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martedì 22 aprile 2014

Tigran Mansurian: continuità ed essenzialità della musica armena


Per effetto di una grossolana semplificazione della storia musicale classica armena, si suole incentrare su tre perni principali l'intera evoluzione musicale di quel paese: la semplificazione parte dal compositore Komitas Vardapet (1869-1935), si snoda attraverso le orchestrazioni di Aram Khachaturian (1903-1978), e si avvolge nella scrittura moderna di Tigran Mansurian (1939). In verità, pur essendoci altri compositori che potrebbero essere degnamente richiamati, questa esemplificazione si presta quantomeno a dare le direttive essenziali di quello che è stata la musica in Armenia negli ultimi 150 anni.
Prima tra le regioni geografiche ad abbracciare il cristianesimo (sia pure con metodo ortodosso), l'Armenia ha vissuto di church music e tradizioni popolari per svariati secoli ingabbiata da una nebulosa visibilità musicale che venne meno solo nel tardo romanticismo, grazie ai nazionalismi russi e alla sanguinosa diatriba con la confinante Turchia che portò ad uno dei maggiori genocidi in quantità di vittime della storia mondiale ad inizio novecento (ancora oggi vivo il ricordo nella popolazione e nelle nuove generazioni, che si accorgono di avere qualche parente diretto in famiglia deceduto in quelle vicende). La musica non poteva non tener conto di questi elementi: attraverso il filo di continuità musicale che si sviluppa attraverso la triade di compositori sopraccitati si avverte ancora un carattere conservatore e nel contempo tipizzato della musica corale armena, quel dosato equilibrio con cui le melodie folk si sono unite nella musica occidentale classica, nonchè quella presa di coscienza della contemporaneità e delle sue possibilità espressive. Tigran Mansurian non solo è il principale rappresentante di una proiezione storica della musica armena, ma è anche un profondo archetipo di come il vissuto di un compositore può tramutarsi (attraverso la musica) in un definito idioma espositivo.
La Ecm di Eicher, allo stesso modo con cui ha imposto all'attenzione determinati compositori o musicisti sposandone in toto caratteristiche e produzione discografica, ha garantito a Mansurian una conoscenza benemerita che sarebbe stato un delitto non portare a destinazione del pubblico: allo stato attuale si deve ritenere che il compositore armeno abbia già fornito valide dimostrazioni in merito a quel particolare utilizzo che il mondo filo-sovietico ha dedicato alla scrittura per archi. Declinando quell'area musicale più aperta alla chance orchestrale, Mansurian si è posto ancora una volta nell'ottica del compositore intimista, per solista, da concerto da camera o al massimo per misurati ensembles, provocando la netta sensazione che dalla sua scrittura siano partiti i migliori aggiornamenti dei concerti per viola e violino degli ultimi vent'anni, in una ragionata costruzione a tappe posta su un piano estetico sfalsato rispetto alla composizione armena; una via che non corrisponde tout court all'afflato decadente dei compositori dell'epoca post-romantica, nè tanto meno alla depressione rassegnata di quelli contemporanei sovietici (Schnittke, Gubaidulina, etc.). La cosa che colpisce dell'armeno è quella capacità di saper collegare la profondità di animo e di intelligente intensità spirituale che fu di Brahms o Mahler (compositori affamati della vita ma inerti contro le sue leggi), con glissandi e suoni post 1950, suoni apertamente discorsivi, montati spesso su note che vibrano acusticamente sulla parte superiore del pentagramma e che appartengono al modello di condotta di una spiritualità moderna che passa attraverso la ricerca disperata di segni o di funzioni scientifiche del creato. In questo modo egli ottiene senza sforzo il migliore degli accostamenti religiosi, quello che si concentra sull'essenziale, ossia sulle nostre quotidiane percezioni della vita, in cui la presenza musicale va concretamente coordinata con la poesia che denuncia lo spirito.  

Discografia consigliata:
-Quasi parlando, P. Kopatchinskaja (violino), A. Lechner (violonc.), Amsterdam Sinfonietta, Ecm
-MonodiaKim Kashkashian (viola), Jan Garbarek (soprano sax), Hilliard Ensemble (choir), Christoph Poppen, conduttore della Munchener Kammerorchester, Ecm
-String Quartets - Rosamunde Quartett, Ecm
-Hayren: Music of Komitas and Tigran Mansurian, Kim Kashkashian, Ecm

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