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sabato 5 ottobre 2013

David Felder: Inner Sky

Cage è ancora oggi oggetto di una divaricazione di idee: molti ne mettono constantemente in crisi il suo apporto innovativo dirigendosi su motivazioni storicamente contrarie; ma Cage non era soltanto estremismo (come dimostrato nel culmine del suo pensiero da 4'33") ma anche sperimentazione, imbonitore di movimenti alternativi tra cui quello newyorchese portato in seno assieme a Morton Feldman, Wolff e tanti altri; questa dimensione ulteriore acquisisce un valore particolare perchè decisamente capace di costituire tendenza ed influenze. D'altronde questi compositori americani hanno avuto un naturale rilievo più in Europa che nel loro paese, dove quel pensiero si stava imponendo e sviluppando; le maestranze statunitensi, pur essendo molto interessate agli esperimenti sul suono e sui timbri fatti in Europa, si sono sclerotizzate sull'ampliamento delle forme atonali, sul serialismo e su alcune forme di avanguardia (minimalismo soprattutto) lasciando lo spazio tipicamente "contemporaneo" nelle mani di pochi compositori e soprattutto nelle maglie degli improvvisatori liberi trasversalmente nati con il jazz.
Operante nell'area universitaria di Buffalo, il compositore David Felder (1953) può ritenersi uno di quei pochi che ha avuto a che fare fattivamente con Morton Feldman e i suoi pensieri, abbracciandone la portata generale ma costruendosi un proprio spazio che in fin dei conti era anche poco prospiciente alle teorie di Feldman: nel suo primo lavoro discografico edito per Bridge R. "The music of D. Felder" ci si trova di fronte ad una efficacissima tavolozza di idee che si fa presto a commentare ed apprezzare: un'amplificazione tematica concentrata su alcuni strumenti a particolare risonanza acustica (tutti i tipi di flauto, la famiglia degli archi, Brass ensemble) e una vitalità prorompente che si basa sul turbinio quasi costante degli strumenti i quali vengono migliorati nelle loro dinamiche da piste elettroniche. Questi elementi conferiscono a quasi tutta la sua produzione un carattere di qualità costante e di particolare fascino in cui Felder costruisce partiture piene di tensione a cui è necessario affiancare dei veri esperti dello strumento (e in tal senso tra gli italiani vedi il nostro magnifico flautista Mario Caroli e Sabatino Scirri). 
"Inner sky" è un'estesa raccolta della sua preziosa ricerca sonora che ricostruisce l'ottimale dinamica di interposizione tra gli strumenti filtrando gli stadi creati dalla partitura; costruito molto anche sugli interventi dell'elettronica, non vi permetterà di farvi un'idea completa di Felder poichè viene mostrata la faccia meno torbida della sua musica; si potrebbe dire che qui prevale l'aspetto ambientale dei suoni e le sue possibili evocazioni emotive: sia in composizioni più conosciute come "Dionysiacs" o "Inner sky"  che in quelle recenti come "Rare air" (clarinetto e piano), "Tweener" (percussioni e chamber orchestra) o "Requiescat" (chitarra e chamber orchestra) è spesso il profilo timbrico che domina ma che comunque non può nemmeno risultare secondario: anzi, questi pezzi sono ugualmenti densi ed accattivanti quanto la dimensione più armonicamente aggressiva del compositore. Si segnala, riguardo a quest'ultima, la riproposizione di una delle sue più interessanti composizioni per brass ensemble (tromba, corno, trombone e basso trombone), "Canzone XXXI", che è intessuta dello spirito veneziano del cinquecento.    

Discografia consigliata:
-The music of David Felder, Bridge 1995
-Felder/Feldman, Emf 2001
-Boxman, Albany 2009
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