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sabato 12 ottobre 2013

Carla Bley: nel passato e nei tempi del Trios


Un'attività sensoriale e ramificata caratterizzò la musica del primo periodo della carriera di Carla Bley: incoraggiata dall'allora marito Paul Bley, Carla era una musicista preparatissima che amava mettere in linea tutte le scoperte musicali: dalla scrittura per piano all'improvvisazione jazz orchestrale, dalla composizione filmografica alla canzone rock, dall'avanguardia vocale alle scosse elettriche del jazz-rock di Davis e Inghilterra, Carla non risparmiava niente; la sua era una musica perfettamente al passo con i tempi (si parla degli anni sessanta e primi settanta) che mostrava in modo fiero le sue conquiste. George Russell era innamorato della sua vena melodico-oscura, così come Michael Mantler (suo secondo importante partner dopo Paul Bley) nutriva comunione di intenti nelle operazioni totalmente "libere" di uno dei primi organici statunitensi di aggregazioni di talenti fuori dal comune, la Jazz Composers' Orchestra, una vera e propria officina di improvvisazione, forse troppo sperimentale se guardata con il senno di poi. Ma la Bley si accorse che sarebbe stato necessario convogliare quello sferragliare di fiati diversi (sassofoni, trombe, tromboni, etc.) in un prodotto più congeniale, da poter offrire in pasto non solo agli avventurieri ma anche al grande pubblico (non solo jazzistico): è da questa idea che nasce l'opera di "Escalator over the hill" che materializza in maniera perfetta il frutto delle sue collaborazioni; vi riporto di seguito una parte della biografia inglese di Wikipedia, dove nei nomi richiamati, potrete trovare in modo esplicito molti elementi della sua musica 
".....Bley has collaborated with a number of other artists, including Jack Bruce, Robert Wyatt and Pink Floyd drummer Nick Mason, whose 1981 solo album Nick Mason's Fictitious Sports was a Carla Bley album in all but name. She arranged and composed music for Charlie Haden's Liberation Music Orchestra, and wrote A Genuine Tong Funeral for Gary Burton. Her arrangement of the score for Federico Fellini's 8½ appeared on Hal Willner's Nino Rota tribute record, Amarcord Nino Rota. She has also contributed to other Hal Willner projects, including the song "Misterioso" for the tribute to Thelonious Monk entitled "That's the Way I Feel Now", which included Johnny Griffin as guest musician on tenor saxophone, and the Willner-directed tribute to Kurt Weill, entitled "Lost in the stars", where she and her band contributed an arrangement of the title track, with Phil Woods as guest musician on alto saxophone....." 
In "Escalator over the hill" in verità le influenze si possono estendere al canto d'avanguardia indotto dai proclami di Jeanne Lee e Sheila Jordan, nelle idee di Paul Haines in merito all'utilizzo della voce raccontata, modalità che proveniva dalle istanze confidenziali di Robert Ashley e una predilizione per la tradizione delle cantanti country americane (Linda Ronstadt) che viene trasversalmente affiancata al canto operistico italiano. Carla aveva coniato la forma della jazz opera, come era già successo nell'ambito del pop e del rock (si pensi a Tommy degli Who o ad Arthur dei Kinks), che però si insinua assecondando le tendenze polivalenti del jazz di quegli anni e distanziandosi da quello che in tema di orchestre jazz avevano fatto Duke Ellington (in cui era predominante l'impostazione "classica" del compositore) o Charlie Mingus (che cercava di rimanere nell'àmbito del jazz prendendo dal blues o altri generi solo lo spirito di quello che gli serviva); la Bley rompe definitivamente i muri dell'omertà musicale e della purezza stilistica in ossequio a quel nuovo ordine musicale che si stava formando. In quel momento ella capisce che il suo jazz poteva ancora essere esplorato in formazioni che al loro interno avevano una componente "rock" (chitarre e piano elettrico, basso espressivo) e questo succede nei successivi "Tropic Appetites" (l'album qualitativamente più vicino a Escalator) e nelle fantasie di "Dinner", "Musique mecanique" e "Social Study" dove in tutti bisogna far i conti anche con una vena world (tango, india, musica spagnola, etc.) che spesso non risulta essere la sua carta vincente. Per evitare la monotonia verso un sound troppo ammorbidito nella fusion music e la ripetizione degli argomenti che la seguirà per tutto il decennio degli anni ottanta, anni in cui sembra emergere più l'eccentricità del personaggio che le velleità musicali, Carla impostò nel 1991 una nuova Big Band che registrò "The Very Big Carla Bley Band" che sebbene non apportasse nessun apporto particolarmente innovativo alla sua scrittura quanto meno finalmente la recuperava sotto il profilo dell'incisività dei temi e dei suoni; la Big Band Theory è affine a questo recupero e presenta anche il violino di Alex Balanescu; quest'ultimo aggancio più esplicito alla musica classica sarà il motivo per affrontare anche la musica da camera di Fancy Chamber music che, in un romantico percorso in bilico con il suo stile pianistico, costruisce una atipicità della sua carriera. Tuttavia tutti i tentativi di Carla di recuperare un certo spirito orchestrale di Escalator sembrano essere lettera morta: quella commistione di elementi è definitivamente archiviata per progetti che sono più concentrati sulle capacità tecniche dei musicisti; "4x4" e "Looking for America" mostrano degli ottimi spunti in alcune evoluzioni dell'improvvisazione, ma passerebbero inosservati se non fosse che si parlasse di opere della Bley: la musicista americana ormai si sbilancia in operazioni senili e se non fosse per il fatto che esistessero Escalator e Tropic Appetites faremmo fatica a trovare un varco differenziato rispetto alle operazioni di Ellington e Mingus, di cui purtroppo la Bley ad un certo punto ne è stata risucchiata in quasi totalità.
La parte più intima di Carla Bley ha fatto fatica a venir fuori anche nelle celebrate collaborazioni intraprese con Steve Swallow, sempre a metà tra il serio e il faceto e con molte ripetizioni. "Trios", ultimo episodio discografico per la Ecm, ripristina un trio con l'aggiunta di Andy Sheppard al sax e si ricollega in linea di principio a quell'asse che partendo da "Songs with legs" arriva fino a "The lost chord", concentrandosi su una combinazione di melodismo oscuro creato dal particolare abbinamento tra accordi di piano ritmicamente ripetuti lentamente in controtempo (il marchio distintivo di Carla), un sassofono da ballad coltraniano e il contrabbasso in veste sensitiva ex-Scott LaFaro. Raccogliendo l'ennesima sfida della riproposizione di vecchie songs, il trio probabilmente costruisce il miglior episodio discografico di quella parte della carriera che è lontana dai clamori di un'orchestra, allontanando, attraverso una scelta azzeccata del repertorio suonato, il pericolo di calcificazioni sonore e proiettando lo status imperioso di Carla e dei suoi comprimari nel ruolo avuto a supporto del jazz. 



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