Translate

martedì 18 marzo 2014

Segnali disorientati della pop music: Carla Bozulich


Il nuovo cd di Carla Bozulich arriva quando nell'etichetta canadese della Constellation Records la quantità e la qualità delle proposte sta probabilmente subendo un'impennata: nonostante essa rifiuti l'etichetta di maison del post-rock, è indubbio che fino a qualche tempo fa la stessa era frequentata quasi interamente da Efrim Menuck e musicisti del suo gruppo (i Godspeed you Black Emperor!) o da musicisti comunque ruotanti intorno a quei progetti. La situazione odierna vede non solo la Bozulich (losangelina) partecipare in pianta stabile, ma anche il coinvolgimento di gruppi come i Thundersticks o del sassofonista Colin Stetson, il che allarga i confini della nostra riflessione.
Carla Bozulich è una musicista che si mise in evidenza nel collettivo dei Geraldine Fibbers, un ottimo gruppo diviso tra punk, blues e chitarre roboanti non fortunato dal lato del seguito del pubblico; poi, dopo un album di duetti con Nels Cline e una personale versione dei classici di Willie Nelson di Red headed stranger, nel 2006 con il progetto Evangelista, Carla rielaborò una nuova proposta di dark music in qualche modo discendente dalle fosche elucubrazioni di Patti Smith periodo Peaces and noises, in cui però Carla (memore di esperienze al confine con la musica elettronica e industriale) seppe introdurre una dose piuttosto cospicua di suoni ameni ed apparentemente non focalizzati per rendere più straniante il suono. Fu sicuramente il giorno della maturità. Una sorta di inferno dantesco interiore, melodicamente bistrattato da frequenze radio e suoni senza una direzione. Un capolavoro di intensità e modernità.
"Boy", suo ultimo lavoro reca in copertina un suo dipinto raffigurante l'immagine di un cavallo che urla probabilmente ferito, su uno sfondo (un cielo?) allucinato; un'immagine palesemente espressionista che sceglie le qualità innocenti di un animale per esprimere metaforicamente l'insofferenza umana: è un versante che ha certamente un significato musicale. Carla parla apertamente di una sua personale visione di pop che è molto più intelligente di quanto ci si possa aspettare; quando si pensa alla musica popolare spesso si dimentica il suo ampio raggio d'azione lasciando ad incongruenti definizioni il compito di spiegare la verità; ma nel caso della Bozulich sembra difficile assegnare la qualifica di "pop" a prodotti musicali che provengono da una sensibilità punk ed avanguardista. Ma pensateci bene, anche il punk, il noise o l'industrial music possono generare melodie pop: i Clash o Siouxsie erano pop, i Jesus & Mary Chains erano pop, gli Husker Du erano pop, i Throbbing Gristle erano pop. Fare musica implica un'attitudine pop: tutta la musica ha la capacità di generare (in tutte le sue sotto-esplicazioni di genere) la rappresentazione di una "melodia" che può trovarsi in qualsiasi involucro. Ad un certo punto, quella che entrata in crisi è stata la melodia e non il genere (l'involucro), ma di quest'evenienza se sono accorti solo quei musicisti che hanno accettato la sfida della disintegrazione di essa come fattore ordinario della musica e hanno affrontato con coraggio i processi di decostruzione e ricomposizione dei suoni. L'immagine in copertina, allora, è proprio un'aderenza a Schoenberg e a quei tentatavi di pulizia ideologica della musica. Cose già dette mi direte voi, ma forse non ancora in grado di rendersi "popolari".
In "Boy" ci sono le graves di tanti bluesman e sghembi collages pseudo-psichedelici alla Hendrix, le inquisizioni di un rullante (l'italiano Andrea Belfi) che sembra presagire esecuzioni, quel filo diretto sottile che vi porta dai Doors al movimento americano del punk di metà settanta (con punto focale in Patti Smith), il feeling del Tom Waits di "Shordfishtrombones", dilatazioni di tempi e suoni che rendono riconoscibili melodie beatlesiane o addiritture appartenenti ai refrains dei Fleetwood Mac. Il tutto immerso in una dispersiva corrente di suoni spettrali, corredati di fascino da effetti di strumenti e loops (John Eichenseer a tastiere, viola ed elettronica). Non penso che "Boy" possa essere superiore ad "Evangelista", ma conferma comunque il percorso serio delle proposte dell'americana, cosa che di questi tempi è difficile trovare in giro.


Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.