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lunedì 30 dicembre 2013

Il canto ortodosso russo


I recenti e storici avvicinamenti tra il patriarca di Russia e i rappresentanti polacchi della chiesa cattolica, non sono episodi isolati nell'àmbito di relazioni e rapporti tra religioni da tempo ostili: essi corrispondono ad un nuovo senso comune che pervade quei popoli e le continue sollecitazioni che provengono dal mondo dell'arte (compreso quello musicale) in merito ad un'impensabile unione di intenti nel cammino verso una religione "universale" dell'uomo, sono le conquiste diplomatiche dei nostri tempi.  
Pur non potendo conoscere l'esito finale di questo cammino, esso offre un valido spunto per delineare le prospettive di sviluppo della coralità: il caso del canto ortodosso russo è emblematico per impostare qualche riflessione sul valore (anche musicale) di tale patrimonio canoro e delle sue possibili modificazioni nel tempo.
L'insistenza dei maggiori gruppi corali del mondo nella riproposizione di articolati e ben individuati patrimoni vocali (l'Hilliard Ensemble, il Latvian Radio Choir e tanti altri cori che continuano nel loro splendido impegno) nonchè le intersezioni di vario genere operate nella musica religiosa da compositori alla ricerca di nuovi punti di incontro (vedi il caso di Suor Maria Keyrouz e dei suoi progetti tesi allo scambio virtuale tra testi e musica di religioni differenziate), impongono una rivisitazione in chiave moderna delle tematiche legate all'evento musicale prodotto dallo strumento primordiale dell'uomo, quello della voce e dei suoi abbinamenti. 
Se ci pensiamo bene la storia ha dimostrato come gli spostamenti nei territori (avvenuti nei secoli in maniera sempre più veloce) hanno creato nuovi poli di integrazione tra etnie e religioni con caratteri di variabilità, creando nuove soluzioni: se ci concentriamo sul canto ortodosso russo, non si può fare a meno di ricordare di come esso derivasse dal canto bizantino, un canto nettamente diverso da quello cristiano, basato su evoluzioni monodiche coerentemente al servizio del transito culturale rivestito dalla regione rispetto all'Oriente più estremo: un canto dai connotati testuali rinvenuti dell'antica Grecia, espressione della diversità dell'impero di Bisanzio rispetto alle pratiche cristiane e tanto potente da varcare i confini russi. 
Ma già in tarda età medievale la forza delle integrazioni popolari cominciò a farsi presente anche nel mondo religioso: il canto znamenny, una modificazione evidente della struttura di quello bizantino, sanciva la nascita del canto ortodosso russo, quello su cui i primi grandi compositori russi (conosciuti e/o dimenticati) cominciarono a lavorare nell'ottocento. Fu un punto di svolta per la discussione e la valorizzazione ufficiale del canto liturgico ortodosso: in quegli anni, partendo da Glinka, come più ampio effetto della nazionalizzazione creatasi nelle varie regioni d'Europa, sul canto ortodosso russo ci furono nuovamente ampie movimentazioni di pensiero allorchè Tchaikovsky si pose in netto contrasto con il gruppo dei Cinque russi (accaniti preservatori della territorialità della musica popolare), auspicando un'ulteriore occidentalizzazione della musica sacra russa. Quindi, come si vede, un'ulteriore evoluzione, che venne confermata anche dalle magnifiche opere a sfondo liturgico imbastite da Rachmaninov.  
Un recente passo in avanti, in prospettiva di una moderna rivalutazione del testo ortodosso è stato quello fatto dalla compositrice russa Sofia Gubaidulina in occasione del 250° anniversario di Bach, un terreno nuovo di confronto sulla passione su S.Giovanni: pur essendo la rappresentazione di Bach ispirata a modelli della religione protestante (e quindi su un territorio di ulteriore differenziazione rispetto alla religione cristiana), l'idea fu quella di trovare compromessi con la propria impostazione linguistica: sebbene i rischi e i risultati di questa operazione vadano inquadrati nel soggettivo anfratto dei contenuti emotivi, l'accostamento, tramite il canto, di valori ed idee spirituali alquanto diverse, ha del portentoso, perchè tende a legare spaccati interpretativi di religioni diverse. Non è cosa da poco legare attraverso il canto la forte componente razionale del protestantesimo con la dimensione sadicamente dolorosa del concetto religioso ortodosso; sebbene la Gubaidulina non sia stata la sola in quest'operazione di reinquadramento del canto religioso ortodosso che ha impegnato molti compositori del nord Europa, trovando ulteriori validi appigli negli esperimenti fatti in direzione dell'ortodossia greca, bizantina e russa dell'appena scomparso John Tavener, possiamo certamente affermare che essi rappresentano episodi che allo stato attuale contrastano, almeno in prima approssimazione, con le parallele tendenze inclini a riaprire le porte dell'attualità popolare (vedi il pensiero di Goljov ad esempio): sono sempre percorsi che cercano di far sparire tutti gli angoli spinosi delle differenze e dei dogmi delle diverse religioni, ma il bombardamento intellettuale e concreto della realtà derivante dallo scontro-incontro di prospettive diverse è sicuramente l'elemento su cui si gioca la sopravvivenza delle tradizioni religiose e la loro conservazione nel tempo.   

Qualche consiglio discografico:
-Music of Byzantium, Cappella Romana, Metropolitan Museum of Art
-The glory of Byzantium, Lycourgos Angelopoulos, Divna Ljubojevic, Melodi Choir, Jade R.
-Orthodox chants from Russia, Optina Pustyn Male choir of St. Petersburg, Arc Music
-Russian Orthodox Church Music, Evetz, Choir of St. Alexander Nevsky Cathedral, Brillant C.
-Tchaikovsky, Liturgy of St. John Chrysostom, Polyansky, The USSR Ministry of Culture Chamber Choir, Melodiya
-Rachmaninov, Liturgy of St. John Chrysostom & All-night vigil, Latvian Radio Choir, Ondine
-Gubaidulina, Johannes-Passion, Gergiev, Hanssler
-Tavener, Song for Athene/Svyati, Naxos
-Chant Byzantin, Marie Keirouz, Chorale de l'Eglise Saint Julien-le-Pauvre, Harmonia Mundi
-Part, Kanon Pokajanen, Estonian Philarmonic Chamber Choir, Ecm  

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