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domenica 8 dicembre 2013

Slanting Dots: Unfold


In attesa che sia ufficialmente disponibile "Fragile"*, il chitarrista Luca Perciballi pubblica il suo primo cd in trio con il contrabbassista Alessio Bruno e Gregorio Ferrarese alla batteria, formando gli Slanting Dots. Confermando tutto quello che di buono avevo pensato su di lui (ma penso di non essere il solo!) Perciballi tira fuori un jazz trio atipico dai molti riferimenti: se inizialmente l'ottica formativa sembrava quella dei chitarristi newyorchesi della downtown music, in questo "Unfold" si capisce come sia più ampia l'ottica di rivisitazione dei modelli passati: il pensiero è a Jim Hall o Wes Montgomery da un lato e a Jimi Hendrix dall'altro. Molti penseranno che dischi come "Unfold" non sono poi difficili da fare, ma quello a cui invito i lettori a ragionare è la problematica inerente all'atto di come renderli vivi: è una caratteristica che, purtroppo, in pochi riescono a realizzare e che deve essere supportata da una forte creatività. E' quindi questa vitalità che troverete in "Unfold", dove si alternano raffinati riallineamenti in Hall-style, quelli di "Riverwoman" o di "In the long distance", con inedite contestualizzazioni del Jimi Hendrix più incline all'improvvisazione così come succede nel processo di avvicinamento di "Electric Pleasure", una suite in tre parti dove si accorpano elementi improvvisativi di vario genere: da quelli abrasivi e senza riposo di Perciballi a quella percussivi, divisi tra impeto e sorveglianza di Ferrarese, nonchè a quelli splendidamente free della terza parte del brano dove l'interplay sfoggiato naviga tra strumenti (con una straniante esibizione di Bruno e Perciballi) ed effetti di live electronics (che ricordano vagamente i viaggi dei feedbacks dei sessanta). 
"Unfold" è un crescendo che permette di raccogliere gli istinti creativi ed autentici dei musicisti specie quando con "Hopes" ci si snoda su una eccellente tensione strumentale iniziale che poi convoglia tra tocchi strumentali e gestione di dinamiche che ne delineano invece a sorpresa un quadro riflessivo; la conclusiva "Just wrong" è guidata dall'intento camerale di Bruno che getta i semi per un'improvvisazione glabra ma pieno di fascino costruita dalle risonanze degli strumenti utilizzati anche in chiave elettronica.
"Unfold", quindi, scava nell'obliquità del patrimonio dei suoni, impone le figure dei tre giovani musicisti che spesso non si trovano per niente sul fronte del jazz come tradizionalmente considerato e mostra una personale esposizione alle correnti odierne della musica che, della combinazione di elementi, ne fanno una dote.


Nota:
*un progetto molto affascinante di intersezione tra musica e un certo tipo di arte pittoria, di cui vi ho parlato in queste pagine in netta anteprima (vedi qui)

2 commenti:

  1. Ricordiamo pure l'etichetta: NAU RECORDS

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  2. Certamente.
    Colgo l'occasione per invitare a seguire le prossime evoluzioni della label fondata da Gianni Barone nel 2011. La NAU Records vuole distinguersi per la tipologia del progetto: sebbene sia privilegiato l'aspetto improvvisativo e la creazione, l'intenzione è quella di costruire prodotti che abbiano legami interdisciplinari con altre arti o culture.
    Per collegarsi al suo sito: www.naurecords.com

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