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martedì 8 aprile 2014

Ivo Perelman and his new works






The atonality and the contemporary theories in general have taught us that their importance lies in the representation of reality focused on some physiological states of our lives; the subtle concept that implies a correct interpretation of artistic expression (in our case, the musical art) is that some feelings or some sensations can be better understood when we resort to a certain type of sound and relations between them.
The great figures of modern music who took on the responsibility of an entire area of the music (the area followed by a public of listeners predisposed to the musical "non sense" or to complex meanings of the sounds) have solved the problems of understanding of their ideas through a series of musical patterns seen as a function of that feeling or sensation to express: some of them have dealt with the circumstance in a scientific manner, others have imposed the criteria of the imagination. An example of this seemingly complicated relationship between sound and content, is to be found, also and especially, in the spontaneity of free improvisation, one of the best directions that jazz has taken over time. The partnership between the saxophonist Ivo Perelman and pianist Matthew Shipp (together with the contribution of selected and essential musicians who follow them) shows how the considerations that constitute the thoughts of many important composers of our time (Sciarrino, Lachenmann, Bedrossian, etc.) are shared with the improvisational practices, only if, at the end, the experts will stop to consider the improvisors as "random" musicians. In academic institutions, the composers study and collide with the concepts of linearity (or discontinuity), tension (or relaxation), the vectorial direction of the musical structure (or without directionality), the physical energy (or with the falls of it) etc.. With different modes, in free improvisation, the same results are achieved through simple experimentation on the character of the music that is practiced every day.
In these three new works that Ivo Perelman releases for Leo R,, probably we find a musical balance as never seen in recent years, where the precious expressionist breath of the Brazilian artist is coagulated with free forms of music that have the advantage of a construction in fixed points (almost like an atonal classical composition); they're often consisting of interactive musical impulses that modify the phase of tension and produce an artistic "listening".
The collaboration with violinist Mat Maneri, entitled "Two men walking", follows these principles: the two musicians, immersed in their splendid preparation of unconventional musicians, create a dialogue that flows musically at the same way of the grammar settings of a human discussion. An attempt to built an act of art-music that certainly does not look out of place in front of a chamber composition of Ferneyhough (on the contrary, it could gain higher freedom).
The partnership with Shipp is reinforced with two works: the trio of "Book of Sound", where the two musicians are joined with bassist William Parker and a quartet, "The Other Edge", with Michael Bisio and Whit Dickey . They are two valuable works that show, in a convincing form, many of the theoretical principles of which we spoke earlier: "Book of Sound " marks the reunion of the Cama de Terra's trio, an historic trio that in this rappresentation greatly reduces the impetus of the gusts of sounds of Perelman; instead of so much power, we find more lyricism and synchronism with the partners: a mature Parker supports the Shipp's anthropomorphic piano, who at times seems to be looking of cataloged or computerized sounds; the only incompatibility is to step through the maze of mysterious sensations , in which Parker and Shipp are naturally more inclined towards spiritual/cryptic exposures, a condition that Ivo's style can not always capture.
The abstract expressionism of Perelman is also alive in the quartet of "The other edge" : here, the group's style forces him to play more intimate and metaphysical . Perelman must necessarily reduce the explosive "charge" of his sax; this allows him to distill more carefully the phrasing and the solos without losing an inch of expressiveness. The reference to ancient Rome that pervades "Panem et circenses" is perfectly externalized: it is a new factor that could become a new musical direction, a factor in the service of historical representation, where music has made of different moods: we perceive a different thing from what we met in the seventies or eighties in Perelman's career, and also different from what we listened to comment (via overflowing suites) the novels of the writer Lispector; in this attempt to latinization he is certainly helped by the proto-ancestral pianism of Shipp (between clusters and repeated notes with a certain cadence) and by a categorical and fluidizing rhythm section, which supports creativity in order to provide the right point of sneaky description and build one of the best conceptual work of the saxophonist.

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L'atonalità e in generale le teorie contemporanee hanno insegnato che gran parte dei principi su cui si fondono sono basati su una rappresentazione della realtà che si concentra su alcuni stati fisiologici della nostra vita, esprimendo con maggior chiarezza quel concetto subdolo che sottintende una corretta interpretazione dell'espressione artistica (nel nostro caso musicale): alcuni sentimenti o alcune sensazioni possono essere meglio intese quando si ricorre ad un certo tipo di suoni e di relazioni tra essi. 
I grandi personaggi della musica moderna che hanno preso in carico tutta l'area di quella parte della musica seguita da un pubblico di ascoltatori non rigido ai presunti non sense o ai significati sonori complessi, hanno dovuto comporre le loro idee approfondendo le relazioni tramite una serie di patterns musicali costruiti in funzione di quel sentimento o sensazione da sviscerare: c'è chi lo ha affrontato in maniera scientifica e chi invece lo ha affrontato con le armi dell'immaginazione. Un esempio di questa relazione apparentemente complicata tra suoni e contenuti, viene anche e soprattutto dalla spontaneità della libera improvvisazione, una delle direzioni migliori che il jazz abbia preso nel tempo: il binomio tra il sassofonista Ivo Perelman e il pianista Matthew Shipp (assieme all'apporto di selezionati ed indispensabili musicisti di contorno) dimostra come le considerazioni che attualmente attraversano il pensiero di molti compositori importanti del nostro tempo (Sciarrino, Lachenmann, Bedrossian, etc.) sia condivisibile con le gesta improvvisative, solo se, una volta per tutte, si smettesse di considerare gli improvvisatori come dei musicisti "casuali". Così come nelle istituzioni universitarie si studiano ai fini compositivi i concetti di linearità (o discontinuità) o di tensione (o rilassamento), direzione vettoriale della struttura musicale (o non direzionalità), musica come energia in rilievo (o con cadute di essa), ecc, così nella free improvisation, gli stessi risultati si raggiungono attraverso la semplice sperimentazione della forza della musica che ogni giorno viene praticata. 
In questa triade di nuovi albums che Ivo Perelman pubblica per la Leo c'è probabilmente il più equilibrato Perelman degli ultimi anni, dove il prezioso respiro musicale espressionista del sax del brasiliano si coagula con delle free forms che hanno il pregio di costruire dei punti fermi (quasi come in una composizione atonale), spesso consistenti in slanci musicali interattivi che staccano le fasi di tensione e producono un "ascolto" artistico.
E' in quest'ottica che va inquadrata la collaborazione con il violinista Mat Maneri, intitolata "Two men walking", in cui i due musicisti, immersi nella loro splendida preparazione di suonatori non convenzionali, danno vita ad un dialogo che fluisce musicalmente allo stesso modo delle impostazioni linguistiche di uno umano. Un gesto di art-music che sicuramente non sfigurerebbe emotivamente accanto ad una composizione da camera di Ferneyhough (anzi le restituirebbe maggiore libertà).   
La partnership con Shipp viene corroborata con due lavori: il trio di "Book of sound" dove ai due si unisce il contrabbasso di William Parker e un quartetto, "The Other Edge", con Michael Bisio e Whit Dickey. Sono due opere pregevoli in cui, esposti in una forma convincente, troviamo molti dei principi teorici musicali di cui si parlava prima: "Book of sound" segna la reunion del trio di "Cama de Terra" rivestito a nuovo e smorzato dell'impeto quasi schizoide che caratterizzava le folate di suoni speculativi di Perelman; invece che tanta potenza troviamo tanto lirismo e sincronismo con il mingusiano incedere del basso di Parker e il pianismo antropomorfo di Shipp, che in alcuni momenti sembra cercare nel piano suoni catalogabili, informatizzati; l'unica inconciliabilità è al passaggio delle sensazioni misteriose evenienza in cui Parker e Shipp sono naturalmente più portati verso un'esposizione criptico-spirituale che lo stile di Ivo non riesce sempre a catturare.
Il gesto espressionista di Perelman rimane anche nel quartetto di "The other edge": costretto dal tipo di formazione a suonare un pò intimo e metafisico, Perelman deve necessariamente ridurre la carica esplosiva del suo sax; questo gli permette di distillare con più cura fraseggio ed assoli senza perdere di un centimetro il campo d'azione dell'espressività. Il riferimento alla Roma antica che pervade "Panem et circenses" è perfettamente esteriorizzato: questo nuova pelle rivestita dal sassofonista per l'occasione sembra poter diventare una nuova direzione musicale, che per esigenze di rappresentazione storica, assume toni e strutture diverse dal Perelman conosciuto negli anni settanta od ottanta, così come la diversità si impone rispetto alle debordanti suites sostenute per descrivere i romanzi della scrittrice Lispector, in questo è sicuramente aiutato dal pianismo proto-ancestrale di Shipp (tra clusters e note ripetute con una certa cadenza) e da una sezione ritmica categorica e fluidificante, i cui autori fanno di tutto per portare l'inventiva al giusto punto di subdola descrittività, per costruire uno dei migliori albums concettuali del sassofonista.

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