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martedì 11 febbraio 2014

Poche note sul jazz italiano: aggiornamenti

"Poche note sul jazz italiano" ha avuto un ampio riscontro presso i lettori: per mantenere vivo quest'interesse ho deciso che sarebbe stato meglio raccogliere i tanti contributi che provengono dal jazz italiano in una rubrica da curare con una certa cadenza temporale (che non ho ancora stabilito invero); penso che possa essere interessante proporre un vademecum di aggiornamento basato sulle recenti pubblicazioni discografiche o su altro tipo di supporto virtuale a cui dare ascolto.
Naturalmente cercherò di rispettare quella fastidiosa tripartizione che ho usato in "Poche note", utile solo per la comprensione. Nonostante tutte le cattive sollecitazioni che quotidianamente avvertiamo, non si deve dimenticare che in Italia ci sono ancora ottimi musicisti e l'impegno verso di loro costituisce una priorità imprescindibile nei confronti di una corretta interpretazione dei valori del nostro jazz, il quale oltre a subire la concorrenza estera oggi deve anche cercare di travalicare provincialismi o favoritismi di sorta: in queste libere pagine di pensiero, frutto dell'interesse di un semplice cultore musicale, spero voi troviate delle conferme o dei nuovi punti di riferimento, ma badando che esse non debbano mai considerarsi definitive. Parto, quindi, con una prima carrellata.


Free forms

 
Roberto Bonati & Diana Torto - Heureux comme avec une femme - Parma Frontiere distr. IRD

Nell'ultima edizione del festival ParmaFrontiere, il contrabbassista Roberto Bonati ha presentato il lavoro svolto con la cantante Diana Torto: "Heureux comme avec une femme" prende ispirazione dal rapporto che lega l'uomo alla natura. In particolare la base di partenza è la poesia "Sensation" di Rimbaud, scritta dall'autore francese in età giovanile, quando l'impulso della "fuga" dalla realtà faceva i suoi primi passi e dove la natura gli riconsegnava la tranquillità tanto da poter paragonarla all'amore rivolto verso la propria donna ideale. Il paragone sublimato tra natura e donna è cosa in verità non esclusiva solo in Rimbaud, e Bonati lo ripropone attraverso più esempi forniti dalla storicità: il trobaudor Bernart de Ventadorn decantò l'amore verso la donna come metafora di un arricchimento spirituale molto probabilmente stimolato dalla natura, così come legami espliciti sono presenti nella poesia waka; lo stesso Roberto si mette al passo scrivendo un brano oscuro come "Women of the woodlands". Musicalmente, quindi, "Heureux comme avec une femme", si immerge in tutto ciò che possa far risplendere quella corrispondenza, utilizzando il contrabbasso in forme diverse e funzionali alla rappresentazione: qui il jazz è veramente solo un elemento del tutto vista la libertà che si sono concessi i musicisti; in un gioco di chiaroscuri soffusi e misteriosi emerge la sensualità della voce della Torto che diventa l'oggetto indispensabile della descrizione. La sua vocalità è un collante, acquisisce le sembianze di una sorta di ulteriore "suono" aggiuntivo a quello timbricamente depresso del contrabbasso, che serve per decifrare il linguaggio di quelle ombre antiche (ma terribilmente attuali per l'anima) che si scoprono nelle cose animate e non della natura, che tendono a stabilire il giusto rapporto con essa, dalle scritte delle caverne ("Une confiance de Lascaux") ai passatempi medievali ("Girotondo") fino ad arrivare all'alienazione dei nostri tempi. 

Emoticons - Simone Sassu - Improvvisatore Involontario

L'introduzione radiofonica in cui si fa accenno agli atavici problemi di comunicazione della musica contemporanea, segna immediatamente la diversità del prodotto che si andrà ad ascoltare. Simone Sassu, pianista di Sassari (classe 1970), compie in questo Emoticons una saccente operazione di collage musicale, che sfrutta il linguaggio moderno in maniera trasversale per arrivare ad un messaggio di fondo: accanto alle note musicali si affermano contestualmente rumori della vita giornaliera (passaggi radiofonici, rumori da scarti del computer, auto e moto passanti, cinguetti degli uccelli, vecchi hit della musica leggera): Sassu incrocia strumenti e il suo pianismo (in plurime vesti della modernità, compreso quelle della preparazione) con queste divaricazioni del silenzio, in alcuni momenti proiettando i dialoghi della vita ordinaria in primo piano: un intelligente modo per restare avvinghiati all'ascolto riproducendo i suoni dell'ambiente naturale (dai rumori alla voce umana) ai quali noi non riusciamo a riconoscere che abbiano un valore "musicale".


Jazz Resistant - Comanda Barabba - Rudi Records

Il Jazz Resistant è un gruppo di cinque elementi formato da Nicola Guazzaloca al piano, Christian Ferlaino al sax baritono e alto, Luca Bernard al contrabbasso, Gaetano Alfonsi alla batteria/perc. e Tim Trevor-Briscoe al sax alto e clarinetto. Il progetto, che si discosta un pò dalle consuete strade intraprese nella libera improvvisazione dai partecipanti, rivolge uno sguardo al free integerrimo del passato, quello fatto di lussuose improvvisazioni corali, ma mostra anche quella bizzarria che è un pò il marchio del jazz di stanza all'El Gallo Rojo; in ogni caso in "Comanda Barabba" l'urgenza e l'impeto dell'espressione improvvisativa è sempre al servizio di un tema di base, che viene poi sviluppato in maniera dinamica: brani come "La trasfusione" o "Golden Turkey Cake" ottengono il duplice risultato di creare il top climatico dei musicisti e di rappresentare efficacemente la loro bravura strumentale.


Daniele Cavallanti & Brotherhood Creative Trance Music Ensemble - Faces and Tales - Rudi

Registrato live all'Ah Hum Jazz Festival di Milano nel maggio del 2012 per risollevare una presunta assopita attività culturale della città, "Faces and tales" di Cavallanti e la sua band di all stars italiane del jazz (Trovesi, Actis Dato, Calabrese, Rossi, Parrini, Puglisi, Bolognesi, Tononi, Di Biase) è una testimonianza di vitalità del free jazz italiano: pur essendoci evidenti ammiccamenti alle esperienze del free jazz orchestrale statunitense, quello che richiama le aggregazioni delle bands creative (se vogliamo prendere un termine di riferimento temporale più recente si potrebbe comparare questa esperienza di Cavallanti con quella della Exploding Star Orchestra di Mazurek a Chicago) c'è una tale professionalità e competenza che rende "Faces and tales" qualcosa di estremamente personale e coinvolgente, che scombina la prevedibilità delle carte in tavola. E questo è stato il motivo per cui lo stesso è risultato vincitore (a ben ragione) in molti referendum di jazz dell'anno passato.


Free forms with ethnic sounds


Marco Cappelli Acoustic Trio - Le stagioni del commissario Ricciardi - Tzadik

Ormai di moda le storie alla Montalbano stanno riscuotendo un notevole successo (e non solo nel pubblico): il riferimento stavolta è alle storie investigative napoletane degli anni trenta compiute dal commissario Ricciardi scritte da Maurizio De Giovanni, la cui colonna sonora costituisce un motivo di ispirazione per il chitarrista di stanza a New York, Marco Cappelli, che con il suo trio acustico formato da Ken Filiano al cb e Satoshi Takeishi alle perc., imbastisce un abito sonoro alle vicende scabrose dei racconti, basato sull'improvvisazione jazz propedeutica a fornire immagini: il progetto di Cappelli rispetta diabolicamente l'efficace risvolto interiore che investe le storie, con suoni liberi (provenienti tipicamente dalla tradizione improvvisativa del jazz) tratti dagli strumenti che inglobano chiari elementi di folk partenopeo in una struttura che è avanguardista. Un intelligente connubio di arti diverse che acquista forza con gli ascolti, tecnicamente avanzato verso l'etnicità e il rispetto degli umori dei luoghi.


Dalle origini al mainstream


Stefano Costanzo - Tricatiempo - Auand R.

Nel vastissimo panorama della fusione tra jazz e rock in Italia quello che spesso manca è la congenialità della proposta per non parlare della qualità dei musicisti che in tale settore del jazz è fondamentale per la buona riuscita delle opere. E' proprio quello che non succede nella pubblicazione discografica del gruppo formato dal batterista casertano Stefano Costanzo (1981), i Tricatiempo, in cui lo stesso è coadiuvato da Marcello Giannini alla chitarra, Daniele Sorrentino al basso elettrico e Marco Pezzenati al vibrafono. Inoltre in 3 brani compare Luca Aquino alla tromba e al live electronics; "Tricatiempo" scorre benissimo, con una serie di suoni quasi enigmatici, perfettamente calibrati nell'insieme, per dirla in una parola "creativi". Gli impasti tra strumenti, i riverberi, le spruzzate di elettronica sono in sintonia con quello che gran parte dei riferimenti testuali sembrano voler richiamare, e cioè il concetto della freschezza perpetua o di una eterna giovinezza del pensiero.

Alessandro Lanzoni Trio - Dark Flavour - Cam Jazz

Il giovane pianista toscano approda alla Cam Jazz con la classica formula del trio in cui figurano Matteo Bortone (al contrabbasso) ed Enrico Morello (batteria): "Dark Flavour" conferma le potenzialità di Lanzoni, che presenta uno stile molto composito che comunque sembra aver un'area di confluenza che comprende Monk, il Jarrett melodico-bluesistico e le aperture piene di respiro di Lyle Mays. Se si eccettuano i due omaggi a Monk, "Dark Flavour" vola lontano dalle sterili riproposizioni di standards, mostrando un proprio carattere e un adeguatissimo interplay con gli altri due musicisti. 



Fabrizio D'Alisera Quartet - Crossthing - Alfa Projects

Sebbene il mainstream jazz viva un'inevitabile fase di maturità, non è poi male farsi sollecitare da nuovi attori che ne forniscono versioni tinte di eleganza e dinamicità; il giovane sassofonista soprano Fabrizio D'Alisera dimostra con alcuni accorgimenti che è possibile ancora soddisfare gusti eterogenei: in "Crossthing", quartetto composto con Maurizio Perrone e Mario Lineri (sezione ritmica), Enrico Bracco (chitarra) e Max Ionata (sax tenore) si ascolta un groove pressante, con tanto di assoli (la title track, ad esempio, è un tour de force tra D'Alisera e Ionata). "Crossthing" rivela, quindi, le ottime capacità di D'Alisera, che si appresta a diventare probabilmente un punto di riferimento delle nuove generazioni di jazzisti al sax soprano, grazie alla maturità precocemente dimostrata allo strumento. 


Stefania Tallini - Viceversa - AlfaMusic

Dotata di fantasia evocativa e sensibilità ritmica, la pianista Stefania Tallini è già una realtà del jazz italiano: la Tallini rimanda ad un certo tipo di jazz che coinvolge Evans e la cultura classica europea, ma se una similitudine si può fare in relazione alle doti mostrate nel suo nuovo lavoro "Viceversa", mi sentirei di avvicinarla alla pianista giapponese Hiromi Uehara con estro più conformato e totalmente spogliata dell'elettronica. In "Viceversa" si fa accompagnare da Guinga (chitarra e voce) e dal clarinettista Corrado Giuffredi; pur senza esibizionismi di sorta, anche "Viceversa" si fa apprezzare per i convincenti contrasti tra piano e chitarra o tra piano e clarinetto, dove il primo rispetta i canoni della migliore e più introspettiva musica brasiliana mentre il secondo compie animose fluttuazioni di stampo classicheggiante.


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