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domenica 16 febbraio 2014

Alcuni aspetti del rock americano fino a Jurado

Il punk probabilmente esaurì i suoi effetti con le vicende grunge di Nirvana e Pearl Jam: il passaggio di testimone al folk introverso della provincia americana fu un effetto che accompagnò i cambiamenti generazionali dei musicisti. Quello che avvenne nel rock giovanile degli anni ottanta fu una riscoperta delle radici virili e spettacolari del rock'n'roll, riproposta con tanto di amplificazione da gruppi prima residenti nell'area di Los Angeles e poi sparsi a macchia d'olio in tutta l'America: la storica etichetta discografica della SST Records accolse una platea di giovani ancora pronti a ribadire con forza le proprie idee e soprattutto le proprie speranze. Quello di formazioni come i Black Flag, gli Husker Du, i Minutemen e tanti altri, fu l'ultimo barlume in cui il rock ancora si vestiva di "positivo". La generazione successiva, quella degli anni novanta, che ripropose il punk ancora come influenza principale, si ritrovò in un abisso improvviso che parallelamente aveva contagiato tutta la gioventù musicale (pensate al depressive country o alternative rock): con un collegamento geografico individuabile forse nel gruppo dei Soundgarden, Seattle e la sua etichetta discografica, la Sub Pop Record, diventarono il centro di interesse del rinnovamento: bastarono solo dieci anni per accogliere musicalmente una derivazione che sposava la forza d'urto del punk e le istanze depressive della musica (con chiari riferimenti ad una parte del lavoro di Neil Young). Le tendenze nel rock americano (guida di quelle mondiali) trasformarono gli umori della musica, passando dalla tenacia "positiva" all'energia "negativa", sintomo della rassegnazione e in certi casi della disperazione di una generazione di scrittori. Esattamente alla fine del secolo ventesimo, la città americana che era sulla bocca di tutti fu Seattle, che si caratterizzava per le sue contraddizioni, per essere il prototipo degli eventi-finali. Come descrive Dave Thompson in "L'Angelo Bruciato, la storia di Kurt Cobain, ".....E' vero che Seattle è stata una volta votata come la città degli Stati Uniti in cui si vive meglio, ma nell'immaginazione popolare è anche quella dove si muore meglio......Seattle era nota per la sua cupezza, una densa cupezza spirituale che avvolge e nasconde tutto ciò che sfiora...."  
E' in questa situazione che nella città in procinto di approssimarsi al nuovo secolo, nascono nuovi fermenti che sposano quel ritorno al passato musicale che rimanda ai figli dei fiori e al folk di Dylan, derivandone anche l'ansia comunicativa: la negatività viene convogliata nell'unico canale musicale disponibile per un rinnovamento musicale e basandosi su queste differenziazioni sembra si possa scorgere un nuovo filone del cantautorato americano: personaggi come Damien Jurado e più recentemente (ma con ulteriori divaricazioni di scopo) gruppi come i Fleet Foxes, accolgono lo spirito dell'ultima fase cronica del rock di Seattle, aprendosi contemporaneamente ad un'arte pop/folk che ha antichi sapori.
Jurado è il rappresentante di una società interiormente modificata, che solo sommessamente cerca di farsi presente, tant'è che è dilagante l'uso del low-fi, del racconto sofferto e cantato a bassa voce, nonchè la ripresa di quegli istinti quasi mistici rintracciabili negli albums introversi di Nick Drake, Leonard Cohen e Van Morrison. Ma la particolarità di questi cantautori moderni è il fatto di unire storie terrificanti con un senso del fato o del destino che si esprime in forme dolci, il che rende ancora più agghiacciante l'espressione. In verità essi possono essere interpretati come delle rivisitazioni di personaggi seminali del nonsense statunitense come Daniel Johnston, che rendeva impossibile comprendere le finalità della sua musica: come dice Scaruffi nella sua biografia .."..Johnston e` l'ultimo di una tradizione di "pazzi" del rock che comprende, fra gli altri, Jonathan Richman, Zoogz Rift, lo stesso Syd Barrett. Cio` che hanno in comune e` la tendenza a passare con la massima naturalezza da un umore a quello opposto, lasciando l'ascoltatore nel dubbio amletico se si tratti di uno scherzo da ridere a crepapelle o di una tragedia da ammutolire per giorni.....".

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