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domenica 2 febbraio 2014

Oltre il silenzio. La musica dopo John Cage.

Le frequenti visite che Cage compì in Italia gli diedero modo di conoscere e sondare un'ampia cerchia di autori non solo appartenenti al mondo accademico musicale ma anche delle arti affini: inutile rimarcare come gli effetti scioccanti dei suoi pensieri e dei suoi comportamenti abbiano lasciato un marchio indelebile nella memoria di quelle collettività. Ma oggi in molti si interrogano sul contributo profondo lasciato dal compositore americano in rapporto ai servigi dell'anima: essendo una personalità dirompente, Cage in questo senso ha ottenuto ovviamente pareri contrastanti e c'è chi ancora oggi ne depotenzia la portata storica, individuando nello stesso un freddo manipolatore ideologico.
La recente pubblicazione del poeta e filosofo Michele Porzio su Haze intitolata "Oltre il silenzio. La musica dopo John Cage", cerca di raggiungere un definitivo punto di analisi sul compositore, usando uno dei mezzi indiretti attualmente più in voga, ossia quello che sta tornando prepotentemente alla ribalta tramite carteggi, dialoghi mai conosciuti, conversazioni che vengono trascritte su carta: è su quest'ultima modalità che si sofferma Porzio sviscerando le sue colte conversazioni con alcuni tra i più validi aderenti alle teorie del californiano; si tratta del filosofo Daniel Charles, del pianista-compositore Giancarlo Cardini e del compositore Gianfranco Pernaiachi. 
Con continui ed inevitabili collegamenti interdisciplinari, Porzio e i suoi interlocutori privilegiati cercano di tracciare un assioma particolareggiato delle idee dell'americano, in una forma nuova non basata su una avvilente descrizione di fatti, avvenimenti o ricordi importanti: l'estensione, direi vitale, nella poesia e nella filosofia (senza disdegnare anche riferimenti alla pittura e alle arti visive), ha lo scopo di illustrare gli aspetti vincenti di oltre cinquant'anni di contemporaneità vissuta nell'àmbito di quello che giustamente si definisce come una splendida rappresentazione dell'arte del contrasto: nelle lunghe discussioni intrattenute con i diversi autori Porzio fa emergere il vero cambiamento introdotto da Cage, un cambiamento basato sull'apertura ad un linguaggio apparentemente inconsistente su cui non facciamo abitualmente carico di soffermarci; si potrebbe dire che la centralità del percorso di Cage è basata sulla equazione "negazione di un evento = affermazione di tutti gli altri": l'americano intuì che il suo radicale compito era quello di farci osservare che anche nel nulla sonoro esiste vitalità e che esso è costituito dai suoni che percepiamo nell'ambiente; è una finzione finalizzata come quelle dei dipinti di Magritte, di quadri come "La Bella Prigioniera" dove l'impronta surrealista viene fornita dal mascheramento di una scena effettuata tramite una tela completamente trasparente che la contiene, un espediente per dimostrare come è possibile fruire visivamente delle parti nascoste.
Su questa incontestabile proprietà che nutre il tutto, sta la grandezza di Cage: fino al suo arrivo la musica era arrivata ad esprimere un quantum di sentimenti o di contenuti emotivi (dal religioso afflato della musica medievale fino alla coscienza introdotta dal romanticismo che scandagliava la maggior parte dei sentimenti felici o infelici dell'uomo): subito dopo il decadentismo grazie alla strada intrapresa nel novecento da Schoenberg, Debussy, avanguardie russe, nonchè da tutti i movimenti surrealistici, la tavolozza dell'espressione si completò: centrando in pieno l'umore delle situazioni da rappresentare, entrarono in gioco una gamma di sensazioni come il mistero, la confusione, la sospensione, etc.; ciò che mancava ancora era però la più radicale della sensazioni dell'uomo, quella con cui avrebbe potuto bersi il cervello nell'ottica dello sconvolgimento intellettuale: l'intuizione del vuoto sonoro (o anche dell'arte di riempire delicatamente il silenzio) considerata l'aberrazione della forma precostituita, determinò l'ingresso della musica nell'arena degli smembramenti dei suoi elementi caratteriali. Di lì a poco, l'arte venne indirizzata verso un'ampia schiera di sconcertanti rappresentazioni della società, dibattuta tra contorni inerenti alle scoperte dovute all'avvento tecnologico e quelle rinvenienti dalla precarietà dei suoni. 
Porzio e i suoi interlocutori tracciano i sentieri della musica contemporanea facendo un nobile sforzo di comprensione anche alla luce dei rapporti che questa può innescare nella nostra interiorità: ne viene fuori un'interpretazione laica, reale, in qualche passaggio forse non completamente condivisibile, ma assolutamente da constatare, da verificare attraverso il significativo apporto filosofico di autori come Heidegger, Rilke, Levinas, etc.; in molti momenti questo processo di ricostruzione ha naturalmente bisogno di conferme che provengono dall'esperienza personale degli scrittori; è questo il motivo per cui si incontrano nel testo similitudini di pensiero esposte tramite l'illustrazione verbalmente sinottica delle creazioni di Charles, Cardini e Pernaiachi oppure tramite brucianti poesie di Porzio inserite ad hoc nel testo a completamento dei dialoghi.
Tuttavia Porzio riserva un finale a sorpresa per i lettori in cui, ormai solo nelle sue elucubrazioni, egli si serve di Pirandello per poter spiegare quello che è mancato alla musica contemporanea e quello invece di cui avrebbe bisogno; in una lucida analisi che da sola vale l'acquisto di questo libro assale decisamente l'impostazione intrattenuta: il primario pensiero a cui rivolgere lo sguardo nella musica odierna (e più in generale nelle arti) non deve essere solo una preoccupazione accademica, ma deve riconquistare quella sua specificità in rapporto all'uso che deve essere fatto: non serve solo aprire le coscienze sugli aspetti terrificanti dell'esistenza o quelli che transigono l'inutilità di qualsiasi azione (eventi ormai tutto sommato ampiamente documentati nelle arti), ma è necessario che quel fuoco che cova dentro l'artista sia realmente in grado di essere riconosciuto dall'utente in modo da aiutarlo (nello spazio più o meno ampio dell'opera) a sollevarlo da dubbi e difficoltà, una specie di donazione sincera che risponde al più puro dei principi etici e al più concreto degli stimoli religiosi. 

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