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giovedì 5 settembre 2013

Christian Wallumrod

 
Un'interessante derivazione dell'originario minimalismo americano si è basata su un approccio inter-genere che ha coinvolto soprattutto una categoria di musicisti jazz: in passato scrissi un'articolo su questo fenomeno in cui la focalizzazione veniva attuata su musicisti come Bartsch e i Necks, tra i primi a costruire varianti eclettiche spostate su accorgimenti attinenti a filosofie musicali diversa da quella dei minimalisti puri; con una prospettiva certamente più europea (e quando dico europea voglio avvicinarmi all'area geografica di attrazione musicale contemporanea di Darmstadt aggiornata ai tempi odierni) e particolarmente incarnata nel background culturale dell'Europa centro settentrionale, alcuni musicisti hanno tralasciato una volta per tutte le distinzioni tra improvvisazione e composizione per creare prodotti sempre più frutto di relazioni che basicamente con il jazz hanno veramente pochi elementi da spartire. Tra questi i musicisti jazz nordici possono vantarsi di aver preso per primi tra le mani questa creativa "patata" bollente, consistente nel cacciare quello spauracchio del "laissez-faire" che induce (per tanti motivi) gli improvvisatori a rimanere nel loro campo di azione soprattutto legandosi al genere di appartenenza senza problematici sconfinamenti: si è criticata molto la posizione di discografici come Eicher che al suo interno ha accolto musicisti di questo tipo, che condividono di fondo un suono "umorale" che spesso, rifacendosi al nostalgico e siderale paesaggio artistico nordico, sembra per molti terreno poco fertile per evoluzioni diverse dal deja vu e dalla noia; penso che non ci sia più niente di sbagliato che pensare che non possano esistere forme d'arte musicali basate su tipiche "elucubrazioni" appartenenti anche a quel senso di depressione o impalpabilità che deriva da quei paesaggi e che è frutto anche di particolari percorsi di ricerca musicale che talvolta rappresentano le manifestazioni artistiche dell'etichetta tedesca. Il pianista Christian Wallumrod incarna questi concetti: dopo aver partecipato alla "primavera" nordica del jazz nei novanta con il trio di "No Birch" (assieme ad Henriksen e Kjos Sorensen), Wallumrod ha avuto il coraggio e la sensibilità di capire che per poter dare un futuro al suo jazz avrebbe avuto bisogno di scrollarsi di dosso tutte le convenzioni jazzistiche (che già in quel trio erano limitate); Christian è quindi diventato un compositore en passant in possesso di alcune caratteristiche musicale uniche ma che lo proiettavano lontanissimo dal jazz: ha creato un ensemble con un numero più o meno variabile di elementi, e ha cominciato a lavorare sulle "radici" della musica, o meglio sullo "scheletro" musicale; quando prima accennavo alla presenza minimalistica della sua musica mi riferivo comunque ad un minimalismo del tutto soggettivo, composito, che si esprime in pochi accordi di piano caratterizzati dall'assenza di ritmo e tendenti emotivamente a qualcosa che sta tra il sepolcrale e il bagliore delle scoperte importanti: c'è l'ineluttabilità di Morton Feldman, la ricerca sulle percussioni dei compositori contemporanei post-Cage, distillate modalità di folklore scandinavo, il jazz forse si ascolta attraverso poche note di tromba o sulla base di qualche scheletrico ritmo: certamente coloro che amano il jazz scattante con tanto di assoli non potranno fare altro che allontanarsi da questo artista, perchè Wallumrod è la reincarnazione della "lentezza" in musica. Tuttavia l'originalità del musicista è fuori discussione: egli appartiene alla schiera efficiente dei continuatori di Satie, così come a quella dei ricercatori timbrici di Ligeti; l'idea di ricreare attraverso la musica gli stadi inesplorati della sonnolenza, della flemma e del sopimento accanto a quelli della freddezza ed indifferenza (nel progetto di Dans les Arbres) fa di Wallumrod un fautore dell'estetica dei sentimenti grigi dell'uomo.
  
 Discografia consigliata:
-No Birch (Ecm 1998)
-A Year from Easter (Ecm 2004)
-Dans les arbres (Ecm 2008)
-Fabiola suite Lugano (Ecm 2009)
-Outstairs (Ecm 2013)

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