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lunedì 24 febbraio 2014

Ingrid Laubrock & Tom Rainey: And other desert towns


Quello di "And other desert towns", ultimo lavoro in coppia tra la sassofonista Ingrid Laubrock e il batterista Tom Rainey, sembra impegnarsi sul fronte spettrale. In realtà potrebbe essere anche una continuazione delle visuali interattive dei due musicisti che da tempo sono in contatto musicale. 
La Laubrock è una delle più interessanti sassofoniste di improvvisazione degli ultimi anni, ampia nella gamma (praticamente va dall'alto al tenore), con un vantaggio competitivo sul soprano: tedesca di origini ma ormai di stanza a New York, il suo debutto nel 1998, "Who is it?" in un quartetto di latin jazz, sembrava prefigurare altri percorsi: in realtà, quel cd mostrava già un'artista matura, in grado già di dimostrare il suo valore attraverso assoli raffinati e potenti, che senza farlo apposta aggiornava sapientemente quel genere; di quel jazz latino, sin dall'episodio discografico successivo, non se ne ebbe più traccia e gradatamente la Laubrock è stata sempre più coinvolta dalle istanze progressiste dell'improvvisazione: tra i suoi progetti particolare enfasi bisogna attribuire a "Forensic", ma soprattutto all'esperienza del gruppo Sleepthief proprio con Rainey alla batteria e Liam Noble al piano in un paio di cds (l'omonimo del 2008 e "The madness of the crowds" del 2011). 
Rainey, da parte sua, è stato definito da Gress un "true Zen improviser": Tom si è praticamente messo al servizio delle parti ritmiche di molti improvvisatori importanti degli ultimi quindici anni, non solo nelle collaborazioni con Drew Gress, ma anche nel trio di Fred Hersch, nel gruppo di Nabatov, con Andy Laster, con i Paraphrase di Tim Berne, nelle formazioni di Tony Malaby e dei musicisti appartenenti al suo giro. Nè si devono dimenticare i suoi sforzi in casa Ecm al servizio di Mark Feldman e David Torn. La sua carriera da solista è iniziata solo qualche anno fa con "Poor School" nel 2010, che è stato apripista per un più convicente "Camino Cielo Echo" del 2012 (un ottimo trio sempre con la Laubrock e la Halvorsen).
Lo stile di Rainey è quello di un vero e proprio artigiano della batteria: Tom non usa tanto tecniche estensive, si accontenta di tirar fuori dai quei quattro elementi dello strumento il meglio in termini percussivi e decorativi. La definizione di improvvisatore zen gli deriva dal fatto che l'interazione con gli altri musicisti avviene facendo appello al pensiero dell'immedesimazione dei suoni, alla ricerca di sonorità meditative, ottenute mediante le vibrazioni prolungate dei piatti e l'ordinamento delle dinamiche. 
"And other desert towns" è qualcosa che cerca affinità e significati con la materia inerte: i titoli (Patio A/B, la title track, Painted cave, Summerland) sembrano riflettere il desiderio di esplorare la dimensione estatica della solitudine e probabilmente contraddire il senso di vuoto fisico che può derivare da essa. Una corretta esplorazione può fornire una felicità funzionale: è l'arcobaleno che compare in copertina nel bel mezzo di una tempesta che oscura completamente il paesaggio sottostante. Ma quel paesaggio ormai non è più importante, semplicemente non si avverte. I due improvvisatori si avvicinano, in una maniera direi domestica, alle teorie della Oliveros o agli ambienti risonanti di Scelsi, raggiungendo risultati vincenti a fasi alterne: nonostante questa volta la formula del duo venga testata sulla civiltà Chumash con un delicato lavoro di ambientazione ricreato da Rainey, la sensazione è quella di non avvertire ancora nel suono di Ingrid quelle scosse al tenore che c'è l'hanno fatta amare invece al soprano.


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