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giovedì 26 settembre 2013

La musica contemporanea inglese nel cambio di Hoxton


Qualche giorno fa l'emittente televisiva SkyArte mandò in onda un servizio sui nuovi quartieri formatisi a Londra, in particolare il documentario si riferiva ad Hoxton, dove intorno al 1999 è nata una comunità spontanea di artisti che ha assunto caratteri tali da far emergere un'organizzazione di gallerie e servizi relativi a cui possono accedere le famiglie: sebbene sia da studiare la piena corrispondenza delle arti comparate, accanto alle arti non musicali la Nmc Records, etichetta specializzata nella contemporanea inglese, fece su Hoxton anche un supporto sonoro, "Hoxton 13", che vide la partecipazione di tredici giovani compositori (1) adoperati ad una produzione musicale composta da un numero prestabilito di strumenti da utilizzare. Non se ne è parlato molto di questo happening artistico e sembra che negli ultimi tempi lo stesso stia scemando d'intensità, ma almeno per quanto riguarda la musica contemporanea quel fervore ha presentato alla comunità una nuova generazione di compositori britannici atonali: dopo la prima seminale portata avanti da Britten e Tippett e quella che approfondiva il serialismo nell'incarnazione dei musicisti di Manchester, dopo le complessità di Ferneyhough e Finnissy, alla fine degli anni sessanta le principali attività didattiche ed accademiche inglese furono presenziate da artisti come Robert Saxon, Simon Holt, John Woolrich, Simon Bainbridge ed altri, che impostarono una formula di atonalità che era una sorta di mediazione delle generazioni precedenti: niente tonalità, niente complessità e naturalmente nemmeno serialismo spinto, solo grande volontà di costruire una propria espressione di fondo; se la base era Schoenberg, non si poteva negare l'evidente empatia verso le impostazioni drammaturgiche e il bignami sugli strumenti forniti da Berio così come una distillazione sonora che riportava alla scuola francese del novecento. Questi signori furono proprio i maestri dei compositori di "Hoxton 13": con tutta l'evidenza dell'odierno la particolarità dell'audience anglosassone ha permesso a questi formatori di poter intraprendere un'attività rilevante su tutti i comparti della classica moderna, dal concerto alle fasi orchestrali, dall'opera trattata anche nei luoghi di ascolto della musica (Saxon è uno dei rari compositori di quel fenomeno dell'opera-radio) alle problematiche camerali; nonostante ci fossero normali differenze nella scrittura, risultava però esserci una certa omogeneizzazione dei suoni, tanto che essa poteva fornire un catalogo secondo caratteristiche ben precise: se dovessimo prendere un riferimento eccellente e globale probabilmente dovremmo indirizzarci alla Fantasia for Double Orchestra di Bainbridge.
Ritornando agli eventi di Hoxton, un fattore comune a quei compositori era il fatto di essere cresciuti nell'epoca del rock, delle nuove conquiste del jazz e della contemporanea quando queste erano ormai già in fase inoltrata; tuttavia gli ascolti estranei al loro campo naturale d'azione (la contemporanea) sono entrati nell'àmbito della loro scrittura più in forme di pensiero che di effettiva musica; la raccolta di "Hoxton 13" mostra sicuramente un type sound, che risente di un maggiore propensione all'oscurità rispetto ai loro predecessori (in tema con gli attualizzati temi del pop e del jazz inglese) dove aldilà delle similitudini prospettate dai compositori, emergono qualità attive nella scrittura; pur non essendo innovative queste caratterizzazioni britanniche si impongono spesso per la loro raffinatezza e il mistero che suscitano. Certo se dovessimo attualizzare un confronto con compositori come i Goehr o i Birthwistle non si può certo dire che essi abbiano avuto il coraggio di rischiare, come invece da tempo molti loro colleghi del centro Europa stanno facendo agendo su strade ancora poco note ed apprezzate dalle maestranze musicali.
"Hoxton 13" non è una compilazione unica ed isolata per conoscere la nuova composizione britannica: la Nmc Record, nell'ottemperanza di quel principio che la vuole testimone dello sviluppo della musica contemporanea nel suo paese, ha da sempre cercato di produrre registrazioni anche di emergenti che potessero affiancarsi ai concerti dal vivo (proms, manifestazioni, etc) ed ha appeno creato una serie di cds in cui presentare singolarmente i nuovi compositori inglesi attraverso le loro principali registrazioni: sono stati pubblicati il notevole "Secret forest" di Dai Fujikura (con evidenti richiami logistici all'Oriente distillati nella scrittura), "In my craft or sullen art" di Huw Watkins (dove spiccano le impressioni di "Four Spencer Pieces" e la partita per violino solo composta per Alina Ibragimova) e con la prospettiva "energica" del centro Europa, "Presence/absence" di Sam Hayden, impreziosito tralatro dalla presenza di eccellenti strumentisti e conduttori (Enno Poppe, gli Ensemble Elision, il trio EKL); ma per una completezza utile per farsi una buona idea, tra i tredici di Hoxton vi consiglierei anche di ascoltare l'ottimo Concerto per violino di Morgan Hayes. 

Nota:
(1) I compositori (alcuni ancora studenti) sono Tansy Davies, Jonathan Powell, Mary Bellamy, Morgan Hayes, Richard Baker, Sam Hayden, Allison Kay, Jonathan Cole, Rachel Leach, Alastair Stout, Julia Simpson, Oscar Bettison, Deborah Pritchard.

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