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venerdì 27 dicembre 2013

Yusef Lateef


Gli articoli di commiato o i commenti letti per illustrare il ruolo di Yusef Lateef mi lasciano perplesso: non solo rischiano di essere incompleti, ma addirittura fuorvianti. Al di là di un generico ricordo che sembra impostato su alcuni anni della sua carriera (i primi sessanta), la figura che emerge dalle parole lette sembra appartenere ad un'altra persona. Se si è sostanzialmente d'accordo nell'affermazione che Lateef suonava "world" già prima che il jazz si accostasse a quelle tematiche, nettamente mal posta è la valutazione sul proseguio della sua carriera.
Dal punto di vista stilistico, Lateef era un plurimo suonatore di fiati: da quelli tradizionali occidentali (sassofoni, flauti, oboe) a quelli di altri paesi non-occidentali (tra i tanti quelli dell'area orientale, bamboo flute, xun, arghul, shanai, etc.): senza aderire alle discipline contemporanee, Lateef impose i suoi incroci alla fine degli anni cinquanta svolgendo una silenziosa ricerca nei rapporti tra jazz e invenzioni modali che era anche la prerogativa di John Coltrane ("My favorite things" poteva fare il paio con "Eastern Sounds"): se ai sassofoni, Lateef non risultava essere particolarmente originale, essendo una derivazione dell'esotico afflato di Sonny Rollins, nei flauti (che a quei tempi non avevano subito quasi nessun tipo di sviluppo armonico con i tempi) poteva eccellere per quella qualità estetica che rispondeva al nome di "serenità" strumentale: a differenza di quanto si è detto, Lateef non era certo un musicista da "terapia" o da "meditazione", un attore new-age, pur affrontando quella vasta area di suoni che lo spedivano indirettamente in quei meandri; ma non rincorreva certo gli spiriti. La realtà è che Lateef era perfettamente a suo agio nel riproporre "temi": linee melodiche (anche semplici) che in maniera immortale si univano con un hard bop smussato di tutta la sua carica blues, un languido contenitore riflessivo dove il pluri-strumentista americano esaminava e sceglieva con grande intuito patterns melodici vincenti (a dimostrazione di questo principio basti pensare ai temi espliciti di "Spartacus" o  di "The Rode" in "Eastern Sounds"). 
Quel suono delicato (specie ai flauti) fu il suo marchio di fabbrica, il vezzo che lo rendeva riconoscibile: dopo il periodo discografico Impulse, Yusef fu spinto per pressioni e moda ad avventurarsi nel jazz elettrico di Davis, ma il suo modo di suonare era ben lontano dal potersi amalgare con quel tipo di sonorità avviate a tutt'altro tipo di sentimenti. Quando quel periodo finì ed egli si riportò nei territori jazzistici grazie ad un contratto stabile con la Yal Records, maturò scientemente la convinzione di poter impostare una carriera da compositore: tutta l'esperienza di intersezione con il mondo orientale, nonchè quella fatta con l'elettronica leggera furono le risorse "tematiche" essenziali che vennero convogliate in una serie di albums paralleli al jazz (con una tempistica variabile che va dall'embrionale "Suite 16" fino alla "Fantasia per flauto") in cui apprezzare un musicista splendido, che soprattutto al flauto, trasferiva nella musica scritta quel bagaglio così personale di umori, teorie blues o inserti modali*: nelle trasognate evoluzioni delle sue sinfonie, del suo concerto autobiografico, nei suoi notturni o meditazioni, si palesava in maniera definitiva quella ampiezza di idee geografiche che tutti gli riconoscono, ma in una forma studiata da un buon cuore. 
Un flauto sereno e narratore che volava sul mondo: questo fu fino alla fine dei suoi giorni Yusef Lateef.



Nota:
*attraverso l'editrice Fana Music, è possibile raccogliere i contributi di Lateef nei libri "Yusef Lateef's Flute Book of the blues", "A Repository of Melodic Scales and patterns" e "123 Duets for treble clef instruments.


Discografia consigliata:

Prima di avventurarvi nella discografia di Lateef, si consiglia di prestare attenzione anche alla partecipazione del musicista in due grossi progetti jazzistici degli anni cinquanta/sessanta, ossia quello con il sestetto del trombonista Curtis Fuller, vedi:
-Jazz mood, Savoy 1957 
 e quello con Cannonball Adderley, vedi:
-The Cannonball Adderley Sextet in New York, Riverside 1962

Poi:
-The centaur & the Phoenix, Riverside 1960
-Eastern sounds, Moodsville 1961
-Jazz 'round the world, Impulse 1963
-Live at Pep's, Impulse 1964
-Suite 16, Atlantic 1970
-Yusef Lateef's little symphony, Atlantic 1987
-Concerto for Yusef Lateef, Atlantic 1988
-Nocturnes, Atlantic 1990
-Meditations, Atlantic 1990
-Yusef Lateef's Encounters, Atlantic 1991
-Yusef Lateef's Fantasia for flute, Yal 1996
-Voice Prints (con R. Mitchell, D. Ewart e A. Rudolph), 2013

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