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mercoledì 5 febbraio 2014

Il suono del Nord

Non c'è dubbio che nel jazz post anni sessanta, le evoluzioni musicali provenienti dalle terre nordiche possano essere considerate tra le più congeniali formule sperimentate e non solo in rapporto a quello che è stato fatto dalla prima generazione di musicisti jazz vincolata alle forme bop e post-bop, ma anche in relazione all'interesse che i musicisti hanno profuso verso il futuro melodico della musica: essi hanno agito cercando di creare comunque formule nuove, potenzialmente popolari, fatte per ottenere un consenso e un'immediata comunicabilità presso gli utenti, utile e necessaria per sviluppare l'arte musicale in maniera uniforme e condivisibile nella popolazione. 
Luca Vitali, giornalista jazz molto addentrato nelle tematiche scandinave, anche per via di una serie di ricorrenti collaborazioni con le maestranze norvegesi, ha appena pubblicato uno dei primi tentativi di accorpare la materia con il suo libro "Il suono del nord. La Norvegia protagonista della scena jazz europea", una dettagliata storiografia degli avvenimenti che hanno interessato la Norvegia (principale attore di una più ampia scena che investe i paesi nordici limitrofi). Vitali ha così soddisfatto un'importante esigenza di documentazione di eventi, locali, passaggi temporali fondamentali, incontri, musicisti, di cui se ne sentiva assolutamente il bisogno per un raccordo. Con Percorsi Musicali ho introdotto sin dai primi post la bellezza della tematica degli argomenti  in questione, con alcune monografie, certo fatte con parsimonia e come si conviene ad un blog, ma con tanto interesse documentato dalla numerosità delle letture. D'altronde quello del jazz nordico è discussione che ha bisogno di un'ottima conoscenza (fatta anche sul campo dell'ascolto)  per delineare i suoi veri punti di forza: Vitali utilizza uno stile giornalistico discorsivo, in cui si focalizza, in una trattazione a paragrafi, su tutte le configurazioni principali del movimento (che siano eventi o musicisti) fissando le idee con dovizia di informazioni, conferendo alla figura di George Russell primaria ed embrionale importanza per la nascita e lo sviluppo della musicalità nordica, inserendo aneddoti ricavati da interviste (anche effettuate da lui stesso) e mettendo su carta, definitivamente, quel parco di notizie essenziali per una felice comprensione del fenomeno. Se avete voglia di andare in Norvegia a godervi un pò di questa moderna penisola "incantata" dell'Europa, non potrete fare certo a meno di consultare "Il suono del Nord", ricco com'è di riferimenti ai templi musicali odierni del jazz norvegese, di mini biografie sui musicisti importanti, così come è attento alle evoluzioni dell'attività dei concerti o festivals o alle organizzazioni a scopo musicale (che in Norvegia sono numerose e con budgets sempre molto confortanti in rapporto alla popolazione).  
Qualche rammarico? Sì, ma fuorvianti e molto personali.
Per scelta di Vitali, l'analisi si ferma alla Norvegia: questa circostanza non permette di apprezzare (se non in modo indiretto) le novità che sono provenute dai paesi limitrofi come Svezia e Finlandia e se, come me, si pensa che il suono nordico è un'umore quasi biologico radicato nella personalità di quegli uomini, con sfaccettature diverse a seconda dei luoghi, un'analisi completa dovrebbe estendersi a tutte le zone geografiche che si affacciano sul Baltico: Danimarca, Estonia, Lettonia, Polonia, le parti esposte britanniche e quella della Germania settentrionale. E' vero che il cuore delle osservazioni si trova in Norvegia e Vitali fa costante riferimento all'Ecm sound, coinvolgendo in maniera generica anche le cittadinanze non norvegesi, ma quello che è monco per un evidente scelta editoriale dell'autore (certamente per motivi dimensionali), ha anch'esso un peso fondamentale nella comprensione complessiva del fenomeno stante anche la diversa natura di molti approcci (si pensi ad esempio a musicisti che hanno contribuito fattivamente alla creazione del sound nordico come il polacco Tomasz Stanko, capace di creare una caratterizzazione cinematografica del sound finnico).
Inoltre è vero che nel libro ci sono abbondanti riferimenti per fornire le chiavi di volta degli elementi o dei generi musicali sulle quali la nordicità jazz si è formata (elettronica, classica, contemporanea, dance, noise, etc.), ma forse manca una definizione approfondita di come il suono nordico abbia coinvolto l'attenzione in termini emotivi, la sua consistenza estetica, che non sia solo terreno di analisi che soddisfi gli amanti della statistica descrittiva, ma anche comprensione dei legami musicali attuata tra strofe folk, poesia nordica, chitarre alla Rypdal e sassofoni contemporanei.


Nota:
In allegato al libro si trova un cd compilativo di Vitali con singoli brani scelti dal repertorio recente di Westerhus, Henriksen, Seglem, Wesseltoft, Andersen, Kornstad, Petter-Molvaer e dei gruppi In the Country, Huntsville, The Thing, Humcrush.

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