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sabato 18 gennaio 2014

Kit Downes & Tom Challenger: Wedding Music


Il presunto sparuto numero degli improvvisatori di organo (quelli a canna clericali) non è per niente sprovvisto di idee: oltre ad una generica ricerca di suoni del momento contingente si devono scorgere anche altri "comunicati".
Mentre i compositori/organisti stilisticamente provenienti dalle accademie hanno riposto nello strumento tutta la loro inventiva, quelli con background jazzistico ne sono stati attratti in maniera formalmente estemporanea seguendo visuali interpretative che, pur partendo dalla stessa base comune del mondo contemporaneo, si indirizzavano verso una strana autenticità dello strumento. Queste ricorrenti prospettive hanno visto quasi sempre il mondo anglosassone più partecipe ad esperimenti realizzati nelle splendide mura artistiche delle chiese; tralasciando, per evidenti ragioni, quello che la storia ha riservato a questo strumento fino al 1950 circa, si può affermare sicuramente che un rinnovato interesse sull'organo si è avuto grazie a Cage. Sulla base dei suoi teoremi si è pian piano affermata una letteratura moderna sullo strumento, che si è arricchita della volontà di affiancarlo a strumenti tradizionalmente legati al mondo della musica popolare e del jazz. E' innegabile come la free improvisation sia entrata nelle chiese non solo per volontà dei jazzisti ma anche per diretta conseguenza dell'apertura post-moderna dei compositori classici verso una nuova prospettiva di significati, in cui l'organo (da solo o in parca compagnia) potesse svelare nuovi timbri, ottime risonanze e dislessiche entità di pensiero.
Per ciò che riguarda specificatamente l'abbinamento tra organo e sassofono (nelle sue varie tonalità) e accantonando le direzioni dei contributi provenienti del mondo contemporaneo, gli apporti provenienti dal jazz anglo-sassone (largamente inteso) sono stati certamente i primi e più attenti: negli anni settanta una coltre di pianisti/organisti di valore si è cimentata nella libera improvvisazione all'organo (Tippett, Westbrook, Taylor, etc.), senza contare che in terra nordica il sassofonista Jan Garbarek assieme all'organo di Kjell Johnsen nella pubblicazione di "Aftenland" dimostrava già di aver perfettamente centrato una realtà interna che andava oltre la tipica rappresentazione musicale; l'entrata musicale nelle chiese era veicolo per esprimere probabilmente un nesso più preciso con la realtà visibile all'esterno di esse. Non si trattava solo di ottenere suoni atonali o combinazioni intriganti, ma anche fotografare quella calcolata "confusione" che veniva dal mondo musicale contemporaneo: certo, all'epoca (parliamo degli anni settanta/ottanta) quei suoni così avant non potevano attecchire, oggi, con il senno del poi, saremmo costretti a rivalutarli ampiamente. Anzi, a ben vedere, Garbarek si espresse meglio con quel progetto che con quelli successivi cesellati nella coralità.
Negli ultimi dieci anni gli approfondimenti sulle tipologie di improvvisazione dell'organo si sono amplificate, tanto da impegnare con delle apposite registrazioni capisaldi della musica come John Zorn (in cui regna l'estro a grandi dosi), John Surman (con tanta pastoralità e richiami al suono French organ del passato) e sua maestà Evan Parker che con un paio di episodi ha praticamente fissato il punto massimo della tecnica e delle possibilità creative dal punto di vista del sassofono, dando all'organo un ruolo complementare.
E' sulle prospettive di nuove eccitanti esperimenti trasversali che si inserisce il nuovo lavoro del pianista/organista inglese Kit Downes, ispirazione (prima di questo estemporaneo duetto con il sassofonista Tom Challenger) del validissimo gruppo dei Troika (dove già rivolgeva l'interesse allo strumento sebbene in un trio) e altri progetti ben congegnati ma forse mancanti un pò di originalità (Empirical e un classic jazz trio).
"Wedding music" è esercizio ironico, ma inavvertitamente indirizzato per comunicare la crisi spirituale che pervade l'entità del sacramento. Qui non si vuole fare sfoggio di capacità musicali, ma lo scopo è anche quello di creare una terrificante denuncia dell'anima e di quello che gli circola intorno; in questo senso l'organo di Downes viene usato, con ottimo godimento musicale, tramite oscuramenti e pause, tensione e rilascio, puntando sul carattere dei suoni; la prima linea di "Cooks" sembra farci stare su una linea nemica di guerra simulando l'utilizzo delle armi. E con una dose di differenziazione valida solo a fini di contrasto, si impone anche la voce che deriva dal sax distorto e indifferente di Challenger. Ma se è vero che le arie misteriose o spaesate non lasciano presagire buone novelle, spesso si ode un'inaspettato ottimismo per il futuro (vedi "Restart"). 

Qualche consiglio discografico: (solo duo sax-organ):
-Jan Garbarek/Kjell Johnsen, Aftenland, Ecm 1980
-Steve Lodder/Mark Ramsden, Above the clouds, Naxos 1995
-Leszek Zadlo/Claus Bantzer: Illumination: Improvisation for saxophone and organ, Arte Nova 1996
-Gary Verkade/Steve Nelson-Raney: Improvisations for organ and saxophone, Penumbra 2001
-Evan Parker, Time Lapses, Tzadik 2006
-Evan Parker & Sten Sandell, Psalms, Psi 2010
-John Surman/Howard Moody, Rain on the window, Ecm 2011

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