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giovedì 8 agosto 2013

Prodromi di una nuova civiltà musicale?: il caso di Claus-Steffen Mahnkopf


In un articolo di qualche tempo fa (1) si sottolineava come da qualche anno si faccia sempre più strada nell'àmbito della musica contemporanea di matrice classica le tesi di coloro che propugnano una "seconda modernità": in realtà a questo presunto cambiamento non sono interessati solo compositori e musicisti ma, come già verificatosi nel passato, sembrano essere interessate anche le altri arti. Il maggior teologo musicale di questa nuova modernità (le cui caratteristiche vi fornisco in nota brevemente) (2) è il tedesco Claus-Steffen Mahnkopf che ne ha elaborato una vera e propria teoria, argomentata su vari punti, con personali punti di vista: nonostante oggi teorie come quella del compositore tedesco siano letteralmente confinate ad un giro accademico, non c'è dubbio che al di là delle cerchie universitarie, Mahnkopf abbia avuto il merito di organizzare delle interessantissime operazioni di raccordo tra la musica moderna e altre arti: se dal punto di vista della composizione il rigore nel cercare una formula senza alcun compromesso (formula che inerisce ed amplifica le scoperte delle avanguardie recenti) è senz'altro elemento ricercato, quello che è da dimostrare è l'evocatività delle sue composizioni, il rapporto con elementi attuali della storia (non musicali), la fruibilità delle soluzioni.
Innanzitutto un equivoco terminologico sul quale riflettere nelle argomentazioni del compositore è certamente quello che riguarda il significato del termine post-modernismo, laddove nei suoi risvolti generali, esso dovrebbe rappresentare le istanze di quanti hanno sposato la modernità musicale iniettando nella composizione elementi del passato (intendendo la suddivisione della musica per genere) e facendovi rientrare elementi di varia natura (dalla musica pop alla world music); un colorito patchwork che rappresenta al meglio la situazione storica dei flussi migratori degli ultimi trent'anni, caratterizzata dagli spostamenti nelle grandi città e paesi più sviluppati. Questa definizione, così come espressa da Mahnkopf, entra in apparente contrasto con un'altra basata sul grado di adattabilità della proposta e soprattutto sul livello di "complessità" della stessa: in questa prospettiva, post-moderno potrebbe essere anche quella parte della musica che negli ultimi anni si è riconosciuta nei movimenti della new complexity (Ferneyhough, Finissy e tanti altri, per capirci): lo stesso compositore tedesco nell'opera di retaggio delle sue influenze trasposte in musica, lascia ben comprendere che, nonostante critichi in maniera piuttosto convinta il primo post-modernismo così come definito prima, trovi conforto nel secondo, dove si accorpano molti dei suoi punti di forza non solo musicali: si pensi alla passione per lo scrittore Thomas Pynchon, uno scrittore post-moderno la cui espressione è sempre stata ritenuta difficile e complessa (una sorta di trasposizione di Ferneyhough nell'arte letteraria) o il riferimento all'Angelus Novus, il dipinto con incisione in rame di Paul Klee, in cui è necessaria una complicata ricostruzione dei dettagli dell'immagine dell'angelo ritratto per arrivare alle articolate sensazioni descritte così bene dal filosofo Walter Benjamin; quindi qui post-moderno sembra essere riferito a quel fenomeno di complessità che prescinde radicalmente da qualsiasi considerazione di pluralità di genere, per introdursi in quella di stile musicale (rinvenibile ad esempio nell'aderenza a livello di principio alle costruzioni trasversali di compositori come Kurtag). In realtà, dall'osservazione empirica dei fenomeni artistici nel mondo sembra che sia già accomunabile a questa nuova modernità musicale un movimento "architettonico" (deconstructive architecture) con precisi ed oggettivi punti di riferimento riguardo al suo dna (imprevedibilità dei disegni, utilizzo sopraffino delle tecniche disponibili con impiego dell'informatica, forme totalmente svincolate dai gusti degli utenti) che invero riproduce elementi che potrebbero affiancare le stesse idee nella pittura o scultura o in altri campi (3): la passione per le forme irregolari, per le realizzazioni massime ricavabili da tutti gli elementi disponibili in materia, la carica di utopico e messianico delle opere, sono particolari che ben rappresentano le ideologie moderne, rivelando l'entrata in gioco delle tecnologie informatiche nelle arti. 
Mahnkopf si è fatto scudo anche di una parte delle teorie cosmopolite del sociologo Beck per giustificare le proprie posizioni musicali: uno sguardo ampio e riflessivo sulla musica, che rispecchi un rinnovato senso di "purezza" compositiva ottenuta attraverso un innalzamento della qualità; ma il risolvimento dei problemi fondamentali della nostra esistenza (rischi geografici, politici, economici, etc.) che Beck propone attraverso l'accettazione di un rinnovata rifondazione degli assetti dei diritti umani degli uomini, non è detto che passi per i dintorni delle idee musicali di Mahnkopf: alzare il tiro e le capacità nella composizione musicale non è cosa identica alle attenzioni legislative che politici e cittadini del mondo devono nutrire per i problemi dei loro simili. E soprattutto l'espressività e le emozioni di qualunque forma d'arte non possono essere automaticamente acclarate accettando la complessità dei prodotti forniti. Se è lodabile l'intento di migliorare la significatività dei parametri compositivi, non è altrettanto lodabile escludere da questo gioco quella parte di post-modernismo pluri-genere che ha raggiunto risultati ugualmente validi e non "finali" nel corso della nostra storia recente e soprattutto ha avuto il merito anche di renderli "condivisibili" ad una più vasta cerchia di persone in cerca di nuovi ascolti nella musica contemporanea, senza per questo violare nessuna regola estetica. Ecco quindi che il lavoro di Mahnkopf deve essere osservato alla luce delle direttive proposte: la ricerca della giusta rappresentazione di un opera letteraria o di un dipinto da trasporre in musica deve percorrere la strada "naturale" delle emozioni e delle "vere" evocazioni: in questo l'attività del tedesco non sembra percorrere delle strade dissimili dai suoi predecessori; tuttavia la validità della sua ricerca riposa sul fatto che aldilà delle giuste dimensioni date alle sue opere, un filtro efficace va effettuato senza prescindere da quelle caratteristiche che distinguono Mahnkopf da tutti gli altri: una delle più evidenti è quella sua capacità di rappresentare eventi o personaggi con la lingua della modernità, ma di una particolare modernità dell'arte musicale, quella che chiama la riflessione composita, che tende a fornire soluzioni a problemi musicali che sembrano insormontabili. In questo Mahnkopf ha scopi similari alle teorie cosmopolite di Beck, sebbene come detto criticabili e divaricabili per altri motivi; è un estetica unica e direi positivamente testarda quella di collegare passaggi compositivi tramite partiture di aspetto multimediale oppure di insistere, con una ricerca minuziosa, nel trovare fisicamente i giusti di punti di pressione delle corde di un interno di un piano o quelli sollecitati dagli archetti, elaborare la migliore soluzione per esprimere una certa dinamica o modulazioni soniche di varia natura (risonanze, live electronics, ecc.): alla fine si scoprono soluzioni realmente "free", con incredibili analogie con la migliore improvvisazione libera (che tali risultati li ottiene casualmente), dove magari in una tessitura al piano o al clavicembalo si notano formazioni simili ai bips dei nostri computers, amalgamate in modo da non essere fruite in primo piano, ma che denotano la caratterizzazione sonora dei nostri tempi.


Discografia consigliata:
-Pynchon Cycle, Cox, Veale, Avery, etc, Neos 2011
-Piano Works, Theodorakis, Neos 2012
-Angelus Novus Cycle, Meier-Schmid, Ensemble SurPlus, Avery, Cox, Levine, Vetter, Neos 2012
-Pegasus, Trema, Medusa and other, Avery, Ensemble SurPlus, Wergo, 2000



Note:

(2) "....the basic facets of the second modernity:
1. They adopt a critical engagement with the work concept, constructing it, unlike avant-garde, with clear internal and external boundaries, avoiding an experimental-like setup with uncertain results.
2. Their material is constructed as an autonomous material, with inherent innovation (degree of modernity), so the aesthetic success of the work is independent from the compliance between the material and the work conception, with the latter governing the construction of the former.
3. Through their artistic work, they place the emphasis on seriousness and artistic truth, excluding any motivation by careerism.
4. They deal with the unsolved issues of the artistic past (classical modernism, avant-garde and postmodernism) as problems in a course that takes into account both their own artistic philosophy and the rationality of the compositional act....."
tratto dagli atti del convegno "Aesthetic shifts from the avant-garde towards the ‘second modernity’": The swaddling of a new compositional thinking di Leontios J. Hadjileontiadis

(3) vedi per maggiori spunti e un buon compendio del fenomeno quanto scritto su Wikipedia inglese a questo link: Deconstructivism

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