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mercoledì 30 aprile 2014

Il cor tristo del rinascimento


Come sapranno gli storici e gli accademici della musica, il compositore fiorentino Bernardo Pisano (1490-1548) può essere considerato come l'antesignano del madrigalismo musicale: questo plusvalore gli viene riconosciuto in più modi poichè Pisano non era solo un maestro di cappella, ma anche un intellettuale del suo tempo, dal momento che frequentava gli stessi circoli culturali in cui si ritrovavano Michelangelo, Machiavelli e molti membri della famiglia dei Medici. L'avidità culturale del Pisano fu perfettamente messa a fuoco quando divenne il primo compositore a poter pubblicare una collezione di composizioni musicali secolari a lui riferibili, avendo l'onore di poter raccogliere unitariamente la scrittura di Musica di Messer Bernardo Pisano sopra le canzone del Petrarca, dove il riferimento al più famoso scrittore di quei tempi era mediato da una conclamata passione per l'intreccio tra arte letteraria e musica. Sebbene gli agganci tra le due arti fossero state pensate temporalmente molto prima, con Pisano ed una serie di compositori nati a fine quattrocento (Bartolomeo degli Organi, Alessandro Coppini, Francesco de Layolle, etc.) si compì un primo passo verso un processo di compenetrazione tra poesia e musica che non fosse solo espressione del sacro: i tempi erano maturi per una piena affermazione dei legami con l'ambito profano, perciò Pisano diventa importante perchè spalanca nella musica (parliamo ancora di canto) le porte alla completa valorizzazione degli argomenti seri, del vivere (anche contrastato) e queste contraddizioni della vita vengono assorbite nel canto che tenta in tutti i modi di avvicinare armonicamente la valenza e le qualità emotive del testo letterario. Tuttavia Pisano non fu solo in quest'opera in cui il madrigale nasce come forma perfetta di rappresentazione di queste trasposizioni: se in Italia il fiorentino condivideva quel tipo di scrittura con compositori come il francese Philippe Verdelot (1480?-1530) e Costanzo Festa (1485c.-1545), dall'Europa dovette subire l'arrivo dei creativi fiamminghi; soprattutto degli olandesi Adrian Willaert (1490-1562) e Jacques Arcadelt (1507-1568) da molti considerato come il punto di arrivo del primo madrigalismo (Caravaggio nel dipingere The Lute Player disegnò uno spartito di Arcadelt).
Il noto collettivo canoro dell'Hilliard Ensemble, con grande acume cerca di colmare discograficamente questo periodo del passato musicale con un'operazione che mira proprio all'esaltazione del tone painting mirato ai temi dei madrigali: se sull'argomento l'Hilliard pubblicò un masterpiece nel 2000 con "The English and Italian Renaissance" in cui erano presenti anche brani di Verdelot, Arcadelt e Willaert*, nel "Il cor tristo" compiono una duplice operazione: quella di portare alla luce perle storiche poco valorizzate e quella di filtrarle attraverso una prospettiva moderna. E' questo il motivo per cui si sono circondati della collaborazione del compositore inglese Roger Marsh che ha scritto per loro tre parti che riproducono il 32° e 33° canto dell'Inferno della Divina Commedia di Dante dedicato al conte Ugolino, parti che si misurano con un attraente impianto teatrale che potrebbe essere figlio di qualsiasi epoca. Le composizioni di Marsh diventano scrittura di transizione, una sorta di inserimenti a mò di intermezzi durante la raccolta, con il compito di legare gli argomenti e proporre un tema unico; di fianco all'omofonia usata per rendere omogeneo il lavoro complessivo, la priorità viene accordata alla nuova profanità di Pisano con canzoni tratte dal citato book che intercetta il respiro poetico del Petrarca, con un completamento in Arcadelt che può definirsi il suo più diretto discendente. 

Nota:
*L'Hilliard si è anche dedicata alla riscoperta dei madrigali di Gesualdo, che però appartiene ad un periodo storico successivo.

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