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domenica 20 ottobre 2013

Pillole di elettronica in Italia

Quando in genere si entra nel mondo di un settore della musica di solito si è presenti ad una situazione di omogeneità della proposta (in media questo succede nei generi principe della musica, dalla contemporanea al jazz), ossia si conosce a priori quello che si ascolterà in linea di massima; diversamente succede nel settore dell'elettronica, dove l'eterogeneità è la regola. La situazione odierna è complicata e spesso sfugge ad una sistemazione univoca per via delle multiple diramazioni seguite (si pensi alle molteplicità ritmiche della moderna dance o a tutte le porte aperte dall'ambient music); mentre c'è stato un periodo in cui sembrava che le istanze sperimentali fossero coltivate soprattutto negli Stati Uniti, nel Canada e nella Francia, oggi il recupero temporale è stato colmato dappertutto e quelle istanze sono visibilmente diffuse un pò ovunque: l'Italia sembra rivestire un posto importante in questa ricerca ancora in divenire che però fa fatica ad emergere così come faceva fatica quarant'anni fa con gli esperimenti di Berio e Nono. L'elettronica odierna del nostro paese (e quando dico elettronica uso un termine improprio che almeno nella mia accezione ingloba i fenomeni dell'elettroacustica e della musica trattata attraverso vari mezzi di manipolazione (processing sound, field recording, computer music) ha dei fari essenziali nel lavoro di Agostino di Scipio (famoso per i suoi studi sulle frequenze non udibili e la loro ricomposizione in una sintesi granulare* e di Giorgio Nottoli, il compositore romagnolo che più di tutti si è impegnato in ricerche di vario genere e nella divulgazione tramite convegni ed un oneroso impegno accademico: Nottoli ha compiuto esperimenti non solo sull'elettronica viva, ma ha cercato un approfondimento negli strumenti di generazione di funzioni e nei sistemi di elaborazione dei suoni, avendo la possibilità di dialogare direttamente con i costruttori: il microchip Orion (che serve per sintetizzare tracce di suono), il Mixtral (un potente mixer computerizzato atto a migliorare la spazialità) o il Saiph (un particolare sintetizzatore utile per gli effetti sonori pluri-strutturati) sono congegni con cui Nottoli è stato in grado di trarre suoni particolarmente affascinanti anche da un punto di vista estetico; se si può discutere sulle similitudini evocative presentate da suoni già estrapolati senza la perfezione tecnica da parte dei primi compositori europei ed americani agli albori del mondo dell'elettronica, certamente non si può mettere in discussione il carattere innovativo della sua ricerca (tralatro si pensi anche a quello che è riuscito a fare sulla composizione per corda vibrante). Nonostante un audience decisamente d'élite, l'istituto italiano di informatica musicale tramite l'Associazione Musica Oggi ha dato un grande impulso in merito alla divulgazione delle opere di Nottoli e di tanti compositori/musicisti impegnati nel settore, pubblicando qualche anno fa, tramite un dipartimento di un'etichetta apposita (la Twilight Music), un cd monografico dedicato al compositore (che è al momento l'unica opera registrata di Nottoli) e una serie di cds, purtroppo compilativi e parziali, dedicati a compositori specializzati nel settore (sarebbero i due volumi di Elettronica Italiana dove compaiono Domenico Sciajno, Riccardo Santoboni, Francesco Galante, Carlo Carcano e tanti altri compositori tutti meritevoli di aver messo in campo la loro creatività sul suono). La particolarità delle iniziative romane rappresenta anche un esempio di come oggi l'elettronica non abbia barriere accademiche: sono i compositori stessi che traggono profitto da suoni e ricerche effettuati da musicisti non provvisti di adeguato titolo di studio. Ecco perchè è necessario considerare che l'attività dell'associazione assieme a quella di tante altre etichette "minori" operanti in tutta Italia debba essere posta sullo stesso piano di quelle labels che si trovano spesso in crocevia stilistici: i molti compositori dell'area milanese operanti in Die Schnatel, Alga Marghen o Hundebiss condividono la stessa dignità degli sperimentatori incapsulati nell'improvvisazione libera espressa in forma elettroacustica (dove labels come la Setola di Maiale di Stefano Giust sono quelle che più delle altre hanno raccolto in maniera efficace lo stimolo creativo): è in questi passaggi obbligati che si compie anche quel processo di saldatura tra l'accademia e la sperimentazione che parte anche dal basso, di quei musicisti dotati di elettronica viva, aggeggi o digitalizzazione. Un posto rilevante è assunto da Giuseppe Ielasi, fondatore di diverse etichette specializzate (Fringes, Schoolmap, Bowindo, Senufo) che ha ormai assunto anche una certa rilevanza internazionale e attorno al quale sono nati molti altri validi esponenti (Renato Rinaldi, Nicola Ratti e tanti musicisti da lui prodotti); così come è innegabile la validità di etichette recenti, totalmente creative come la Fratto9 (che gode anche di una distribuzione internazionale tramite la Dense Promotion), che ha dato la possibilità di registrare a musicisti validissimi come Luca Sigurtà (che ha registrato un ottimo disco con un veterano del settore come Francisco Lòpez), o come Andrea Marutti e Fausto Balbo, ottimi interpreti di nuovi esperimenti sulla sintesi granulare in Detrimental Dialogue. Chiaramente le citazioni fatte sono solo un sunto molto imperfetto della realtà che è così vasta che non basterebbe forse un libro per parlarne: ma era importante farlo su queste pagine poichè aldilà del fattore sperimentale (che come molti sanno è sempre un'arma a doppio taglio) mi sembra che i nostri musicisti abbiano acquisito uno status essenziale sull'importanza delle nuove forme artistiche e sulla loro incompresa modernità, punto dal quale si potrebbe ripartire per un processo di ammodernamento del pensiero e delle abitudini degli ascoltatori soprattutto italiani.


*vedi recensione del suo libro Pensare le tecnologie del suono e della musica

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