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giovedì 27 marzo 2014

Marcello Piras: musica nera e teatro

La carta d'identità di Marcello Piras è oggi qualcosa che professionalmente assomiglia ad un'oasi in un deserto: musicologo internazionale, studioso del jazz e fondatore nel 1992 del SISMA, la società di studi musicologi africani, Marcello gode di una stima incondizionata tra gli addetti al settore (specie quelli che si rifanno al jazz), stima che nel tempo è stata ampiamente acclarata grazie a scritti, conferenze, opinioni su molti argomenti attinenti il panorama musicale, espresse sempre con dovizia di realtà storica, e sfatando molti luoghi comuni, quelli che il nostro immaginario musicale ha erroneamente catalizzato nella memoria degli eventi musicali prescritti dalla storia. 
Piras è colui che negli ultimi anni ha fornito rivoluzionarie tesi sulla musica jazz, in particolare ribaltando l'idea precostituita che il jazz si sia formato geneticamente solo negli Stati Uniti e ne ha decretato la fine entro gli anni ottanta (prendendo in esame anche le singole produzioni che ne sancirebbero il cambiamento in negativo), nonchè ha anche teorizzato l'odierno insignificante periodo di stasi che la musica sta vivendo. E forse anche per la nebulosità degli sviluppi futuri della musica che Piras tende a concentrarsi sul passato ed in particolare significativa si dimostra questa sua recente ricerca sui rapporti che legano il mondo di colore al teatro: tratto da una conferenza di tre ore tenuta ad ottobre del 2013 a Pescara, Piras sviluppa un excursus storico di come si sono presentati questi legami a livello culturale, sociale e gestuale, dimostrando come gli elementi di "negritudine" fossero presenti già molto tempo fa: facendo leva sulla capacità ritmica asimmetrica che molti compositori fondamentali dello storicismo musicale (Orlando di Lasso, Lully, Rameau, Gottschalk,Verdi, Respighi, Joplin, Gershwin, Ellington) presentarono in forme più o meno evidenti e legate sempre alla rappresentazione teatrale, Piras in questa analisi intrigante (anche per l'aspetto descrittivo che riesce a regalare) si preoccupa di allargare l'ottica dei rapporti anche nelle regioni dell'America Latina (in particolare Perù, Brasile, Cuba e le isole dell'ex colonialismo francese) con uno studio su alcuni autori, sconosciuti forse anche per la maggior parte degli appassionati di musica.
Marcello, con molta gentilezza, mi ha concesso di pubblicare i links che riportano l'intera conferenza, corredata anche di ascolti dimostrativi: sono argomenti, che non hanno la pretesa di fornire punti di critica su eventuali contenuti emotivi da attribuire alla musica, poichè fondano il loro interesse sulla storia, su idee singolari a cui molti di noi hanno dato una diversa configurazione. Sono tre ore interessantissime, che passano piacevolmente e arricchiscono il vostro sapere.

Questi i links:



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