Translate

giovedì 23 gennaio 2014

I nuovi spazi di Nils Frahm

 Il movimento modern classical nasconde al suo interno un potenziale ancora esplorabile: dev'essere difficile per un compositore cresciuto negli ambienti di Mozart o Schubert incanalarsi in una carriera che può essere considerata sprecata frutto dell'aderenza a principi che trovano riscontro in gesti semplici, in linee melodiche non virtuose; così come dev'essere stato difficile per la Deutsche Gramophone, l'etichetta discografica di musica classica di massimo prestigio internazionale, mettere a disposizione di Max Richter la possibilità di esprimere le sue visuali su Vivaldi, circostanza resasi ormai necessaria dopo che Richter aveva ottenuto un successo smisurato con le sue colonne sonore.
In queste obiezioni c'è naturalmente del vero: se da una parte la linearità spesso incappa in una sterile riproduzione di stereotipi, dall'altra sviluppa una idea nuova su come si può condurre il domani dell'impianto melodico; il tutto dipende da come far incrociare il senso del sentimento e della nostalgia (principali catalizzatori del movimento) con la creatività personale.
"Spaces", ultima pubblicazione discografica del trentunenne compositore berlinese Nils Frahm, costituisce punto d'arrivo del movimento, ma potrebbe essere anche partenza per ulteriori sviluppi: dopo molti tentativi Frahm ha trovato la sua formula ideale, la quale apre non solo spazi intesi in senso musicale, ma anche spazi, per così dire, logistici.
A prescindere dalle opinioni soggettive, "Spaces" è un puzzle di atteggiamenti oggettivi: in esso troviamo un formulario degli antichi arnesi della melodia nostalgica (dai romantici a Satie arrivando persino ad un certo Jarrett) presentata con tecniche alquanto al passo con i tempi (dai pianoforti suonati all'interno con battenti a synths di raccordo che proiettano loops che sostengono la composizione); ma non si tratta solo di semplici ripetizioni intese in senso minimale, ma di sfruttare tutto ciò che si ha a disposizione per una ricerca delle risonanze e in un ottica di ampliamento fisico dei suoni. Frahm si esibisce contornato da pianoforte, sintetizzatori ed altri aggeggi in modo simile a quello che siamo abituati a veder fare ad un musicista di ambient music. Ma per apprezzare i suoi sforzi direi che è necessaria anche una prospettiva live (vedi Toilet Brushes-More qui), che "Spaces" documenta a perfezione. Anzi, questa è forse the real thing, perchè proietta il compositore modern classical da una dimensione intima e circoscritta, ad una esaltante, adatta alla concertistica, che si prefigge targets incontrollabili di consenso.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.