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domenica 29 settembre 2013

The romantic piano concerto vol 60 e 61: Dubois, Dohler & Dreyschock


CDA67950 - Döhler: Piano Concerto; Dreyschock: Salut à Vienne
Il volume 61 della serie The romantic piano concerto contiene il piano concerto di Theodor Dohler e due pseudo concerti di Alexander Dreyschock. Dohler (1814-1856) che stilisticamente era vicino a Chopin, compose l'op. 7 nel 1836, in piena onda romantica e dovendo probabilmente soffrire la differente notorietà rispetto ai mostri sacri della composizione di quel tempo, pur essendo considerato un virtuoso, non riuscì ad imporre la sua parca produzione ormai caduta nell'oblio: il concerto dimostra che aldilà delle similitudini con Chopin o Hummel, Dohler possedeva una personale e incantevole vena lirica che si esplica specie nel movimento adagio e allegretto. Dreyschock (1818-1869), di cui la Hyperion ha già pubblicato in passato il suo splendido concerto op. 137 nella serie relativa, qui viene invece rappresentato con "Salut a Vienne: Rondo Brillante", un'opera scritta sia per archi che per orchestra, ove qui, l'esecutore eccellente Howard Shelley, rimescola un tantino le carte offrendo la versione scritta per piano e string quintet ma allargando il campo visuale con tutti i raddoppi e le amplificazioni di numero dell'orchestra: il pezzo è decisamente inferiore rispetto a quello che invece viene magnificamente proposto da "Morceau de concert in C minor op. 27", che si avvicina alle evoluzioni del Beethoven più intransigente, con quelle trame profonde che possono essere ascoltate nei concerti o nelle sue sonate: Dreyschock, che con Dohler condivise la cattiva salute, era spesso citato dal "giornalismo" dell'epoca come facente parte di una trinità di pianisti in cui si misurava con Liszt e Thalberg, una sorta di padre, figlio e spirito santo. 
CDA67931 - Dubois: Piano ConcertosCon il volume 60 ci spingiamo a fine ottocento con le prove di Theodore Dubois suonate da Cedric Tiberghien al piano con Manze che dirige la BBC Scottish S.O.: l'orchestra sta diventando sempre più indispensabile e i compositori devono fare i conti con la creatività decadente: Concerto-capriccioso accoglie una maggiore drammaticità dei temi e presenta una minore propensione al virtuosismo sul piano unita ad una più elaborata e finalizzata scrittura, elementi che scatenano un forte interesse, dove la linea melodica degli archi è valida tanto quella del piano e del resto. Stilisticamente Dubois è immerso nel suono di Saint Saens e Franck, quello tipicamente nazionalizzato e il cui chiaro odore rinviene dalla scoppiettante coda finale. Il Concerto no. 2, scritto nel 1897, è una condensazione: dentro echi di Brahms, Schumann, Grieg ma si respirano anche i primi empasse francesi che si estrinsecheranno nel novecento (Debussy, Ravel, Poulenc, etc) con una evidente maestria nella ricerca di accordi armonici a scapito di un diffuso virtuosismo pianistico (d'altronde i testi di Dubois sono ancora oggi oggetto di studio nei conservatori). Completa questa definitiva sistemazione delle opere di Dubois per piano ed orchestra la Suite for piano and string portata a termine una quindicina di anni dopo circa il Concerto no. 2, che propone splendide variazioni piene di pathos e sentimento, che scandivano già una realtà in evidente cambiamento.

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