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sabato 30 novembre 2013

Elettroacustica ed improvvisazione con alcuni esempi americani


Difficile delineare i rapporti di forza tra elettroacustica ed improvvisazione libera: se da una parte, prendendo come riferimento le applicazioni spettrali, si capisce come l'improvvisazione debba pagare un tributo all'altro settore in termini di sviluppo delle tecniche estese utilizzate dai musicisti, dall'altra prendendo invece come riferimento l'organizzazione e lo spirito tattile delle esibizioni improvvisative, il successo di tanto live elettronics debba essere riconosciuto alla pratica improvvisativa e al suo modellamento verso suoni più centrati dal punto di vista dei contenuti emotivi.
Nell'avanguardistico progetto del jazz della Downtown di New York degli anni settanta/ottanta si sviluppò una scena che a ben vedere aveva riferimenti plurimi, tra cui non secondario era il ruolo dell'elettronica. Tuttavia sarebbe un'errore pensare che il flusso interattivo tra elettronica (anche applicata agli strumenti) e improvvisazione fosse concentrato solo a New York. Quasi un decennio dopo la nascita del movimento newyorchese, la zona californiana cominciò a produrre un suo scenario, che metteva più in risalto proprio la componente "elettronica": la scena della free improvisation della Bay Area, con centro di attrazione a S. Francisco, fu materia che estrasse un nucleo di improvvisatori nuovi e interscambiabili con i progetti di New York o delle altre città americane che comunque percorrevano i nuovi sentieri dell'improvvisazione libera (si pensi a Los Angeles o a Chicago) (1)
Grazie a musicisti che affrontavano l'improvvisazione con le armi delle applicazioni elettroniche fu possibile coniugare il jazz ultramoderno, colto e metropolitano di New York con quello, ugualmente colto ma con una direzione sperimentale più specifica e forse un tantino meno attento ai risultati della sperimentazione, della Bay Area. A S. Francisco si svilupparono progetti interculturali di pari dignità a quelli di New York, ma che erano più difficili da comprendere: in molti luoghi della città sorsero gallerie e spazi performativi per la musica che raccoglievano musicisti del sottobosco con caratteristiche sperimentali, poeti delle nuove avanguardie, fotografi e produttori cinematografici con taglio innovativo, etc. 
E' in questo ambiente che nasce Gino Robair che vi segnalo in questo lavoro chiamato "Rub" per la netlabel Panyrosas Discos, dove il percussionista elettronico organizza un trio, gli Auris, composto da tre eccellenti improvvisatori liberi americani, la chitarrista Julia A. Miller di Chicago, Christopher Preissing al flauto e Eric Leonardson, creatore dello springboard, un particolare strumento metallico con microfono a contatto, che opportunamente sfregato con archetti, cattura suoni simil-industriali dotati di efficiente saturazione (2); quelle di Rub sono registrazioni catturate dal vivo, in cui l'elettronica fornisce un contributo determinante all'opera complessiva e, condividendo gli stessi scopi dell'improvvisazione, essa è alla ricerca di una "organica" forma musicale che possa richiamare nuovi concetti della società e dell'arte contemporanea attraverso l'atteggiamento rude dei suoni.
Per la netlabel di Chicago vi segnalo anche, a completamento dell'argomento, l'improvvisazione live del duo Steve Hilmy e Daniel Barbiero: se di Daniel e delle sue particolari doti di contrabbassista con pluralità di interessi vi ho già parlato in passato (3), di Hilmy è necessario rimarcare come egli sia attualmente direttore degli studi di computer music ed elettronica alla facoltà universitaria di Washington: si tratta dunque di incrociare il contrabbasso amplificato di Barbiero ai live eletronics di Hilmy.
In "Take a sound. do something to it. do something else to it" si avvicendano molte situazioni, giochi di elettronica risaputi ma riusciti, in cui il contrabbasso fa sentire la sua parte metallica. Non si respira solo un'aria fornita di elettricità ma si scorgono anche momenti tesi alla ricerca di soluzioni misteriose ed armoniche: in questo senso uno dei pregi del lavoro è la scoperta di un contrabbasso che rassomiglia ad un camaleontico Beethoven infiltrato nei territori psichici dell'improvvisazione o la deformazioni delle immagini sonori provocate dall'utilizzo di suoni sintetici vintage di Hilmy. Completamente avulsa da un centro di gravità è "A multiplication of voices" un'interessante improvvisazione di Barbiero effettuata con un programma di sintesi granulare applicato al contrabbasso. 


Note:
(1) La sovrapposizione tra musicisti ed idee della Bay Area e della Downtown viene evidenziata da Jeff Gauthier (violinista e creatore della famosa etichetta losangelina Cryptogramophone) in un suo commento in Musical Community pubblicato su All About Jazz, il 5 Aprile 2008: "While Cryptogramophone started out documenting a local community, we ended up representing a virtual community. Myra Melford and Mark Dresser used to be bastions of the New York Downtown scene before moving to the West Coast. Jenny Scheinman started out in the Bay Area before moving to New York. Erik Friedlander, Todd Sickafoose and Denman Maroney still live in New York. Scott Amendola and Ben Goldberg live in the Bay Area. Bennie Maupin came up in Detroit and New York but now lives in Los Angeles. Nels Cline still lives in LA but his career is truly international in scope."

(2) per una rappresentazione dello strumento vedi Eric che suona in questo video

(3) vedi in questo blog su di lui:

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