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mercoledì 29 gennaio 2014

Jan Van der Roost: Sirius and other works for orchestra

Invero in queste pagine non si è parlato molto di composizioni per wind bands sinfoniche o concert bands (1), ma pubblicazioni importanti come quella che ho recensito per Jan Van der Roost, il suo "Sinfonia Hungarica/From Ancient Times" per Naxos R. nutrono al loro interno molti argomenti di conversazione: Jan ha colto il senso delle mie parole ed è stato così gentile ed entusiasta nell'inviarmi una copia del suo penultimo cd registrato per la Navona R. intitolato "Sirius and other works for orchestra", un cd che è di qualche mese antecedente a "Sinfonia Hungarica/From Ancient Times".
Sebbene dei tre brani presentati, due sono per orchestra sinfonica, non è difficile immaginare che stile compositivo e organici non siano molto differenti nelle intenzioni finali di Van der Roost, che resta comunque uno specialista delle formazioni di Wind bands sinfoniche: la Naxos aveva catalogato "Sinfonia Hungarica/From Ancient Times" nella serie classici delle Wind bands, esibendo un trattamento (almeno con riguardo ai compositori specifici europei) riservato solo all'olandese Johan de Meij. D'altro canto la Navona sembra volersi addentrare in questo ramo della classica che al momento vede pochi attori sbilanciati sul versante delle registrazioni e prima di "Sirius" raccolse già un contributo di Van der Roost in una interessantissima compilazione di recenti lavori di compositori indirizzati a questo comparto musicale intitolata "Sculpting the air: Modern Works for Wind Instruments".
Non ho ascoltato tutti i lavori di Van der Roost, ma penso ragionevolmente di poter affermare che in questo cd ci sia il suo capolavoro: "Sinfonia per orchestra", composta nel 1989 e qui performata dalla St. Petersburg State Symphony Orchestra condotta da Vladimir Lande, è una perfetta mediazione tra lo stile del compositore belga e gli sviluppi che la materia delle bands sinfoniche ha già cominciato ad offrire dopo lo spartiacque creato da Karel Husa: se nella generalità dei casi i compositori dediti a questo genere tentano di immergersi nei colori romantici o neoclassici approfondendo le tonalità degli ottoni e delle percussioni, ve ne sono alcuni che memori delle lezioni provenienti dalle avanguardie classiche utilizzano tecniche o effetti imparentati con l'alea, la serialità o con le estensioni strumentali, creando nuove formule sinfoniche. 
In Europa Johan de Meij sta addirittura cercando di introdurre l'elettronica, staccandosi formalmente dalle ricette americane che hanno monopolizzato il repertorio e risaltato le impostazioni formative anglosassoni: e Van der Roost potrebbe essere l'avamposto moderno di tutta la schiera di europei (soprattutto belgi ed olandesi) che ad inizio novecento ne hanno creato i presupposti per una propria scuola. "Sinfonia per orchestra", intinta di molti passaggi rallentati e offerti all'aleatorietà è controbilanciata dalle parti ritmiche tonali costantemente alla ricerca di fantasie e di rinnovate rielaborazioni del novecento orchestrale. 
"Manhattan Pictures" è un'altra candida manifestazione del potere delle filarmoniche: in questa registrazione eseguita dalla Philarmonic Orchestra della Radio Belga diretta da Fernard Terby, l'importante non è descrivere minuziosamente gli eventi che passano nelle immagini filtrate nella nostra mente dopo una passeggiata nella Manhattan newyorchese, quanto quella di suscitare quel senso di soddisfazione e incondizionata spensieratezza che ci assale: un concetto nuovo in cui, invero, si trova molta parte dell'evoluzione della scrittura sinfonica ritenuta leggera.

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Nota:
(1) qualche tempo fa scrissi un articolo riassuntivo sul genere visto in chiave storica e discografica: vedi qui

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