenza, quanto piuttosto con l'intelligenza e la laboriosità dell'esecutore.
La Aeon R. ha appena pubblicato quello che probabilmente si appresterà a diventare un gioiello nelle collezioni degli appassionati di musica classica, ossia un triplo cd interamente suonato dagli Arditti String Quartet che abbraccia integralmente tutta la produzione di Ferneyhough allo string quartet (ampliando anche alla sonata e al trio) lasciando da parte naturalmente le poche prove dell'inglese dove il settore corde si unisce ad altri strumenti di altro ceppo (vedi per esempio "Funérailles" che l'Arditti registrò in un cd per la Stradivarius) o ad ensembles con numero più esteso. 
Ferneyhough ha impostato la sua carriera soprattutto sulla produzione da camera ed in particolare ampio è stato l'interesse per gli archi e per il flauto. Sebbene in molti profili venga concettualmente più considerato per alcune composizioni orchestrali ("Carceri d'invenzione" o "La Terre est un homme") o per la composizione al piano di "Lemma-Icon-Epigram", è nella chamber music che si respira a pieno quella complessità che gli si attribuisce e questo per via della possibilità di acclarare quella relazione tra gesto = espressività, che può essere ben compresa quando si ricorre al concetto tipicamente esecutivo dell'energia psico-fisica profusa dal musicista.
"Complete works for String quartet & trios" è Ferneyhough allo stato puro: in un convincente ordine cronologico, gli Arditti sviluppano tutta la materia, consapevoli di aver contribuito fattivamente alle teorie del compositore inglese che ha sempre visto il quartetto come l'estensione naturale delle sue idee. Accantonando tutte le problematiche che riguardano la partitura e l'interpretazione di essa di fronte alla difficoltà estrema di esse, ciò che conta è verificare il punto di arrivo della teoria di Ferneyhough, ossia se viene raggiunto quell'effetto emotivo/espressivo indotto nell'ascoltatore dal lavoro trasmissorio degli strumentisti.
Sotto questo punto di vista le opinioni contrastano soprattutto in virtù del fatto che, una volta stabilita l'originalità di stile, le visuali emotive consequenziali fanno parte di quella parte di sensazioni contemporanee che sono lo specchio della frammentarietà, della sopraffazione proposta in modo istantaneo dai dialoghi: una sorta di alienazione paralizzante in cui i momenti lirici sono oasi di fronte ad un turbine di caoticità ben organizzata, così come repellenti ci appaiono alcune evoluzioni.  
Quello che dovrebbe passare per un normale lavoro di riproduzione musicale, nel caso di Ferneyhough diventa teoria del trascendentale, poichè egli guarda alla performance come una parte del processo compositivo: quest'ultimo continua trasferendosi (attraverso l'interpretazione della partitura) nella psicologia creativa dell'esecutore, che deve scegliere in mezzo a tante difficoltà le parti da rendere identiche allo scritto e quelle sulle quali è più approssimato. E' esattamente l'opposto di quanto si possa pensare sulla rigidità interpretativa delle partiture del compositore: esse costituiscono solo un modo di confronto, ma è dall'aspettativa di un "alto" profilo di questo confronto, che si ottengono i migliori risultati in termini di suoni, di loro funzionalità e di loro comprensione per il pubblico. 
La versione scientifica dei quartetti di Ferneyhough, che passa attraverso i processi di decostruzione e ricostruzione di elementi semplici, è quanto di più avanzato abbia fatto un compositore in materia servendosi dei materiali tradizionali: quell'idea portata in auge a ridosso degli anni cinquanta dal Boulez di "Livre",  ha trovato in Ferneyhough una tale espansione, che ha ingenerato l'idea in molta parte delle nuove generazioni colte, che bisogna ripartire da lui per potenziare le attuali procedure di approccio alla composizione contemporanea.

Altri consigli discografici (oltre quelli citati):
-Music for flute, Bjarnason, Brigde
-Chamber Music, Ensemble Exposé, Redgate, Metier R.
-Terrain no time (at all)/La chute d'Icare, etc. Elision Ensemble, Kairos



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