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mercoledì 2 aprile 2014

Karlheinz Stockhausen: Sulla musica

Quando si toccano i temi della musica contemporanea è quasi inevitabile utilizzare un linguaggio consono alla discussione, linguaggio che spesso non è di facile comprensione perchè comprende un substrato teorico necessario. Soprattutto di fronte alla stesura di testi (più o meni incanalati in un'edizione libraria) il problema emerge in tutta la sua sostanza: se non si hanno ottime nozioni di musica e di "ascolti" musicali correlati, si rischia di non percepire fenomeni e scoperte profuse dai compositori nei loro scritti. La dimensione verbale è sicuramente la più congeniale per addivenire alla chiarezza dei concetti, poichè in questa emerge il carattere diretto del confronto delle idee, che non viene filtrato da ulteriori ripensamenti sulla stesura in formato cartaceo di una teoria. 
Le conferenze di Karlheinz Stockhausen, tenute a Londra dal compositore tedesco nel 1971, vivono di questa virtù appena accennata: in "Sulla musica", il libro che le contiene, pubblicato dalla Postmedia books in tiratura limitata, vengono trascritte per la prima volta in italiano quelle conferenze oggetto della trattazione di Robin Maconie; grazie alla traduzione di Massimiliano Viel (che ha conosciuto e suonato con il compositore) diventano disponibili nella nostra lingua le visuali di Stockhausen espresse in un linguaggio che, date le circostanze, non poteva che essere "adeguato". A quella data Stockhausen aveva già sviscerato almeno l'80% del suo pensiero e quindi logicamente l'attenzione si focalizza sui metodi di composizione, che costituivano già allora un filosofico punto di rottura con il passato della musica: dedicando brevi accenni alle tecniche seriali, il compositore tedesco si getta a capofitto nella spiegazione delle sue invenzioni: l'appeal dei risultati raggiunti da Webern e Messiaen, che si traducono in quello che egli chiamerà puntillismo, la costruzione della composizione fatta in stadi successivi partendo da unità semplici (dai punti ai gruppi), la moment form, le tecniche elettroacustiche (con evidenziazione del potere dei microfoni e della spazialità dei suoni), le forme intuitive. Inoltre, particolare interesse descrittivo, assumono le conversazioni fatte con un intervistatore anonimo durante quelle sedute, in cui Stockhausen parla della sua vita privata prima che diventasse un compositore di rango: una prospettiva in cui emerge anche le difficoltà affettive incontrate in una famiglia in cui il padre si dibatteva tra intrecci politici e militari e la madre era soggiogata da problemi psichici (tanto che verrà purtroppo soppressa per la sua presunta inutilità). In questi racconti, così come durante le lezioni impartite durante la conferenza, si ritrova tutt'intatto il cinico realismo del tedesco, che in maniera quasi surreale dalla difficoltà ne ricava insegnamenti di vita. E' una sorta di coerenza del vivere che pervade il compositore (una qualità che scarseggia nell'attuale società e che andrebbe ricomposta) e che si trasmette anche nella musica: io ritengo che essa sia stata, nel caso di Stockhausen, la principale fonte caratteriale, sulla quale si è costruita la grandezza del compositore. 
Pieno di esempi calzanti e di previsioni sul futuro della musica, "Sulla musica" ha il solo difetto di rappresentare spesso circostanze e mezzi produttivi che si riferiscono a quella data (1971), e specie per la parte dedicata alla musica concreta ed elettronica, risulta storicamente non attualizzato allo sviluppo imperioso dei temi a cui si è giunti, sviluppo che oggi è stato approfondito proprio sulla base delle sue teorie. Ma la seria discorsività presente nella dinamica delle sue affermazioni è qualcosa che non si può catalogare, fa parte del suo universo, un universo musicale fortemente voluto e studiato nei suoi particolari, con la totale assenza di presunzioni o dogmi che sono riduttivi della capacità di analizzare le possibilità offerte dai suoni......"Non ho mai ritenuto di essere dotato di un talento eccezionale. Se devo fare un confronto tra il mio lavoro e quello dei miei colleghi, mi rendo semplicemente conto di aver sempre lavorato sodo. E mi sembra che oggi il mio talento speciale nell'esplorare nuove possibilità e nell'allargare la nostra coscienza sia più necessario della capacità di mostrare alla gente quanto si è geniali nell'interpretazione o nella composizione di brani in un determinato stile...." (da Il talento musicale, una conversazione informale con un intervistatore anonimo, Londra 1971).

2 commenti:

  1. Vorrei solo aggiungere che il libro continene anche una lunga intervista (28 pagine) realizzata nel 1981, che aggiorna la visione del compositore al periodo incui stava componendo il grande ciclo di opere intitolato Licht. Inoltre con la mia lunga introduzione (30 pagine) cerco di integrare il testo originale fino a includere non solo tematiche importanti non toccate dalle interviste e conferenze, ma anche trattando di quello che il compositore ha realizzato fino alla sua morte (nel 2007). Insomma a mio parere il libro riesce a dara nella sua interezza una visione assolutamente generale e piuttosto completa (a livello divulgativo) di tutta l'opera del compositore.

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    1. Ringrazio Massimiliano per il suo intervento. Non me ne voglia per la dimenticanza della sua lunga introduzione, importante per compiere il lavoro di aggiornamento sull'autore tedesco. La lunghezza sommaria (ma necessaria) di un articolo spesso non riesce a comprendere tutti gli aspetti della lettura di un testo. Quanto alla non attualità del lavoro, non mi riferivo certo al suo lavoro, quanto alla complessità e alla diversità del mondo musicale dell'elettronica odierna che riconosce in maniera generica molti dei suoi modelli in Stockhausen. Ma ancora oggi, non riesco a trovare un testo dove sia stato affrontato il problema e si siano rintracciati questi legami.
      Grazie ancora.

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