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mercoledì 19 febbraio 2014

Greg Cohen: Golden State


Il tipo di conoscenza legato al contrabbassista Greg Cohen è quello di un musicista che ha reso fondamentale l'esperienza dei Masada di John Zorn (in una super-dettagliata miriade di episodi discografici) e di aver supportato inequivocabilmente l'essenziale parte ritmica sulla quale Tom Waits ha costruito la sua seconda (ed ancora attuale) parte della carriera. Si escludono troppo velocemente le molte collaborazioni (io sarei propenso a far rientrare quelle intrattenute nei cds del trombettista jazz Dave Douglas) così come trascurata è l'esperienza da solista (appena 2 albums a proprio nome, tutto sommato anonimi in tanti anni di onorato lavoro). 
Greg è un bassista completo che ha sostenuto formazioni a due anime, una che discende fondamentalmente dalle evoluzioni discorsive di La Faro e dei bassisti melodici e l'altra più sperimentale: per quanto riguarda la prima, si capisce subito da poche note come egli cerchi una cantabilità dello strumento pur non disdegnando quel ruolo ritmico di cui è sempre stato portatore il contrabbasso. In questo lavoro per la R.P.R. intitolato "Golden State", Greg omaggia la sua terra, le aree della California e la zona della Bay Area, zone in cui è cresciuto, vissuto e di cui ha incorporato l'umore anche ai fini musicali. In questa esperienza si avvale dell'amico Bill Frisell con cui intrattiene una serie di duetti che sono delle vere e proprie manifestazioni d'amore nazionalistiche: se c'è da rallegrarsi per la genuina semplicità delle composizioni che risentono dell'interesse che Frisell ha da sempre documentato con le sue lapidarie testimonianze di old american-music (vestite del suo moderno habitat), c'è anche da dire che forse in "Golden State" c'è poco riverbero di guitar sound, è un'operazione più lineare, immediatamente riconoscibile, ma sulla quale Cohen cerca coerentemente di superare la personalità musicale del chitarrista con un impianto ritmico e melodico sempre presente. 
E' inutile sottolineare come chi abbia in testa i riferimenti del Frisell "etnico" li ritroverà anche in "Golden State": quello che però mi sembra importante da evidenziare è che questa dimensione musicale di Cohen, necessariamente più leggera rispetto alle libertà Masada-style, dimostra di possedere a pieno titolo quelle capacità di intreccio tematico spesso offuscate dalle potenti velleità dei suoi comprimari. 

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