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domenica 30 marzo 2014

Hans Zender

La scoperta dei legami tra linguaggio parlato e suoni non fu solo una prerogativa di Berio. Il tedesco Hans Zender ne condivideva già l'interesse in quegli anni quando a metà dei sessanta componeva i suoi "Canti" costruiti su unità poetiche di Ezra Pounds. Si trattava certamente di una diversa prospettiva rispetto a quella dell'italiano, che, come da lui stesso affermato, tendeva a smorzare qualsiasi istinto emotivo per concentrarsi sul suono, diretta conseguenza di una affermazione verbale. Nel corso della sua carriera (Zender ha oggi 77 anni) il compositore ha affiancato una valente direzione orchestrale, mostrando soprattutto la sua adesione al rimodellamento di stilemi romantici: non solo conduzione di Schubert o Schumann, ma anche personali aggiustamenti per la gran parte addentrati nell'ambito della produzione vocale. Sistemare in maniera appropriata un testo poetico è stato l'oggetto della sua avventura nel campo della musica contemporanea: la lettura di Holderlin, Hugo Ball, di passi biblici o di haiku giapponesi ha un "suono" immaginario, che si basa su un momento percettivo che non può prescindere dal linguaggio e dai significati. Ecco quindi che Zender, attraverso tutta una serie di opere, si è ritagliato uno spazio importante nella musica contemporanea orchestrale, quello dei rapporti onomatopeici (con vocalità anche in forma strutturata) tra musica e declamazione poetica: una forma totalmente asciutta, aspra nella sua concezione strumentale, ma terribilmente vicina al vero dramma per forza espressiva e dinamiche. 
Traendo ispirazione dalla profondità dei temi poetici, Zender si caratterizza per un humus intellettuale, che forse si fa fatica a recepire in prima istanza, ma che poi si scopre per le sue esattezze, per la sua tensione accuratamente studiata secondo le metriche figurative. Spesso mettendo in affiancamento fonti di natura diversa e densamente ricercate nella loro spiritualità (si pensi alle stringhe poetiche buddiste di concerto con tematiche ricavate da testi cristiani o apocrifi) Zender ha impresso un suo marchio alle tecniche compositive utilizzate, un autonomo sistema armonico in cui verificare processi seriali, dodecafonici e tonalità recondita. Non si delinea una commistione tra culture diverse, ma solo un transito cerebrale, in cui poter delineare "frammenti" da poter accomunare in vista di un miglioramento della nostra consapevolezza di uomini. 
Ulrich Moss, nelle note interne di "Logos-Fragmente", avvicina l'operato di Zender a quello del pittore americano Barnett Newman, sottolineando in entrambe le figure la volontà di suscitare una percezione che non vada verso qualsivoglia significato religioso; Newman è ricordato per i suoi "Fourteen stations of the cross: Lema Sabachtani", in cui dinanzi ad una serie di rappresentazioni praticamente in bianco e nero (stilisticamente rientranti nelle enigmatiche conformazioni dei campi di Rotko) divise da zip (strisce verticali divisorie) si crea progressivamente una sorta di sviluppo della coscienza solitaria dell'uomo che ad un certo punto si traduce nell'unica azione disponibile per giustificare la nostra presenza, ossia la mutualità.

Discografia consigliata:
-Holderlin Lesen 1-3,  Arditti String Quartet, Knox, Salome Kammer, Naive Montaigne
-Schubert's Winterreise, Eine Komponierte Interpretation, Prégardien, Klangforum Wien, Cambreling, Kairos
-Music to hear, Klangforum Wien, Kairos
-Cabaret Voltaire & Mnemosyne, Klangforum, Salome Kammer, Kairos

-Logos-Fragmente (Canto IX), SWR Vokalensemble, SWR Sinfonieorchester Baden-Baden, Pomarico, Zender, Wergo

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